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Goal 15: in Italia il consumo di suolo è molto alto e mette a rischio la biodiversità

Nel nostro Paese ancora gravano pesanti minacce sulle specie terrestri di vertebrati a rischio di estinzione. Privilegiare piani d’azione in armonia con la natura è tra le proposte del Rapporto ASviS 2018. 5/11/2018

Il Rapporto ASviS 2018 evidenzia un peggioramento per quanto riguarda il Goal 15 “Vita sulla Terra” dovuto soprattutto all’elevato consumo di suolo e alla frammentazione del territorio. A livello territoriale le regioni che registrano i livelli più alti sono la Lombardia e il Veneto. Per cercare di arginare questa tendenza nell’ultimo anno era stato avviato l’iter d’approvazione della Legge sul consumo di suolo (cfr. XVII Legislatura As n. 2383), che però non è stato concluso. Il tentativo di questa legge era quello di introdurre il principio che il consumo di suolo è consentito esclusivamente nei casi in cui non esistono alternative consistenti nel riuso delle aree già urbanizzate e nella rigenerazione delle stesse e favoriva, nei suoi effetti diretti, l’arresto della perdita di biodiversità.

Per far fronte a queste difficoltà, l’ASviS chiede un’azione di Governo sulle risorse naturali efficace e concreta che operi integrando le politiche sociali ed economiche con quelle ambientali e si doti a tal fine di adeguati strumenti di valutazione ex-ante ed ex-post sugli effetti delle diverse politiche sull’ambiente, nella considerazione che ogni atto che riduce la disponibilità di capitale naturale (Cn) produce danno alla collettività e alle generazioni future.

 

Guarda la videointervista del coordinatore del Gruppol di lavoro ASviS sul Goal 15 Luigi Di Marco (Aias)

 

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS, calcolato non più sulla base di un indicatore headline, ma sintetizzando l’indice di copertura del suolo e quello di frammentazione del territorio, evidenzia una tendenza estremamente negativa causata dal netto peggioramento di entrambi gli indicatori elementari.

 

Le regioni italiane e il Goal 15

Il composito del Goal 15 mostra un peggioramento della situazione per tutte le regioni italiane. Ciò è dovuto al netto peggioramento dell’indice di copertura del suolo e della frammentazione del territorio regionale. Le regioni che nel 2016 registrano una situazione peggiore sono la Lombardia e il Veneto, entrambe con una copertura del suolo intorno al 12% contro una media nazionale del 7,6% e un indice di frammentazione del territorio pari al 52,3% per la Lombardia e al 57,1% per il Veneto contro una media nazionale pari al 38%.

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Nel Rapporto ASviS va segnalato, da un lato, il dato positivo della diminuzione dei reati per traffici illeciti delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione, dall’altro va ricordato che gravano pesanti minacce sulle specie terrestri di vertebrati a rischio di estinzione. Il consumo di suolo continua a ritmo sostenuto (nella prima metà del 2016 sono stati asfaltati o cementificati circa 50 kmq di terreno), anche se inferiore a quello del passato.

Nella scorsa legislatura non si è purtroppo concluso l’iter d’approvazione della Legge sul consumo di suolo (cfr. XVII Legislatura As n. 2383), la quale introduceva il principio che il consumo di suolo è consentito esclusivamente nei casi in cui non esistono alternative consistenti nel riuso delle aree già urbanizzate e nella rigenerazione delle stesse e favoriva, nei suoi effetti diretti, il conseguimento dell’obiettivo dell’arresto della perdita di biodiversità (cfr. Target 15.1-15.5) e del contrasto al degrado del suolo (cfr. Target 15.3), il quale incide trasversalmente su diversi dei Target del Goal 15 e di altri SDGs.

