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QUESTA SETTIMANA: Il puzzle cinese e il rebus delle migrazioni

Il comportamento di alcuni Paesi occidentali mette in dubbio l’effettiva volontà di rispettare gli impegni dell’Agenda 2030. La Cina, tra affermazioni ambientaliste e centrali a carbone, mostra un doppio volto.

di Donato Speroni

 

Cominciamo dalla notizia positiva. Nei giorni scorsi a Pechino è stato firmato un memorandum of understanding  tra Sdsn (il network mondiale sotto l’egida dell’Onu  creato per promuovere soluzioni pratiche alla sfida della sostenibilità), la grande università Tsinghua ed Eco Forum Global, una piattaforma non profit che ogni anno organizza in Cina una conferenza sulla sostenibilità. L’accordo mira “alla messa a punto di una classificazione di corretto comportamento ecologico per i Paesi coinvolti nella Belt and Road”, l’iniziativa che in italiano chiamiamo Via della seta. Sappiamo che il grande progetto cinese raggiungerà l’Europa via mare e via terra, attraverso nuove infrastrutture, ma se guardiamo la descrizione originale vediamo che nella concezione cinese la Via della seta raggiungerà ben 90 Paesi, articolandosi in tanti flussi fino al Kenya e all’Uruguay. Con questo memorandum apprendiamo che il presidente cinese Xi Jinping non vuole esportare solo merci e servizi, ma anche rispetto per l’ambiente. Del resto, si è appena conclusa a Pechino l’assemblea generale del China Council for International Cooperation on Environment and Development con la partecipazione di oltre duemila esperti sul tema “Innovation for a green era”. Insomma, come già avevamo appreso in occasione dell’ultimo congresso del Partito comunista cinese, in Cina si parla molto di ambiente.

La dirigenza cinese è certamente meno attenta ad altri aspetti dell’Agenda 2030, come i diritti civili, ma anche sull’ambiente la situazione non è molto chiara. Non ha avuto risposta, per esempio, lo studio di CoalSwarm del settembre scorso: secondo questa Ong ambientalista, in Cina sono attualmente in costruzione centrali a carbone per 259 gigawatt, pari all’intera produzione elettrica da carbone degli Stati Uniti.

C’è chi ritiene che le buone intenzioni ambientaliste di Xi Jinping si scontrino con progetti già avviati dalle autorità locali del gigantesco territorio cinese. Insomma la riconversione energetica sarà un processo lungo. Del resto, in altre parti del mondo i governi fanno poco o addirittura disattendono gli impegni presi in precedenza.

I rischi di questa disattenzione e di questi ritardi sono sempre più evidenti, a cominciare dai fenomeni meteorologici estremi che ci stanno colpendo. Vento e pioggia in autunno ci sono sempre stati, ma l’intensità delle perturbazioni, a cominciare dal vento a quasi duecento chilometri l’ora che ha spianato alcune zone del bellunese, trova pochi riscontri in passato. Potrebbe accadere di peggio. Uno studio della rivista Nature, ripreso anche dal sito italiano Lifegate,  avverte che 49 siti costieri del Mediterraneo, riconosciuti come patrimonio mondiale dall’Unesco, sono a rischio di gravi inondazioni.

Rischia di essere sommersa dalle alluvioni innanzitutto Venezia, con le isole della laguna. E poi Ferrara, una della città-simbolo del Rinascimento, insieme alla zona del Delta del Po; ma anche Aquileia con i suoi mosaici. Al di fuori dei confini italiani, sono fortemente a rischio la medina di Susa, in Tunisia, il sito archeologico di Sabratha in Libia e Dubrovnik, il gioiello della Croazia.

Lo studio di Nature proietta la situazione del Mediterraneo fino al 2100 in base a quattro scenari e infatti quando si parla di sviluppo sostenibile è necessario ragionare sui tempi lunghi, perché le conseguenze delle mancate soluzioni tenderanno a farsi sentire con crescente gravità nei prossimi decenni.

La tecnologia può risolvere questi problemi? Forse, in parte. Ma deve farci riflettere lo studio annunciato dall’Ocse (e per ora pubblicato parzialmente in anteprima) sull’uso dei materiali da parte dell’uomo da oggi al 2060. Anche se riusciremo a risparmiare nel consumo di materie prime, spostando verso i servizi una parte importante della produzione di ricchezza, la pressione di una popolazione che nei prossimi cinquant’anni aumenterà certamente di tre miliardi e l’auspicabile miglioramento delle condizioni di vita anche nei Paesi in via di sviluppo porteranno a un raddoppio nello sfruttamento delle risorse.

