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Smog oltre il limite: il rapporto dell’Eea e la strategia dell’Oms

Nonostante alcuni progressi, i valori dell’inquinamento atmosferico in Europa superano i limiti stabiliti dall’Unione europea e quelli dell’Organizzazione mondiale della sanità, che lancia un nuovo piano di azione per il 2030. 14/11/2018

Tristemente noto come il killer invisibile, l’inquinamento atmosferico continua ad essere una seria minaccia per la salute umana e per l’ambiente. Secondo il Rapporto sulla qualità dell’aria in Europa dell’Agenzia europea dell’ambiente (European Environment Agency – Eea), nonostante vi siano alcuni progressi, il livello dello smog è ancora oltre i limiti considerati accettabili dall’Unione europea e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Grazie al monitoraggio di 25mila centri di controllo, l’Eea ha effettuato per la prima volta un’indagine su 39 Paesi europei (di cui 28 appartenenti all’Unione europea) sulla presenza di alcuni fra i maggiori inquinanti atmosferici: il particolato (Pm), il biossido di azoto (No2) e l'ozono troposferico (O3). Secondo gli ultimi dati scientifici relativi al 2015, l’elevata concentrazione di tali gas avrebbe causato la morte prematura di diverse migliaia di persone; 422mila riconducibili al Pm2.5, 17.700 all’O3 e 79mila all’NO2. Attualmente la popolazione europea che rischia di veder compromessa la propria salute a causa dello smog conterebbe, secondo l’Eea, 3,9 milioni di persone, di cui 3,7 milioni – ossia il 95% – appartenenti al Nord Italia.

Si intravedono comunque segni di miglioramento. “Le politiche passate e attuali” spiega l’Eea “hanno portato, insieme ai progressi tecnologici, a una riduzione lenta ma costante di tali effetti negativi”. In base ai parametri europei infatti la popolazione urbana esposta a rischio sarebbe calata dal 2015 al 2016. Nel caso dell’O3,  ad esempio, si sarebbe perfino dimezzata passando dal 30% al 12%. Tuttavia, il numero delle persone considerate a rischio si amplia notevolmente se si applicano i (più rigidi) limiti dell’Oms; ad esempio, la percentuale della popolazione urbana esposta all’O3 passerebbe dal 12% al 98% mentre quella esposta al Pm2.5 salirebbe dal 7% al 74%.

Anche l’Oms infatti ha recentemente richiamato l’attenzione sul problema dello smog, ospitando dal 30 ottobre al 1 novembre la prima Conferenza sull’inquinamento atmosferico e la sanità, i cui lavori si sono aperti con uno sguardo sugli ultimi dati scientifici: 6,5 milioni di morti all'anno e un costo sociale di 5,7 miliardi di dollari – pari cioè al 4,4% del prodotto interno lordo (Pil) globale del 2016.

La Conferenza ha quindi stabilito come obiettivo per il 2030 la riduzione delle morti premature di due terzi e ha identificato diverse azioni chiave su cui concentrarsi nei prossimi anni, fra cui: migliorare l’educazione sull'inquinamento atmosferico; incentivare la  collaborazione fra i settori finanziario, sanitario e ambientale; garantire un monitoraggio dell’inquinamento armonizzato e costante; consentire l'accesso all'energia pulita e alle nuove tecnologie in Africa e nelle aree dove vivono le popolazioni più vulnerabili.

La “silenziosa emergenza per la sanità pubblica”, come l’ha definita Adhanom Ghebreyesus Tedros, direttore generale dell’Oms, deve essere affrontata con urgenza. “Gli interventi” riporta il  comunicato della Conferenza “sono fattibili, efficaci e compatibili con la crescita economica […]. Leader globali, policy-maker e cittadini hanno accesso a informazioni sufficienti per intraprendere azioni decisive per ridurre l’inquinamento. Nessuno può dire che non ne fossero a conoscenza.”

 

di Francesca Cucchiara

 

Scarica il Rapporto “Air quality in Europe 2018” dell’Eea
Scopri di più sulla conferenza dell’Oms sull’inquinamento atmosferico e la sanità

mercoledì 14 novembre 2018
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