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L’Italia e il Goal 9: investimenti in ricerca e sviluppo lontani dalla media Ue

Rapporto ASviS 2018: l’Italia migliora nella diffusione della banda larga e nella digitalizzazione, ma continua ad avere un ritardo strutturale negli investimenti in infrastrutture e R&S. 23/10/2018 

“L’Italia sta diventando sempre più digitale, ma i progressi non sono sufficienti per permettere di tenere il passo con i leader mondiali”. Così il Rapporto ASviS 2018 riassume il cammino percorso dal Goal 9 negli ultimi anni: i progressi, infatti, ci sono, ma sono spesso poco incisivi rispetto alle necessità del nostro Paese. Si registra un netto miglioramento per il Goal 9 in tutte le regioni italiane, Emilia-Romagna in testa, grazie anche agli ottimi risultati dell’industria manifatturiera. Allo stesso tempo, però, l’incidenza delle spese per Ricerca e Sviluppo (R&S) sul Pil è cresciuta in dieci anni di solo 0,3 punti percentuali, rimanendo molto distante dalla media Ue, specialmente se si tiene conto del forte divario tra Nord e Sud.

Per quanto riguarda le infrastrutture, l’allegato al Def 2018 "Connettere l’Italia: lo stato di attuazione dei programmi per le infrastrutture di trasporto e la logistica" dimostra che, nonostante le strategie utilizzate in questi anni, "i risultati complessivi in termini di investimenti pubblici restano deludenti: il consuntivo 2017 riporta una spesa di 33,7 miliardi di euro, con una riduzione di 2 miliardi di euro (-5,6%) rispetto al 2016 e di 5,6 miliardi (-9,6%) rispetto al 2015".

Il Rapporto ASviS propone di investire maggiormente nell’innovazione, in particolare in ricerca e sviluppo, e nelle infrastrutture. Inoltre, avanza diverse proposte per migliorare le infrastrutture fisiche, ad esempio tramite un "Piano nazionale di ammodernamento delle reti di distribuzione idrica” e la realizzazione di un progetto di "alta capacità" per efficientare il trasporto delle merci.

 

 

L’indicatore composito per l’Italia

Tra il 2010 e il 2016 l’indicatore composito del Goal 9 elaborato dall’ASviS registra una forte crescita. Continuano infatti a migliorare significativamente gli indicatori relativi alla diffusione della banda larga tra le famiglie, l’uso di internet e l’incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione totale. Inoltre, aumenta il valore aggiunto dell’industria manifatturiera, in presenza però di una più alta intensità di emissioni di CO2 per unità di valore aggiunto e di bassi livelli di produttività.

 

Le regioni italiane e il Goal 9


Il Goal 9 mostra un netto miglioramento per tutte le regioni italiane. Ciò è dovuto all’incremento di tutti gli indicatori elementari e in particolare all’aumento del numero di ricercatori e delle famiglie con connessione a banda larga, passate dal 43,8% del 2010 al 68,0% del 2016. La regione che presenta il quadro migliore è l’Emilia-Romagna, grazie anche al valore aggiunto dell’industria manifatturiera, che nel 2016 corrispondeva al 23,6%, rispetto a una media nazionale del 16%.


Il resoconto degli ultimi 12 mesi


Secondo il Rapporto Istat sugli SDGs, l’incidenza delle spese per Ricerca e Sviluppo (R&S) sul Pil è cresciuta in dieci anni di solo 0,3 punti percentuali, cosicché il divario con la media Ue è ancora molto rilevante. L’incidenza di imprese che introducono innovazioni tecnologiche è diminuita nell’ultimo triennio e il Rapporto sottolinea una situazione di “ritardo strutturale del sistema di R&S italiano”. Il Mezzogiorno registra un’incidenza del numero di ricercatori pari alla metà di quello delle regioni centrali e settentrionali, mentre cresce in Italia l’importanza dei lavoratori della conoscenza (persone con istruzione universitaria occupate in professioni tecnico-scientifiche), la cui quota è aumentata dall’11% al 17% tra il 2004 e il 2017.

Le misure avviate per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, il «Piano strategico nazionale banda ultralarga», la «Strategia italiana per la crescita digitale», il nuovo Codice di amministrazione digitale (Cad) e il «Piano triennale per l’informatica della PA» rappresentano certamente passi avanti, ma per l’innovazione digitale dell’Italia molto deve essere ancora fatto. Risultano, infatti, ancora insufficienti i progressi nell’ultimo anno nell’accesso delle imprese e delle persone alle tecnologie della comunicazione e informazione, visto che solo il 26% della popolazione è raggiunta da banda >/= 30 Mb. L’Italia sta diventando sempre più digitale, ma gli avanzamenti non sono sufficienti per permettere di tenere il passo con i leader mondiali e ridurre il divario esistente.

Nelle infrastrutture, l’allegato al Def 2018 «Connettere l’Italia: lo stato di attuazione dei programmi per le infrastrutture di trasporto e la logistica», riporta il quadro delle strategie, delle opere e degli investimenti messi in campo in questi anni, con una pianificazione che si estende fino al 2030, secondo il percorso già tracciato con la strategia «Connettere l’Italia» e gli allegati sulle infrastrutture ai Def 2016 e 2017.

