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Goal 17: bisogna migliorare la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile

Secondo il Rapporto ASviS 2018, nonostante il miglioramento dell’indicatore sull’Aiuto pubblico allo sviluppo rispetto al 2010, è necessario accelerare sull’attuazione delle leggi esistenti per la cooperazione internazionale. 7/11/2018

Il Rapporto ASviS 2018 evidenzia un significativo miglioramento dal 2014 al 2016 principalmente dovuto alla quantità dei fondi destinati all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Emerge, però, la necessità di investire maggiormente nella cooperazione allo sviluppo.

L’attività legislativa italiana dell’ultimo anno è stata caratterizzata da alcuni passi avanti con la completa attuazione di tutte le disposizioni che la Legge 125 del 2014 «Disciplina generale per la cooperazione internazionale allo sviluppo» aveva introdotto, da una spesa di cinque milioni di euro nell’Aps (pari allo 0,29% del reddito nazionale lordo, Rnl) alla modifica effettuata dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) delle linee guida per l’iscrizione delle Organizzazioni di società civile nell’elenco dei soggetti ammessi al finanziamento pubblico delle iniziative di cooperazione, ma anche all’interruzione dell’iter della legge nazionale sul commercio equo, importante per definire e riconoscere il settore, e garantire migliori opportunità ai produttori svantaggiati dei Paesi in via di sviluppo.

Il Rapporto ASviS propone di aumentare gli sforzi per allocare e gestire fondi Aps avvicinando la percentuale allo 0,7% del Rnl (soglia stabilita a livello internazionale), migliorare la programmazione della cooperazione italiana attraverso un documento che tenga conto non solo della dimensione estera ma anche di diversi obiettivi che riguardano la cooperazione internazionale, introdurre l’accesso universale all’acqua tra le priorità della cooperazione italiana per il “target ambiente”, rilanciare l’iter per l’approvazione della legge nazionale sul commercio equo e accelerare la revisione, in atto da più di un anno a cura del ministero dell’Ambiente, dei Criteri ambientali minimi (Cam).

 

 Guarda la videointervista alla coordinatrice del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 17 Silvia Stilli (Aoi)

 

L'indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per il Goal 17 registra un significativo aumento nel triennio 2014-2016, grazie all’incremento della quota dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) sul reddito nazionale lordo, un dato che comprende però i costi per l’accoglienza dei rifugiati, i quali costituiscono oltre il 30% dell’Aps.

Poiché il Goal 17 riguarda politiche nazionali decise centralmente, non è possibile sintetizzare indicatori compositi disaggregati per regione.

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

A gennaio 2018, con l’organizzazione della Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo “Co[opera]”, si è completata l’attuazione di tutte le disposizioni che la Legge 125 del 2014 «Disciplina generale per la Cooperazione internazionale allo sviluppo» aveva introdotto, anche se, per la piena operatività della “nuova” cooperazione allo sviluppo, manca ancora l’espletamento del concorso per dotare l’Agenzia italiana della cooperazione allo sviluppo (Aics) delle risorse umane previste dalla normativa e necessarie per il suo funzionamento.

Riguardo alle risorse e all’impegno preso a livello internazionale di destinare all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) lo 0,7% del Rnl, nel 2017 la spesa Aps dell’Italia è stata di 5.086 milioni di euro, pari allo 0,29% del Rnl. Il governo uscente, con il Documento di economia e finanza (Def) presentato lo scorso aprile, ha confermato di voler raggiungere lo 0,30% entro il 2020. In effetti, nei prossimi anni le previsioni potrebbero essere radicalmente alterate a causa dell’incremento delle spese per l’accoglienza di migranti e rifugiati, che rappresentano una quota crescente (quasi il 40%) del totale dell’Aps.

Altro elemento da segnalare è la modifica effettuata dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) delle linee guida per l’iscrizione delle organizzazioni di società civile nell’elenco dei soggetti ammessi al finanziamento pubblico delle iniziative di cooperazione, in una chiave più inclusiva e più aderente allo spirito della legge 125/2014.Il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo (Cncs) ha approvato la Strategia nazionale per l’educazione alla cittadinanza globale, ma questo documento non è stato ancora approvato dal Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (Cics).

Sempre nell’ambito del Goal 17, va segnalato che l’iter della legge nazionale sul commercio equo è stato interrotto con la conclusione della 17esima legislatura. Una legge per il commercio equo è importante per definire e riconoscere il settore, in tutte le sue espressioni, e garantire migliori opportunità ai produttori svantaggiati dei Paesi in via di sviluppo.