Dobbiamo cercare soluzioni tutti insieme, evitando che una parte della popolazione mondiale sia “lasciata indietro”. Ma quando parliamo dei left behind non ci riferiamo solo ai Paesi più poveri. Due studi segnalati sul nostro sito, uno dell’Ocse e uno dell’Unicef, mostrano la negativa correlazione che c’è, anche nei Paesi industrializzati, tra vivere in povertà, frequentare scuole più scadenti e avere minori prospettive di successo nella vita. Se in passato si guardava alla scuola come alla base dell’ascensore sociale, perché l’istruzione era considerata il presupposto per cogliere nuove opportunità anche da parte dei giovani che partivano in condizioni svantaggiate, la diseguaglianza nella qualità dell’istruzione diventa invece uno strumento per perpetuare il distacco tra le classi sociali.

Tra quelli “lasciati indietro” ci sono i migranti. Con una carovana di camion attrezzati per proiezioni cinematografiche, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo cerca di portare nei villaggi africani una corretta informazione sulle migrazioni. Ma servirebbe anche più collaborazione internazionale, come aveva riconosciuto nel settembre 2016 l’Onu, con la carta di New York firmata da tutti i Paesi allo scopo di trovare nuove forme di cooperazione su questo scottante tema. Purtroppo il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, messo a punto dopo quella decisione, sta rischiando di insabbiarsi. Infatti il progetto è già stato respinto da cinque Paesi: Stati Uniti, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca a cui si è ora aggiunta la Polonia. C’è da chiedersi se da parte di alcuni dei 193 Paesi firmatari dell’Agenda 2030 non sia in atto un processo per ritirarsi dagli impegni assunti. E non parliamo solo degli Stati Uniti di Donald Trump.

Il Global compact delle migrazioni sarà comunque sottoposto all’approvazione di una Conferenza intergovernativa a Marrakech il 10 e 11 dicembre. Ecco il commento di Beppe Severgnini, direttore di Sette, il settimanale del Corriere della Sera.

Sarà interessante capire cosa farà l’Italia, a questo punto. Stay tuned, state sintonizzati, come si diceva quando eravamo giovani e ottimisti.

A proposito di ottimismo, proprio sul Corriere è stata avviata una iniziativa in collaborazione con l’Alleanza: la pubblicazione, nell’inserto del martedì  Buone notizie, di un’ampia inchiesta “Verso il 2030” che prende spunto dal Rapporto ASviS 2018 trattando ogni Obiettivo di sviluppo sostenibile con il supporto degli esperti dell’ASviS e dei suoi aderenti. Questa settimana si è parlato del Goal 2 (“Il miraggio dei cibo sano”) pubblicando anche un commento della food technologist Rosa Cinzia Borrelli.

Segnaliamo infine che ieri si è conclusa la campagna dell’ASviS “Un Goal al giorno” che ha diffuso quotidianamente i contenuti di uno dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, con le analisi e gli indicatori ricavati dal Rapporto ASviS 2018 presentato il 4 ottobre alla Camera dei Deputati. Potete ritrovare tutti i contenuti nei siti dedicati a ciascun Goal del portale www.asvis.it, cliccando in home page sull’immagine del Goal e scegliendo poi la notizia “L’Italia e il Goal...”

 

 

E INOLTRE…

a cura di Alice Rinalduzzi

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:
 

  • l’ultimo studio condotto dalla Fao dal titolo “2018 The State of Food and Agriculture Migration, Agriculture and Rural Development” che dimostra la forte connessione tra migrazione e agricoltura;
     
  • lo studio “The impact of exposure to air pollution on cognitive performance” condotto da un team di scienziati dell'Università di Pechino e della Yale University che dimostra che l’inquinamento atmosferico danneggia le capacità linguistiche e logiche degli anziani;
     
  • lo studio Options for keeping the food system within environmental limits pubblicato dalla rivista scientifica Nature, che dimostra che cambiando radicalmente il nostro sistema alimentare possiamo soddisfare le richieste di cibo delle prossime generazioni rimanendo nei limiti della sostenibilità;
     
  • il rapporto “Frontier Technologies for Sustainable Development”, pubblicato dal Wess (World economic and social survey) e da Wipo, che affronta i temi del lavoro, clima, salute, infrastrutture e proprietà intellettuale esaminando quali goal avanzano grazie all’innovazione e quali rischiano di fare passi indietro;
     
  • il rapporto dell’Ocse -Pisa “Equity in Education - Breaking Down Barriers to Social Mobility” che evidenzia come le opportunità per gli studenti e i loro risultati variano in base alla loro origine socio-economica;
     
  • il rapporto Unicef Report Card 15 che evidenzia che su 38 Paesi ricchi, l’Italia si piazza 13esima per uguaglianza nella scuola secondaria e che i bambini dei Paesi meno ricchi registrano spesso performance scolastiche migliori;
     
  • l’iniziativa dell’Aics CinemArena che quest’anno attraverserà con dei camion attrezzati le strade di Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Gambia, Nigeria e Sudan, per far vivere agli abitanti di oltre 200 villaggi l’esperienza del cinema e diffondere informazioni corrette sulle migrazioni;
     
  • il nuovo rapporto dell’Ocse Global Material Resources Outlook to 2060 secondo il quale nel 2060 ci saranno tre miliardi di persone in più e raddoppierà lo sfruttamento delle risorse, per cui il mondo dovrà realizzarsi con un minor impiego di materiali;
     
  • il documento di posizione di Confindustria “Il ruolo dell’industria italiana nell’economia circolare”, nel quale si afferma che la diffusa percezione di un’industria insensibile alla crescente domanda di sostenibilità non rispecchia la realtà del sistema produttivo italiano.

