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Dalle Nazioni unite una nuova strategia per la finanza sostenibile

La Segreteria generale dell’Onu approva un piano di azione per indirizzare gli investimenti verso l’Agenda 2030. La finanza sostenibile è in crescita, ma i progressi sono insufficienti per la realizzazione degli SDGs. 17/10/2018

La finanza sostenibile, ossia la strategia di investimento che mira a generare valore sociale e ambientale (oltre che economico), è un concetto relativamente recente ma già in rapida evoluzione.

Il 2018, ad esempio,  ha segnato un record nell’emissione di “obbligazioni verdi”, mentre il 2017 ha visto il lancio delle prime obbligazioni correlate agli Obiettivi di sostenibilità: le “SDGs-linked Bonds”.  Tuttavia, nonostante sia aumentato il contributo dei capitali privati per lo sviluppo sostenibile, alla sostenibilità si rivolge solo una piccola parte del mondo della finanza, mentre servono maggiori investimenti per realizzare l’Agenda 2030.

Consapevoli del proprio ruolo cruciale nella mobilitazione delle risorse per gli SDGs, le Nazioni unite hanno approvato un nuovo piano d’azione: la “Secretary general’s strategy for financing the 2030 Agenda for sustainable development (2018-2021)”. Richiamandosi all’Addis Ababa Action Agenda (Aaaa) – quadro di riferimento per il finanziamento dello sviluppo sostenibile – e all’Accordo di Parigi, la nuova Strategia stabilisce tre obiettivi su cui le Nazioni unite si concentreranno fino al 2021.

Il primo obiettivo è “allineare le politiche finanziarie ed economiche globali con l'Agenda 2030”. Secondo la Strategia, queste ultime devono essere formulate in modo da creare incentivi per gli investimenti nella sostenibilità, riducendo la percezione del rischio sul mercato, prevenendo gli shock finanziari e ampliando l’accesso al credito. Occorre poi armonizzare la terminologia e gli standard internazionali; ad esempio, non vi è ancora una definizione uniformemente accettata di “finanza sostenibile” o di “impact investing”.

Il secondo obiettivo è quello di “migliorare le strategie di finanziamento sostenibile e gli investimenti a livello regionale e nazionale”. Per raggiungere questo obiettivo, le Nazioni unite aiuteranno i Paesi a creare condizioni favorevoli per gli investimenti. Tra queste, l’elaborazione di progetti di finanziamento, il rafforzamento dei sistemi fiscali, la lotta all’evasione fiscale e una maggiore trasparenza.

Infine, come terzo obiettivo, le Nazioni unite dichiarano di voler “cogliere il potenziale delle innovazioni finanziarie, delle nuove tecnologie e della digitalizzazione al fine di consentire un più equo accesso al credito”. La digitalizzazione, secondo la Strategia, ha portato negli ultimi anni a importanti progressi nell'inclusione finanziaria, permettendo a milioni di persone di accedere ai servizi di credito. Attualmente, questo rappresenta ancora un problema nei Paesi più poveri, specialmente per le donne e le piccole imprese. Le Nazioni unite si impegnano quindi a far collaborare insieme policy maker, tecnici della finanza ed esperti delle tecnologie digitali per consentire, tramite l’innovazione, maggior efficienza ed equità.

Dal 2015, sostiene il documento, vi è stata una crescita significativa della finanza sostenibile, dovuta al maggior coinvolgimento dei policy maker e soprattutto degli attori di mercato, i quali stanno cambiando i loro modelli di business includendo questioni sociali e ambientali nelle loro scelte di portafoglio. I progressi però non sono ancora sufficienti e si stima che i fondi pubblici non basteranno a coprire le spese necessarie a finanziare l’Agenda 2030.  La capacità dei Paesi di trovare altre fonti di finanziamento diventa quindi fondamentale. Con la nuova Strategia, le Nazioni unite si preparano a supportarli in questa sfida.

 

di Francesca Cucchiara

mercoledì 17 ottobre 2018
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