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Nasce l’accordo sull’economia circolare tra Europa e Cina

Sottoscritto un memorandum che getta le basi per la definizione di standard e politiche volte a far decollare sistemi produttivi incentrati sul recupero delle materie e sulle fonti rinnovabili. 21/8/2018

Un patto per alimentare il motore virtuoso dell’economia circolare e per accelerare la transizione verso pratiche sostenibili a basse emissioni di carbonio su scala globale.

È il succo dell’accordo Cina - Unione Europea, firmato a Pechino il 16 luglio dal vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen e dal presidente della Chinese National Development and Reform Commission He Lifeng, messo nero su bianco in un “memorandum d’intesa congiunto” che punta forte su innovazione e sviluppo.

La comunione d’intenti nasce dall’analisi dei problemi ambientali che stanno mettendo in serio rischio gli ecosistemi dai quali dipendiamo, e dalla voglia di aprire la strada a nuove politiche con cui vengono creati beni e servizi, in modo da favorire l’esplosione delle buone pratiche di economia circolare.

Due grandi mercati del mondo, quindi, provano a creare premesse per definire standard e politiche produttive basate sul recupero dei materiali e sull’uso di fonti di energia pulita e rinnovabile. Nel rispetto delle norme già presentate dall’Europa, come la recente approvazione del “pacchetto sull’economia circolare”, e degli obiettivi che la comunità internazionale si è posta negli scorsi anni, come l’Accordo di Parigi sulla decarbonizzazione dell’economia e l’Agenda 2030 e i suoi 17 goals di sviluppo sostenibile.

Una mossa, quella tra queste due grandi aree geografiche, che potrebbe portare anche diversi benefici da un punto di vista prettamente economico, come sostengono due studi effettuati dalla fondazione MacArthur. Da una parte, una Europa “più circolare” vedrebbe 0,9 migliaia di miliardi di euro aggiungersi entro il 2030 al suo attuale Pil (riducendo allo stesso tempo le emissioni di CO2 e aumentando di 3mila euro all'anno il reddito delle famiglie), dall’altra la Cina limiterebbe i costi negativi generati dall’inquinamento.

“La Cina è stata a lungo un pioniere delle politiche e delle pratiche dell'economia circolare e le città cinesi sono centri di innovazione dell'economia circolare”, sostiene Dame Ellen MacArthur, che aggiunge: “la transizione verso un'economia circolare offre alle città cinesi notevoli opportunità per creare nuovo valore, crescita economica, e promuove ulteriormente innovazioni che rendono più vivibile la città per gli abitanti. La collaborazione e la condivisione di conoscenze e buone pratiche sono la chiave per sbloccare queste opportunità. Un più stretto allineamento sull'economia circolare tra la Cina e l'UE è quindi un passo significativo, che spiana la strada a uno spostamento globale verso un sistema economico che funzioni sia per le imprese, che per le persone e l'ambiente”.

La sinergia potrebbe dunque favorire un mercato globale più attento all’uso ed al consumo di determinati prodotti. Uno su tutti la plastica: “cresce al ritmo di un camion scaricato in mare al minuto e con questo trend nel 2050 rischiamo di avere più plastica che pesci”, ricorda la fondazione MacArthur.

 

di Ivan Manzo

martedì 21 agosto 2018
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