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L’Italia e il Goal 7: transizione energetica lenta, accelerare sulla carbon tax

L’Italia fatica nella transizione energetica e si allontana dall’Agenda 2030. Secondo il Rapporto ASviS 2018 sono necessari una riforma della Sen, ancora a trazione carbon fossile, e una promozione efficace della Carbon Tax. 19/10/2018

Il Rapporto ASviS 2018 registra per il Goal 7 in Italia una situazione fondamentalmente statica tra il 2010 e il 2016. Il nostro Paese, infatti, dopo un iniziale miglioramento dell’efficienza energetica fino al 2012, è tornato ad attestarsi sui livelli del 2010. Le ragioni? Molteplici. Prima di tutto, un incremento nel consumo di energia (+1,3%), accompagnato da un calo del contributo delle rinnovabili (-4,3%). In secondo luogo, la mancanza di una riforma della Strategia energetica nazionale, basata ancora sul carbone come “combustibile di transizione”. In terzo luogo, la mancata presenza della questione energetica all’interno del dibattito politico nazionale. Un netto miglioramento, nonostante gli sviluppi disomogenei, si riscontra in alcune regioni, dove l’uso di energie alternative passa dal 22% (2010) al 33% (2017). Bene Valle d’Aosta, Basilicata e Sardegna, risultati insoddisfacenti per Marche e Calabria.

Il Rapporto ASviS propone quindi di  modificare e attuare la Strategia energetica nazionale, introdurre con efficacia la Carbon Tax (capace di trovare posto nel ridisegno complessivo del sistema fiscale annunciato dal Governo), raggiungere la grid parity (punto in cui l’energia elettrica prodotta per mezzo di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili ha lo stesso prezzo dell’energia prodotta tramite fonti energetiche convenzionali) e coinvolgere in modo più ampio città e regioni, terreni fertili per la diffusione delle rinnovabili.

Guarda la videointervista al coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 7, Toni Federico (Fondazione Sviluppo Sostenibile)

L’indicatore composito per l’Italia

Tra il 2010 e il 2016 l’indicatore composito del Goal 7 elaborato dall’ASviS per l’Italia evidenzia una fondamentale staticità. Dopo un iniziale aumento, l’indicatore tende infatti ad assestarsi sui livelli registrati nel 2010. Rispetto al quale sono aumentati i consumi di energia coperti da fonti rinnovabili ed è diminuito il consumo interno lordo (tonnellate equivalenti di petrolio). Con la ripresa economica, però, la situazione è nuovamente peggiorata.

I consumi finali di energia, scesi nel 2016 dello 0,5%, sono tornati ad aumentare nel 2017, passando a 123,8 Mtep (+1,3%). L’efficienza degli usi finali nel 2017 in Italia è di 107,6 tep/M€, -0,2% rispetto al 2016, anno nel quale registrava un calo record dell’1,8% rispetto al 2015. Parallelamente, il contributo delle fonti rinnovabili all’energia elettrica è diminuito, passando dal 37,4% del 2014 al 33,1% del 2016.

 


Le regioni italiane e il Goal 7

Gli indici compositi elaborati dall’ASviS mostrano per il Goal 7 un netto miglioramento rispetto al 2010 nella maggior parte delle regioni Italiane, grazie alla diminuzione dei consumi finali di energia elettrica e all’aumento dei consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili, che passano dal 22% nel 2010 al 33% nel 2016. Le regioni che hanno avuto l’incremento maggiore dell’indicatore sono la Valle D’Aosta, la Basilicata e la Sardegna. Al contrario, le Marche e la Calabria hanno subito un peggioramento a causa della diminuzione delle famiglie soddisfatte della continuità del servizio elettrico, nonostante entrambe le regioni mostrino un considerevole aumento dei consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili che in Calabria arrivano al 76,8%.

 

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

La scorsa legislatura lascia in eredità al governo in carica la gestione e la continuazione della Strategia energetica nazionale (Sen) approvata il 10 novembre 2017 e il Piano nazionale impresa 4.0. I partiti attualmente al governo hanno preso impegni sui temi dell’energia, ma questi non sono stati oggetto di un particolare dibattito né in campagna elettorale, né dopo la sua conclusione. Al momento non si avverte alcuna sollecitazione o iniziativa volta a modificare la Sen attuale, tuttora basata sul gas, una delle fonti energetiche fossili responsabili delle emissioni climalteranti, come principale combustibile di “transizione”.