L’Allegato 2018 presenta l’avanzamento, i risultati raggiunti e le iniziative in campo nei diversi settori, dalle riforme derivanti dal Codice degli appalti pubblici ai piani della logistica, della portualità, del trasporto pubblico. Viene esposto l’elenco complessivo delle opere e dei programmi prioritari, con un aggiornamento puntuale degli interventi già individuati nel precedente allegato.

Le due ultime Leggi di Bilancio hanno finanziato il “Fondo infrastrutture” (47 miliardi dal 2017 al 2032 e 36 miliardi dal 2018 al 2033) e gli enti locali dispongono di ampi margini di spesa consentiti dal superamento del Patto di stabilità interno (già operativo da due anni, ma scarsamente applicato da Regioni e Comuni). Tuttavia, i risultati complessivi, in termini di investimenti pubblici restano deludenti: il consuntivo 2017 riporta una spesa di 33,7 miliardi di euro, con una riduzione di 2 miliardi di euro (-5,6%) rispetto al 2016 e di 5,6 miliardi (-14,2%) rispetto al 2015. Le previsioni, seppure a politiche invariate, mostrano segnali di contenuta ripresa, anche per la spesa di regioni e comuni, grazie tra l’altro all’istituzione, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, del “Fondo progettazione degli enti locali” (30 milioni di euro annui per il periodo 2018- 2030), destinato al cofinanziamento di opere di messa in sicurezza di edifici e strutture pubbliche.

Il rilancio degli investimenti infrastrutturali resta un nodo da sciogliere anche per il nuovo governo. Secondo il neoministro dell’Economia e delle finanze, Giovanni Tria (audizione del 3 luglio 2018 davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato), tre sono i punti prioritari per i quali saranno istituite specifiche task-force: welfare, fisco e investimenti pubblici. Su questi ultimi, Tria ha spiegato che il Governo intraprenderà azioni di sostegno, nell’ambito di una composizione di bilancio più favorevole alla crescita e all’inclusione.

 

Le proposte dell’ASviS


Le proposte di azioni orientate alle infrastrutture fisiche delle città del nostro Paese, per soddisfare gli obiettivi contenuti nell’Agenda 2030, sono le seguenti:

  • l’avvio di un «Piano nazionale di ammodernamento delle reti di distribuzione idrica» per ridurre lo spreco delle risorse, con la sollecita approvazione del Ddl sull’acqua come bene pubblico e l’adeguamento dei sistemi di depurazione alla direttiva 91/271/CE, al fine di migliorare la qualità dei corpi idrici ricettori;
  • l’attuazione di misure volte ad aumentare la sicurezza stradale, attraverso la predisposizione di uno specifico piano nazionale di interventi di manutenzione straordinaria. La trasformazione digitale delle infrastrutture esistenti ne migliorerebbe la qualità, la sicurezza e l’utilizzo, offrendo dati e servizi che agevolerebbero la mobilità di persone e merci, semplificando il trasporto;
  • l’adozione di moderne tecnologie di risparmio energetico e di generazione rinnovabile di energia sui beni pubblici e privati;
  • la prosecuzione degli investimenti nelle infrastrutture aeroportuali, grazie ai quali l’Italia sta registrando una mobilità extra-europea in crescita;
  • il potenziamento del trasporto ferroviario di merci, dove l’Italia è indietro rispetto ai partner europei. Se l’Alta velocità è stata una rivoluzione per il trasporto delle persone, ora serve un progetto di Alta capacità per efficientare il trasporto delle merci, il che avrebbe anche un significativo impatto sulla riduzione delle emissioni di gas nocivi;
  • un investimento nelle infrastrutture Lng (liquefiednatural gas, cioè il metano liquido). Mentre l’iniziativa privata sta rispondendo alle esigenze di trasporto terrestre, l’intervento sul trasporto marittimo è carente. Il Mise ha sviluppato negli anni scorsi, d’intesa con gli stakeholder del sistema di trasporto merci e passeggeri, uno studio strategico per valutare i fabbisogni di Lng e di infrastrutture. È urgente passare il prima possibile a definire le scelte necessarie per dotare i porti delle infrastrutture di approvvigionamento e distribuzione di Lng sia alle navi (bunkering), sia al trasporto su gomma.

Infine, relativamente al settore dell’innovazione, si segnala che il sostegno alla ricerca e sviluppo è cresciuto, ma resta ancora insufficiente. Si auspica quindi che anche nel 2019 vengano prorogati e aumentati il credito d’imposta al 50% della Legge 232/2016, il bonus ricerca e sviluppo e i crediti d’imposta Industria 4.0, orientandoli maggiormente alle imprese che vogliono muoversi verso l’economia circolare e rafforzando le agevolazioni fiscali per la formazione del personale su queste tematiche. In questo quadro, l’investimento nella digitalizzazione dei processi economici e sociali è fondamentale, anche per realizzare smart cities, intelligenti, tecnologiche e più sostenibili, in grado di avere una maggiore efficienza energetica, ridurre l’inquinamento e ottimizzare i servizi per una migliore vivibilità e più elevata qualità della vita (“Società 5.0”).

 

Leggi l'analisi del Goal 9 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell'Alleanza su Città, infrastrutture e capitale sociale

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martedì 23 ottobre 2018
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