Procede il lavoro del ministero dell’Ambiente sulla revisione dei Criteri ambientali minimi (Cam). Nel 2017 sono stati approvati i Cam per l’acquisto di prodotti tessili, dove il commercio equo e solidale è stato riconosciuto come premiante nelle forniture di indumenti di lavoro e dispositivi di protezione individuale. Il 2018 potrebbe vedere l’approvazione dei nuovi Cam per la ristorazione collettiva, che regolamenteranno la sostenibilità ambientale e sociale delle mense scolastiche e universitarie, così come i servizi di ristorazione per gli uffici pubblici.

La grande novità della proposta in discussione è l’inserimento di criteri mirati a ridurre l’impatto sociale dell’acquisto di prodotti definiti esotici (banane, ananas, cacao, zucchero di canna, caffè). Questa innovazione porterebbe la pubblica amministrazione italiana ad allinearsi con quella di altri Paesi europei in merito al supporto per i produttori svantaggiati nei Paesi in via di sviluppo.

La mancata approvazione nella 17esima legislatura della proposta di legge n. 2343 “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque”, che introduceva riconoscimenti di principi e strumenti particolarmente rilevanti e innovativi per il raggiungimento dell’Obiettivo 6 e dell’Obiettivo 17 (con l’introduzione di strumenti di solidarietà internazionale quali un fondo per la realizzazione di progetti per l’acqua potabile nei Paesi poveri), lascia un vuoto importante che auspichiamo venga colmato al più presto nella 18esima legislatura. Inoltre, la Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile, approvata dal Cipe a dicembre 2017, ha confermato l’esclusione di ogni riferimento all’accesso all’acqua potabile tra gli obiettivi da tutelare, a livello nazionale, come diritti della persona (Area persona) e tra gli obiettivi dell’Area Partnership internazionale con riferimento alla governance a tutela dei “diritti umani”.

Pur essendo l’accesso universale all’acqua precondizione per la pacifica convivenza tra popoli e del rapporto uomo/ambiente, appare grave che questo obiettivo non trovi alcun esplicito riferimento a livello di relazioni di partenariato, in particolare nella dimensione della cooperazione internazionale come strumento di rafforzamento delle partnership internazionali.
 

Le proposte dell’ASviS

L’Italia prevede, con l’ultimo Documento di economia e finanza (Def), di raggiungere un volume di Assistenza pubblica allo sviluppo (Aps) pari allo 0,30% del Rnl entro il 2020, ma l’impegno preso a livello internazionale è di destinare all’Aps lo 0,7% del Rnl. Occorre, perciò, incrementare le risorse, specialmente considerando che l’Italia non rispetta l’impegno di destinare lo 0,20% ai Paesi più poveri (Ldc). Peraltro, va tenuto presente che l’Aps nel 2017 è dovuto, per oltre un terzo, ai costi per i rifugiati in Italia. . È necessario dunque contrastare l’uso dei fondi per rispondere alle preoccupazioni a breve termine nel campo della sicurezza o della migrazione e definire un approccio multilivello coerente, che comprenda sia la cooperazione alla ricerca e soccorso in mare, sia le politiche di integrazione (ad esempio, la Legge 141/2015 sull’agricoltura sociale sarebbe estremamente utile per connettere la politica migratoria a quella di inclusione socio-lavorativa, ma la mancanza dei decreti attuativi e delle linee guida impedisce l’operatività delle norme).

Un secondo aspetto riguarda il miglioramento della programmazione della cooperazione italiana. Se nel passato il “Documento triennale di programmazione e di indirizzo della cooperazione” è stato impostato più su linee di indirizzo che su efficaci criteri di programmazione, ora si sta procedendo, in un percorso di dialogo multi-attori, alla revisione della sua struttura. Occorre, quindi, che i futuri documenti triennali mostrino con chiarezza il collegamento tra obiettivi, priorità, risorse e risultati attesi.

Inoltre, va evidenziato come le priorità settoriali possano sostenere una strategia complessiva di sviluppo sostenibile, ma il tema della coerenza delle politiche non deve applicarsi solo alla proiezione estera: per questo è importante che il Documento vada oltre l’SDG 17 e si integri coerentemente con le azioni relative ai diversi Obiettivi che possono avere impatti sulla dimensione della cooperazione internazionale.