L’obiettivo di ridurre il consumo di suolo è contenuto nel “contratto di governo”, il quale afferma: «è  inoltre indispensabile fermare il consumo di suolo (spreco di suolo), il quale va completamente eliminato attraverso un’adeguata politica di sostegno che promuova la rigenerazione urbana. A questo proposito vanno promosse azioni di sostegno alle iniziative per rilanciare il patrimonio edilizio esistente, favorendo la rigenerazione urbana e il retrofit (riqualificazione energetica) degli edifici». In questo senso va la proposta di legge 63/2018 presentata all’inizio della corrente legislatura dai deputati del Movimento 5 Stelle.

Anche l’iter delle “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in mate- ria di aree protette” (cfr. XVII Legislatura As n. 119) non è stato concluso nella scorsa legislatura. In questo caso, però, il testo presentava diversi aspetti di criticità, già evidenziati nel Rapporto ASviS 2017. Infatti, il suo contenuto non appariva migliorativo rispetto alla situazione odierna e, quindi, incapace di garantire la corretta attuazione dei Target del Goal 15 (e 14), quali l’esclusione dallo status di aree protette ai sensi della Legge 394/91 dei siti della rete Natura 2000, la possibilità di finanziare il parco con attività estranee agli obiettivi di conservazione (quali le concessioni per la produzione energetica e le attività estrattive in aree contigue al parco) e la non obbligatoria preparazione scientifica specifica in tema di conservazione della natura per ricoprire il ruolo di Direttore del Parco.

È stato emanato il Decreto Legislativo 34/2018 «Testo unico in materia di foreste e filiere forestali», con l’obiettivo di promuovere su tutto il territorio nazionale la gestione attiva del “bene bosco” e rafforzare la relativa funzione di coordinamento a livello centrale. Il provvedimento mira ad affrontare questioni importanti (ad esempio, la definizione di “bosco”) e a incentivare l’individuazione di strumenti nazionali di riferimento per i sistemi regionali.

Al momento, comunque, l’attuazione della normativa è ancora parziale, poiché devono essere emanati nove decreti attuativi (inclusa l’elaborazione di una Strategia forestale nazionale) che andranno a incidere sulle norme regionali e sugli aspetti operativi e gestionali.

Le proposte dell’ASviS

L’ASviS con il Rapporto 2018 chiede un’azione di Governo sulle risorse naturali efficace e concreta che operi integrando le politiche sociali ed economiche con quelle ambientali e si doti a tal fine di adeguati strumenti di valutazione ex-ante ed ex-post sugli effetti delle diverse politiche sull’ambiente, nella considerazione che ogni atto che riduce la disponibilità di capitale naturale (Cn) produce danno alla collettività e alle generazioni future.

Il sistema fiscale va ridisegnato per ridurre progressivamente le pressioni sul Cn e i servizi ecosistemici delle attività economiche, definendo quanto prima un piano per il progressivo azzeramento degli incentivi dannosi per l’ambiente e includendo nella definizione degli aiuti alle imprese del settore agricolo anche la valutazione delle esternalità positive e negative associate alla gestione agronomica.

Va immediatamente riavviato il processo parlamentare per giungere all’approvazione di una legge nazionale con l’obiettivo di azzerare la crescita del consumo di suolo e del degrado del territorio. A tale proposito si può ripartire dai contenuti del Ddl As 2383 e definire il “Piano specifico per la neutralità al degrado del suolo”, come richiesto dalla Convenzione per la lotta alla desertificazione citato nel Target 15.3.

In sede di pianificazione territoriale e di valutazioni di piani, programmi e progetti, vanno privilegiate le opzioni “in armonia con la natura” rispetto a quelle infrastrutturali tradizionali e bisogna proseguire nel consolidamento del sistema delle aree protette nazionali e regionali e della Rete Natura 2000 a terra e a mare. Analogo coordinamento va realizzato nei vari territori, anche nell’ambito della pianificazione per l’adattamento ai cambiamenti climatici, delle azioni volte alla prevenzione del rischio idrogeologico, della siccità e degli incendi per la tutela delle foreste.

Con il coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali, va rafforzato l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell’artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide.

 

Leggi l’analisi del Goal 15 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza su Capitale naturale e qualità dell’ambiente

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lunedì 05 novembre 2018
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