Il quadro storico e programmatico per le energie rinnovabili è molto impegnativo per il sistema, con vantaggi netti per l’industria e per l’occupazione. Con l’arrivo della prima bozza pubblicata dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) del decreto sulle Fonti energetiche rinnovabili (Fer) per il periodo 2018-2020, ritornano gli incentivi al fotovoltaico per taglie superiori ai 20 kW. Il ritmo della crescita tra il 2016 e il 2017 è però del tutto inadeguato: infatti, 425 MW installati in 12 mesi per il fotovoltaico e 350 per l’eolico on-shore porterebbero nel 2030 il Paese ben al di sotto degli obiettivi concordati a livello Ue. E questo a fronte di potenzialità ben maggiori: secondo Bloomberg (“New Energy Outlook”, 2018), entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riuscirebbero a garantire in Italia il 90% del fabbisogno, meglio dell’Europa all’87%, percentuale che salirà al 100% entro il 2050.

L’efficienza energetica, il secondo Target del Goal 7, vede nel 2018 l'introduzione di due nuovi dispositivi regolamentari che ottimizzano le esenzioni fiscali, distribuite su un arco che va dal 50% al 65%, e il mercato di certificati bianchi, incrementati del 5% e passati da 250 a 350 euro nel 2017. Inoltre, maggiori poteri sono stati conferiti in questo campo al Gestore dei servizi energetici (Gse).

L’obiettivo della Sen è raggiungere nel 2030 il 30% di risparmio energetico rispetto al livello di consumo tendenziale, a fronte del nuovo obiettivo Ue del 32,5%, concordato quest’anno. Gli investimenti aggiuntivi in efficienza energetica attesi su tutto il periodo sono pari a 110 miliardi e dovrebbero portare a una riduzione di consumi di energia finale pari a circa 10 Mtep/anno al 2030, ossia a circa 1 Mtep di risparmio annuale da nuovi interventi. Il totale degli investimenti nel 2017 è stato di 6,7 miliardi, il 10% in più rispetto al 2016 e 80% in più rispetto al 2012.

 

 

Le proposte dell’ASviS

L’energia rinnovabile ha rappresentato il 70% delle aggiunte nette alla capacità di generazione di energia elettrica nel 2017. Ma questo non basta. L’ASviS pone come necessità primaria e imprescindibile l’attuazione della Strategia energetica nazionale (Sen), rilanciandone i contenuti, compresa l’eliminazione della generazione elettrica a carbone, anche al di là dei recenti miglioramenti della strategia europea sostenuti dal Governo italiano.

Di grande importanza è anche la definizione entro dicembre del “Piano energia e clima”, obbligatorio per tutti i Paesi Ue, come previsto dal «Clean Energy Package 2016» della Commissione europea. Il Piano deve prefigurare un percorso avanzato e coraggioso, capace di modernizzare il nostro sistema economico, di offrire nuove chance all’esportazione e di rafforzare la cooperazione allo sviluppo, specialmente in Africa.

Dev’essere rapidamente completata la riforma del sistema degli incentivi per le rinnovabili, ora che è vicina la grid parity. Ciò consentirebbe di far riprendere le nuove installazioni e assicurare il raggiungimento dei target concordati in Europa.

La carbon tax deve trovare posto nel ridisegno complessivo del sistema fiscale annunciato dal Governo. In particolare, le accise sui carburanti vanno definite per promuovere le soluzioni low carbon, eliminando gli incentivi esistenti sui combustibili fossili. Va rafforzato il sistema Eu-Ets di scambio dei permessi di emissione per industria, energia e trasporto aereo, proseguendo nella correzione di rotta riguardo all’emissione e all’assegnazione di permessi, che ha già contribuito a elevarne il prezzo da 5 €/tCO2 a oltre 20 €/tCO2, con l’obiettivo di raddoppiarlo ulteriormente.

Va perseguito con forza il coinvolgimento dei territori che contribuiscono maggiormente alla soluzione del problema energetico-climatico, cioè le città. Reti di metropoli a livello globale sono state già create (come il “Patto dei sindaci” e il C40), ma serve accrescere risorse e autonomia dei sindaci per prendere impegni su temi come l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico, la rigenerazione urbana, la difesa della biodiversità, la generazione elettrica solare distribuita, la mobilità sostenibile, la circolarità dei rifiuti, la riduzione dell’inquinamento, l’azzeramento del consumo di suolo, la manutenzione del patrimonio e delle infrastrutture, gli sprechi alimentari, pagine dell’Agenda 2030 che solo le città possono realizzare con cognizione di causa.


 

Leggi l’analisi del Goal 7 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza su Cambiamento climatico ed energia

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venerdì 19 ottobre 2018
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