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Oltre due miliardi di persone sono o “poveri multidimensionali” o a rischio

Pubblicati i nuovi dati dell’Multidimensional poverty index: l’80% dei poveri si concentra in Africa sub-sahariana e nell'Asia meridionale mentre circa il 50% sono bambini e ragazzi. L’Undp raccomanda un intervento immediato. 24/9/2018

Sperimentato per la prima volta nel 2010, il Multidimensional poverty index (Mpi) costituisce oggi uno degli strumenti statistici più efficaci per misurare la povertà, considerandola nelle sue molteplici dimensioni. Il Mpi, ideato dall'Oxford poverty & Human development initiative e dal United nations development programme (Undp), si pone infatti come una misurazione ‘alternativa’ rispetto a quella economica, basata esclusivamente sul reddito pro-capite,  prendendo in esame tre fattori determinanti per lo sviluppo della persona:  la salute, l’educazione, gli standard di vita.

 



                                 

 

Giunto alla sua ottava edizione, presentata il 20 settembre a New York, il  Global Mpi Report 2018 fornisce un quadro aggiornato sullo stato della povertà multidimensionale nel mondo prendendo in esame 104 paesi, circa tre quarti della popolazione mondiale.
Dai nuovi dati emerge che circa 1,3 miliardi di persone, ossia un quarto della popolazione su cui è calcolato l’Mpi, vive in povertà multidimensionale, di cui quasi la metà in gravi condizioni. L'83% dei poveri multidimensionali si concentra nell'Africa sub-sahariana e nell'Asia meridionale; la prima ne conta 560 milioni (il 58% della popolazione) di cui 342 milioni (il 61%) gravemente affetti, la seconda invece 546 milioni (il 31% della popolazione) di cui gravi 200 milioni (il 37%). Le cifre per le altre regioni sono meno severe e vanno dal 19%, come negli Stati arabi al 2% dell’Europa e dell’Asia centrale. Vi sono poi notevoli disparità all’interno degli stessi Paesi; l’Mpi 2018 è stato calcolato infatti anche per 1.101 regioni subnazionali in 87 paesi rivelando forti diseguaglianze. A tal riguardo sono stati riscontrati divari significativi fra le regioni urbane e quelle rurali. Quest’ultime raccolgono la grande maggioranza dei poveri multidimensionali (1,1 miliardi), con un tasso di povertà pari al 36%, ossia quattro volte superiore rispetto alle aree urbane.
Un dato che ha destato particolare attenzione è che la metà dei poveri multidimensionali sono bambini e giovani al di sotto dei 18 anni; per 35 paesi questo corrisponde circa alla metà dell’intera popolazione giovane.
Nonostante la povertà, nella sua multidimensionalità, sia ancora molto diffusa vi sono segni di miglioramento. In India ad esempio, tra il 2005-06 e il 2015-16, 271 milioni di persone sono uscite dalla condizione di povertà riducendo l’Mpi dal 55 al 28%. Tra il 2006 e il 2017 l’aspettativa di vita è aumentata di circa 7 anni nell'Africa sub-sahariana e di 4 nell'Asia meridionale, mentre il tasso di iscrizione all'istruzione primaria è salito del 100%.
I dati dimostrano, come sostiene Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Undp che la povertà può essere sconfitta. Tuttavia, è necessaria un’azione tempestiva. Oltre ai 1,3 miliardi classificati come poveri, ve ne sono altri 879 milioni da considerarsi a rischio. Un rischio che potrebbe essere non così lontano se non si interviene prontamente a risolvere problemi come conflitti, malattie siccità e disoccupazione.

 

di Francesca Cucchiara

 

lunedì 24 settembre 2018
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