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L’Italia e il Goal 4: meno ragazzi lasciano la scuola, ma non vanno all’università

Migliora il livello di istruzione degli italiani, ma sono ancora molto lontani gli standard dell’Unione europea. Assegnare più borse di studio universitarie è tra le proposte del Rapporto ASviS 2018. 15/10/2018

Il Rapporto ASviS 2018 registra miglioramenti nel Goal 4 in Italia soprattutto per quanto riguarda l’aumento della quota di persone di 30-34 anni con titolo universitario e la diminuzione del tasso di abbandono precoce del sistema di istruzione e formazione in tutte le regioni rispetto al 2010.

Tra i fatti più rilevanti in ambito scolastico si segnalano la conclusione dei primi percorsi triennali di alternanza scuola-lavoro (Asl), iniziativa utile ma che presenta diverse criticità, e l’approvazione della Strategia italiana per l’educazione alla cittadinanza globale da parte del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (Cncs), frutto di un lavoro di raccordo tra istituzioni, società civile e università, e già trasformata in indicazioni operative da alcune Regioni.

Secondo l’Alleanza, gli standard europei nel campo dell’educazione e dell’istruzione potranno essere raggiunti dall’Italia se sarà effettuata una più opportuna allocazione delle risorse da destinare alla formazione e alla rimotivazione di molti docenti in servizio e, per quanto riguarda l’istruzione terziaria, se sarà favorito l’aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie.

 

Guarda la video-intervista a Stefano Molina, dirigente di ricerca presso Fondazione Giovanni Agnelli.

 

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS segnala che rispetto al 2015 è continuata a migliorare la quota di persone di 30-34 anni con titolo universitario e a diminuire il tasso di abbandono precoce del sistema di istruzione e formazione. Nonostante i miglioramenti, però, l’Italia continua a essere ancora molto indietro rispetto alla media europea su tutti gli indicatori di istruzione e formazione.

 

 

Le regioni italiane e il Goal 4

Gli indici compositi elaborati dall’ASviS mostrano per il Goal 4 un netto miglioramento in tutte le regioni rispetto al 2010. Ciò è dovuto in particolare all’aumento della quota di laureati tra i 30-34enni. Le due regioni che si posizionano meglio nei confronti della media nazionale sono l’Umbria e il Trentino-Alto Adige. Al contrario la Sicilia segnala una situazione peggiore della media nazionale, principalmente a causa dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione.

 

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Un bilancio non lusinghiero continua a caratterizzare tutto il sistema di istruzione italiano, fotografato a luglio da due studi, usciti quasi congiuntamente: il Rapporto annuale sulle prove Invalsi, dedicato alla scuola, e il nuovo Rapporto biennale curato dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Anche quest’anno le prove Invalsi rivelano ampie differenze territoriali negli apprendimenti degli studenti. Nell’istruzione terziaria, le buone notizie riguardano la diminuzione degli abbandoni e il parallelo aumento della probabilità di laurearsi per chi è iscritto all’università, in presenza tuttavia di un calo delle immatricolazioni.

Dopo le misure degli anni precedenti (tra cui la L. 107/2015, cosiddetta “Buona scuola”), va rilevata in ambito scolastico la conclusione dei primi percorsi triennali di alternanza scuola-lavoro (Asl). Si sottolinea l’utilità dell’iniziativa, ma al tempo stesso le sue criticità e i suoi contorni ancora non ben definiti.

È giunta a maturazione anche la sperimentazione del “Sistema Duale” promossa dal ministero del Lavoro, la quale ha determinato una ripresa dell’Apprendistato formativo, con incrementi dei relativi rapporti di lavoro soprattutto nelle aree dove più si è investito sulla qualità dei percorsi di istruzione e formazione professionale.

La Legge di Bilancio 2018 ha confermato il finanziamento del Fondo per azioni di contrasto della povertà educativa minorile finalizzato a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la fruizione dell’istruzione da parte dei minori. A tal fine sono stati pubblicati tre bandi rivolti alle organizzazioni del terzo settore e al mondo della scuola: prima infanzia (0-6 anni), adolescenza (11-17 anni) e nuove generazioni (5-14 anni).

Per quanto concerne l’istruzione terziaria, si registra l’aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie, che continua tuttavia a essere insufficiente in un Paese dove un diciannovenne sue due non prova nemmeno a iscriversi all’università.

Rispetto alla diffusione dell’educazione alla sostenibilità e alla cittadinanza globale, il Miur ha definito, con il supporto dell’ASviS, un Piano per l’educazione alla sostenibilità coerente con gli obiettivi dell’Agenda 2030, articolato in 20 azioni concrete, raggruppate in quattro macro-aree: strutture ed edilizia, didattica e formazione dei docenti, università e ricerca, informazione e comunicazione.

Si segnala l’approvazione, avvenuta il 28 febbraio 2018, della Strategia italiana per l’educazione alla cittadinanza globale da parte del Cncs, frutto di un lavoro di raccordo tra istituzioni, società civile e università e già trasformato in indicazioni operative da alcune Regioni.

 

Le proposte dell’ASviS

 

Con riferimento all’istruzione e all’educazione allo sviluppo sostenibile, nei primi due Rapporti l’ASviS ha individuato cinque priorità: (a) qualità degli apprendimenti, con attenzione specifica alle competenze per l’occupabilità e per la vita; (b) contenimento della dispersione, anche attraverso una concentrazione di risorse verso le aree e le situazioni più a rischio; (c) precedenza all’inclusione, consolidando la tradizione italiana di una scuola accogliente e aperta a tutti; (d) apprendimento permanente, anche in risposta all’evoluzione demografica che vede la popolazione italiana sempre più addensarsi nelle fasce di età adulta e matura; (e) diffusione dell’educazione alla sostenibilità e alla cittadinanza globale, nella convinzione che essa costituisca una condizione imprescindibile per il conseguimento di tutti i diversi Obiettivi indicati nell’Agenda 2030. Queste cinque priorità vanno lette in una prospettiva decennale.

Quantità e qualità dell’offerta di istruzione continuano a essere segnate da forti divari geografici. Di fronte alla loro profondità e persistenza si impone una riflessione sulle politiche dell’istruzione in grado di ridurli, a partire da una più opportuna allocazione delle risorse da destinare alla formazione e alla rimotivazione di molti docenti in servizio, alla diffusione di esperienze di didattica innovativa, nonché alle opportunità formative di mobilità internazionale per docenti e studenti.

Per rendere strutturale l’intervento di contrasto alla povertà educativa minorile, si raccomanda di proseguire lungo la strada avviata dalla Legge di Bilancio 2018 che ha previsto, al fine di realizzare specifici interventi sul territorio, che l’Istat definisca parametri e indicatori della povertà educativa per individuare le zone di intervento prioritario, basandosi su rilevazioni periodiche e sull’utilizzo integrato di fonti amministrative.

Per quanto concerne l’istruzione terziaria, si registra un positivo aumento delle risorse del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie, ma si sottolinea la necessità di potenziare tutti gli strumenti per il diritto allo studio (non solo borse di studio, ma anche prestiti d’onore e servizi logistici per gli studenti fuori sede).

 

Leggi l’analisi del Goal 4 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza su Capitale umano, salute ed educazione

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lunedì 15 ottobre 2018
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