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Nel mondo una morte infantile ogni cinque secondi, quasi tutte prevenibili

Nel 2017 sono 6,4 milioni i bambini che hanno perso la vita. La probabilità di decesso sotto i 15 anni è nettamente più alta nei Paesi poveri rispetto a quelli ad alto reddito, nelle campagne rispetto alle città. 20/9/2018

Secondo le ultime stime di mortalità infantile presentate in “Child Mortality”, studio appena rilasciato dall’Unicef, dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dalla Banca mondiale, nel 2017 hanno perso la vita 6,4 milioni di bambini con un’età inferiore ai 15 anni. In pratica, muore un bambino ogni cinque secondi e la stragrande maggioranza di questi decessi (5,4 milioni di morti), si verifica nei primi cinque anni di vita, con i neonati a rappresentare il 50% dei casi.Pur avendo fatto dei decisi passi avanti negli ultimi decenni, basti pensare che il numero dei bambini che morivano nel 1990 era pari a 12,6 milioni su una popolazione totale molto più ridotta, c’è ancora molto da fare.
La maggior parte dei bambini sotto i cinque anni, sottolinea infatti il Rapporto, muore ancora oggi per cause prevenibili o curabili, come complicazioni in fase di parto e malattie quali polmonite, diarrea, sepsi neonatale e malaria. Inoltre, senza un’azione decisa, rischiano la vita 56 milioni di bambini sotto i cinque anni da qui al 2030.
“Milioni di neonati e bambini non dovrebbero morire ogni anno a causa della mancanza di accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'alimentazione adeguata o ai servizi sanitari di base", ha dichiarato Nono Simelela dell’Oms, "bisogna dare priorità assoluta nell'accesso universale e a servizi sanitari di qualità per ogni bambino, in particolare nel periodo della nascita e durante i primi anni, offrendo così la migliore possibilità per sopravvivere e crescere".
Parole a cui ha dato seguito Timothy Evans della Banca mondiale: “Più di sei milioni di bambini che muoiono prima del loro quindicesimo compleanno è un costo che semplicemente non possiamo permetterci. È necessario porre fine alle morti prevenibili attraverso investimenti per la salute dei giovani, la base fondante del capitale umano futuro”.
Per i bambini di tutto il mondo il periodo più rischioso è il primo mese di vita; sono infatti 2,5 milioni i decessi registrati. Nella fascia 5-14 anni, invece, le cause di morte sono legate a episodi violenti come incidenti stradali e annegamenti, riconducibili spesso a eventi estremi.
In generale, il rapporto sottolinea come persista un’ampia disparità territoriale in rapporto al rischio. Globalmente, e sempre nel 2017, la metà dei decessi totali si è avuta nell’Africa sub-sahariana e il 30% nell’Asia meridionale. Nell’Africa sub-sahariana il tasso di mortalità entro i cinque anni è pari a uno su 13, mentre nei Paesi ad alto reddito, come l’Europa, diminuisce di molto: uno su 185.
Disparità riscontrate non solo tra Paesi, ma anche all’interno degli stessi in base a luogo di nascita e a grado d’istruzione. In media, i bambini sotto i cinque anni hanno il 50% di probabilità in più di perdere la vita nelle zone rurali rispetto alle aree urbane, e quelli nati da madri non istruite hanno più del doppio delle probabilità di decesso rispetto a chi ha madri con istruzione secondaria o superiore.
All’interno di questa triste classifica, è il Pakistan il Paese ad avere il tasso di decessi maggiore entro un mese di vita con 44 vite perse ogni 1000 nascite, insieme alla Repubblica centroafricana (42), il Sud Sudan (40), la Somalia (39) e l’Afghanistan (39).
Sotto i cinque anni è invece la Somalia a possedere i numeri peggiori (127 morti ogni 1000 nati), seguita da Ciad (123), Repubblica centroafricana (122), Sierra Leone (111) e Mali (106).

Per quanto riguarda l’Italia, il tasso di mortalità sotto i cinque anni nel 2017 è stato pari a tre ogni 1000 nati, dato migliorato rispetto al 1990, quando si registravano 10 episodi su 1000.

"Con questo nuovo rapporto, oltre a sottolineare i notevoli progressi compiuti nel tasso di mortalità tra bambini e giovani adolescenti", ha dichiarato Liu Zhenmin, sottosegretario dell’Onu, "si evidenzia la necessità di ridurre le disuguaglianze, in modo da poter aiutare neonati, bambini e madri più vulnerabili. Un punto essenziale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile sulla cessazione delle morti infantili e per garantire pari opportunità a tutti".

 

di Ivan Manzo

giovedì 20 settembre 2018
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