 

Altre segnalazioni

  • E’ stata annunciata la call for abstract del convegno “Resilient built environment sustainable Mediterranean countries! della serie “Sustainable built environment” (Sbe) che sarà ospitata presso il Politecnico di Milano dal 3 al 6 settembre 2019.
     
  • E’ disponibile il sommario del secondo incontro di UN data forum a Dubai, durante il quale è stato discusso concretamente il fondamentale ruolo che i dati hanno per monitorare il raggiungimento dell’Agenda 2030, attraverso il contributo di circa 2000 partecipanti presenti.
     
  • Si è chiuso Climathon l’appuntamento mondiale sul clima che ha interessato più di 100 città in tutto il mondo, con la premiazione di due progetti italiani: a Cagliari e Sassari.
     
  • Il World future council ha annunciato i vincitori del Future policy award 2018, tra questi Un environment con il suo rapporto TeebAgrifood che riguarda le tre complessità della filiera di valore del cibo: produzione del cibo, distribuzione e consumo in tema di sostenibilità.
     
  • E’ online l’Ibrahim Index of African Governance attraverso il quale i cittadini degli Stati africani possono monitorare le attività del governo sulle politiche, le questioni sociali ed economiche su beni e servizi, grazie a specifici indicatori che ne misurano i risultati.
     
  • E’ disponibile il sommario del quarto incontro del Forum mondiale sulle montagne durante il quale circa 300 partecipanti si sono confrontati sulle modalità di sviluppo sostenibile delle montagne in un mondo in continuo cambiamento.
     
  • E’ consultabile il sommario del secondo incontro del Forum mondiale sull’economia circolare in Giappone nel quale più di mille esperti si sono confrontati per individuare soluzioni e investimenti ed incentivare proficue collaborazioni a tutti i livelli.
     
  • Ipsos, in occasione del Salone della Csr e dell’innovazione sociale 2018 ha realizzato un’indagine che dimostra che il 72% degli italiani – in netta crescita rispetto al passato - si dichiara attento alla sostenibilità.
     
  • Euricse ha intervistato Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, che in occasione dell’edizione 2018 del World cooperative monitor ha sottolineato il ritardo nell’attuazione dell’Agenda 2030 ponendo l’attenzione sul profondo e complesso cambiamento che ci attende.
     
  • E’ online il rapporto del tredicesimo incontro della Convenzione di Ramsar sulle terre umide durante il quale sono state approvate 25 risoluzioni e sono state discusse le sfide per preservare le terre umide
    .
  • La FeBAF lancia la seconda edizione dell’iniziativa Rifet (Rome Investment Forum Empowers Talents), concorso  che premia le migliori tesi di laurea su diritto, economia, finanza, scienze politiche o statistica ed aventi per oggetto le tematiche del Rome Investment Forum. Gli elaborati possono essere inviati entro il 30 novembre.
     
  • Secondo il primo rapporto sullo “State of the world’s fungi” redatto da scienziati del Kew botanical garden di Londra, i funghi hanno la potenzialità di disintegrare lo spreco di plastica migliorando la sicurezza del cibo, la sostenibilità ambientale e facendo crescere i guadagni della produzione.
     
  • L’Osservatorio statistico dell’Inps ha pubblicato il terzo monitoraggio del Reddito di inclusione, secondo il quale a livello nazionale, il Rei ha interessato78.557 nuclei familiari raggiungendo 1.114.896 persone, per il 69% nelle regioni del Sud.
     
  • In occasione del diciassettesimo anniversario dalla dichiarazione della Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente durante guerre e conflitti da parte dell’Onu, un articolo di Un Environment ci ricorda, con qualche fatto storico, perché dobbiamo proteggere la biodiversità in ogni condizione.
     
  • E’ ora disponibile la Relazione sullo stato della Green Economy 2018 degli Stati generali della Green economy che mette in evidenza dieci misure per compiere un significativo passo in avanti nella transizione verso l’economia verde aiutando la ripresa e creando in cinque anni fino a 2,2 milioni posti di lavoro
     
  • La regione Friuli Venezia Giulia incoraggia le Pmi ad adottare la Responsabilità sociale d’impresa disciplinando la concessione e l'erogazione di incentivi per la promozione della diffusione dei principi della responsabilità sociale dell'impresa.

 

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