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Un Women presenta il suo consuntivo, 340mila donne e ragazze coinvolte

Il Fondo delle Nazioni Unite che contrasta la violenza contro le donne ha pubblicato il suo Rapporto 2017. Un anno importante dove il lancio dell’iniziativa #MeToo potrebbe rappresentare un punto di svolta.

Centoventi progetti, 80 Paesi e più di 340 mila tra donne e ragazze coinvolte. Sono i numeri relativi all’attività dello Un trust fund to end violence against women, contenuti nel Rapporto 2017 “Generating sustainability”. Se consideriamo gli uomini, i ragazzi, i funzionari governativi e il pubblico in generale, il numero dei soggetti coinvolti sale a sei milioni di persone. Così come affermato da Aldijana Sisic, capo del fondo fiduciario delle Nazioni Unite: “Il 2017 è stato l’anno dello scandalo Harvey Weinstein, il primo di una lunga serie di denunce di abusi da parte di molte donne che hanno fatto cadere  uomini potenti nel mondo dello spettacolo, degli affari, della politica e dei media”.
Nel 2017, il Fondo ha cercato di sostenere e raggiungere donne e ragazze provenienti da comunità marginali, che affrontano particolari sfide a causa della discriminazione, della povertà o perché vivono in contesti isolati.
Nel mondo, evidenzia il Rapporto, il 35% delle donne ha subito violenze fisiche o sessuali; 200 milioni di ragazze e donne ha subito una qualche forma di mutilazione genitale femminile; 750 milioni di donne si sono sposate prima del loro diciottesimo compleanno e circa 250 milioni sono state costrette ad un matrimonio combinato prima dei 15 anni.
Per migliorare i suoi risultati, e affinare le strategie di finanziamento, l’UN Trust Fund’s strategy intende realizzare un hub dove raccogliere, condividere le conoscenze e riflettere sulle best practice intraprese dai beneficiari. Solo attraverso un monitoraggio costante dei risultati ottenuti si potranno produrre prove della bontà dei progetti finanziati.
Generare consapevolezza, facilitare l’accesso ai servizi medici, prevenzione e supporto nell’adozione di politiche e piani nazionali sono i principali settori in cui interviene il Fondo. In Guatemala la Women's Justice Initiative (WJI) è un'organizzazione che lavora per fermare e prevenire la violenza di genere contro le donne maya in 16 comunità rurali indigene. Il progetto ha erogato un corso di alfabetizzazione legale nella lingua Kaqchikel a cui hanno partecipato 813 donne e ragazze. In seguito, attraverso un'indagine condotta sui partecipanti, sono emersi cambiamenti significativi: solo il 6% delle donne ha dichiarato di essere d'accordo sul fatto che un marito picchi la moglie. Una diminuzione del 71% rispetto ai dati di riferimento. Quasi la metà di tutti i partecipanti (45%) ha già iniziato a esercitare i propri diritti chiedendo assistenza legale al WJI. Altre donne affermano i loro diritti a casa parlando di uguaglianza di genere, condividendo ciò che hanno imparato nei seminari, parlando ai loro bambini di prevenzione della violenza contro donne e ragazze, contribuendo a sensibilizzare la prossima generazione.
In Myanmar, l’Aye Myanmar Association sta lavorando per affrontare il delicato tema della violenza contro le prostitute. Il progetto sta cercando di migliorare la sicurezza e ridurre la discriminazione nei confronti di questa particolare categoria di donne, fortemente esposte a forme di violenza. In particolare è stato organizzato un percorso formativo rivolta alla comunità sui diritti umani delle lavoratrici del sesso.
In Azerbaijan, l'Unione dei giovani avvocati ha istituito un progetto pilota per fornire alle donne servizi di assistenza legale, medica e psicologica gratuiti. Il progetto ha anche creato l'unico rifugio nel paese per i sopravvissuti alle violenze.
Questi sono solo alcuni dei progetti finanziati nel 2017 dal Fondo.
La speranza per il futuro è che il movimento globale #MeToo, così come auspicato da Aldijana Sisic , possa ispirare e contribuire un cambiamento ancora più radicale.

di Tommaso Tautonico. 

venerdì 13 luglio 2018
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