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Goal 14: nessun miglioramento dal 2010 e il traguardo è molto lontano

Per quanto riguarda la tutela dei mari, in Italia non viene mostrato alcun cambiamento né dal punto di vista legislativo né degli indicatori. Dedicare più risorse umane e materiali è la proposta di ASviS.

Il Rapporto ASviS 2018 non registra un particolare cambiamento nel Goal 14 rispetto ai livelli del 2010 che sono rimasti pressoché invariati.

Non sono intervenute nell’ultimo anno novità normative sul tema del mare. Di fatto, l’assetto normativo italiano, che deriva dalla Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, imponendo il raggiungimento nel 2020 del Buono stato ecologico (Bse), già risponderebbe in buona parte al raggiungimento di diversi Target del Goal 14, ma mancano strumenti gestionali adeguati per la sua messa in pratica.

Sulla base di queste lacune, l’Alleanza chiede al Governo di adottare tutte le misure previste dalla Direttiva, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ecosistema marino riveste per il nostro Paese.

 

Guarda la videointervista del coordinatore del Gruppo di lavoro 14 dell'ASviS Luigi di Marco (Aias)

L’indicatore composito per l’Italia

A seguito delle revisioni dei dati Istat di luglio, l’andamento dell’indicatore composito elaborato dall’ASviS negli ultimi anni conferma un livello molto prossimo ai valori del 2010. Per il Goal 14 non è stato possibile sintetizzare indicatori compositi con una specificità regionale.

 

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

La tutela del mare e delle sue risorse rappresenta per l’Italia una priorità fondamentale che impatta in modo significativo sulla sostenibilità e la qualità dell’ambiente e del clima. Vanno ricordati gli aspetti critici, che riguardano la legalità e i comportamenti dei singoli e degli attori economici, di un ecosistema marino e costiero che, come ricordato dal Rapporto 2017 “Mare Monstrum” di Legambiente, ha registrato oltre 17mila infrazioni (46 al giorno) e documentato le conseguenze della cattiva depurazione delle acque, dello scarico illecito e incontrollato di rifiuti sulle nostre spiagge (gli scarichi illegali riguardano un abitante su quattro).

Non sono intervenute nell’ultimo anno novità normative sul tema del mare. Di fatto, l’assetto normativo italiano derivato dalla Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, imponendo il raggiungimento nel 2020 del Buono stato ecologico (Bse, Good Environmental Status), già risponderebbe in buona parte al raggiungimento di diversi Target del Goal 14, ma mancano strumenti gestionali adeguati per la sua messa in pratica.

Tra le novità, si segnala l’iter legislativo di approvazione già avanzato delle "Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette” (cfr. XVII Legislatura, Atto Senato n. 119), di cui si parla in riferimento al successivo Goal 15, ma che riguarda anche le modalità di gestione delle aree protette marine e delle riserve marine.

Il 27 luglio 2018 il Consiglio dei Ministri ha proceduto alla ratifica ed esecuzione dell’Accordo relativo alla protezione dell’ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (Accordo Ramoge), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, firmato a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003. L’Accordo ha la finalità di tutelare l’ambiente marino e costiero e la relativa biodiversità, quale componente essenziale del patrimonio naturale del Mediterraneo. La modifica del 2003 ha esteso la zona da salvaguardare, costituita dalle acque del mare territoriale e dalle acque interne che costeggiano il litorale continentale di sovranità dei tre Stati contraenti, dal litorale continentale e dalle isole situate entro i limiti del mare territoriale.

Relativamente al Target 14.5 (proteggere almeno il 10% delle zone costiere e marine), va ricordato che l’Italia ha già praticamente raggiunto l’obiettivo, tutelando circa 700 km sui 7500 km di zona costiera e 228mila ettari di mare.

 

Le proposte dell’ASviS

Per gli ecosistemi marini, il Rapporto ASviS chiede che il Governo adotti tutte le misure previste dalla Direttiva europea sulla Strategia marina, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ambiente marino riveste per il nostro Paese. Va assicurata l’immediata implementazione del programma di monitoraggio previsto dalla Direttiva (e la cui scadenza era già prevista al 2014), in linea con quanto prevedono anche i Target dell’Obiettivo 14. Va ratificato il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell’ambito della Convenzione di Barcellona.

Infine, va ratificato il protocollo di Nagoya (firmato il 23 giugno 2011) relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro utilizzo (richiamato dai Target 2.5 e 15.6 dell’Agenda 2030) e, nel rispetto della Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, va favorita la partecipazione attiva dei cittadini e della società civile ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

 

Leggi l’analisi del Goal 14 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza su Capitale naturale e qualità dell’ambient

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mercoledì 31 ottobre 2018
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