In questa prospettiva, occorre ricercare coerenza tra le politiche (e le agenzie pubbliche) che supportano l’internazionalizzazione delle imprese, le politiche di cooperazione per il rafforzamento dell’imprenditoria dei Paesi partner e quelle di rafforzamento della difesa dei diritti umani e del lavoro. A tale proposito, è importante che l’Italia sostenga il negoziato in discussione in sede Onu sul «Trattato vincolante su diritti umani e imprese», anche se va segnalato che il Piano nazionale imprese e diritti umani di cui il nostro Paese dispone è poco conosciuto e non è attuato. Inoltre, se le politiche del commercio internazionale non devono andare a discapito delle piccole imprese, della piccola agricoltura e delle comunità territoriali, sia in Italia che nei Paesi partner, il nostro Paese dovrebbe richiedere che il rispetto delle principali convenzioni relative ai diritti umani, del lavoro e dell’ambiente fosse considerato un prerequisito per qualunque negoziato commerciale.

Per migliorare la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile riteniamo necessario:

  • introdurre l’accesso universale all’acqua tra le priorità della cooperazione italiana per il “target ambiente” (in particolare, interventi per garantire l’accesso all’acqua per uso umano e per la sicurezza alimentare nei Paesi africani colpiti dai cambiamenti climatici) e approvare i disegni di legge che introducono il riconoscimento e la quantificazione del diritto umano all’acqua;
  • rilanciare l’iter per l’approvazione della legge nazionale sul commercio equo, integrandola con il percorso di riforma del Terzo settore e la Legge 125/2014 riguardante la cooperazione internazionale;
  • accelerare la revisione, in atto da più di un anno a cura del Mattm, dei Criteri ambientali minimi (Cam) previsti dal Piano di azione nazionale per il Green public procurement. Il criterio “commercio equo” era già stato individuato dai precedenti Cam della ristorazione collettiva come criterio premiante, ma la nuova sfida è quella di considerare tale criterio come obbligatorio. Parallelamente, è fondamentale che i Cam vengano diffusi e applicati dalla maggioranza delle stazioni appaltanti, così come gli strumenti che definiscono gli standard ecologici e sociali degli acquisti pubblici;
  • investire maggiormente in digital trasformation, innovazione in ambito finanziario e impact granting per la trasformazione finanziaria;
  • che la Direzione generale della cooperazione allo sviluppo e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo aggiornino le Linee guida e i Principi guida settoriali a supporto degli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile identificati come prioritari per la cooperazione italiana;

In termini di azioni da attuare in sede internazionale sul tema del diritto all’acqua, proponiamo che il Governo italiano:

  • si faccia promotore, presso il Consiglio dei diritti umani, di una proposta per l’avvio di un processo negoziale finalizzato all’adozione di strumenti giuridici per il diritto umano all’acqua e ai servizi igienici di base (ad esempio, un secondo protocollo opzionale al patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite - Pidesc);
  • chieda alla Commissione europea di: a) inserire nella Carta Europea dei diritti umani il riconoscimento del diritto umano all’acqua come un diritto universale di tutti cittadini europei; b) sostenere il riconoscimento esplicito del diritto umano all’acqua, e non solo l’accesso all’acqua, nella Direttiva quadro drinking water in fase di approvazione, riconoscendo ai Paesi membri la facoltà di garantire il diritto umano all’acqua in termini di accesso garantito al livello di minimo vitale con la possibilità di presa in carico del relativo costo attraverso la fiscalità generale.

Inoltre, per incoraggiare e promuovere efficaci partenariati tra soggetti pubblici, pubblico-privati e nella società civile, bisognerebbe sollecitare gli enti locali ad adottare la “Carta delle città per il diritto umano all’acqua” come strumento per la realizzazione di progetti sull’accesso all’acqua come diritto umano nelle città. Parallelamente, l’approvazione dei nuovi Cam per la ristorazione collettiva, mirati a ridurre l’impatto sociale dell’acquisto di prodotti definiti esotici (banane, ananas, cacao, zucchero di canna, caffè), porterebbe la pubblica amministrazione italiana ad allinearsi agli altri Paesi europei in termini di supporto ai produttori svantaggiati nei Paesi in via di sviluppo. 

 

Leggi l’analisi del Goal 17 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza sulla Cooperazione internazionale 

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mercoledì 07 novembre 2018
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