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Strato di ozono: un primo successo che fa ben sperare per il futuro

L’Assessment 2018 segnala Il graduale ritorno alla normalità dei livelli di ozono atmosferico grazie alla collaborazione internazionale.  L’emisfero Nord guarirà entro il 2030, quello Sud entro il 2050. 19/11/2018

A quasi 30 anni dall’entrata in vigore del Protocollo di Montreal (gennaio 1989), un nuovo studio conferma che la guarigione dello strato di ozono è il frutto della corretta applicazione dell’accordo internazionale . “Scientific Assessment of Ozone Depletion: 2018" è l'ultimo di una serie di rapporti, pubblicati ogni quattro anni a cura dei maggiori esperti di scienze atmosferiche con il coordinamento di United Nations Environment Programme (Unep) e World Meteorological Organization (Wmo), che monitora lo stato di salute dell’ozono atmosferico, ossia, quello strato che protegge la vita sulla Terra dai raggi ultravioletti del sole.

Secondo l’Assessment 2018, in alcune parti della stratosfera, l'ozono si sta ristabilendo a un tasso dall’1 al 3% per decennio a partire dal 2000. Con questo ritmo le previsioni affermano che le concentrazioni di ozono nell’emisfero settentrionale ritorneranno ottimali entro il 2030; mentre per ristabilire le giuste concentrazioni nell’emisfero meridionale dovremo attendere il 2050, e in alcune regioni anche il 2060. Ricordiamo che il Protocollo di Montreal che metteva al bando alcune sostanze, tra cui i clorofluorocarburi (CFC), in grado di “bucare” lo strato di ozono, permettendo ai raggi uv di colpire indisturbati la superficie terrestre.
Un risultato importantissimo che registra una continuità con quanto registrato nel 2014 con il rapporto precedente e che lascia ben sperare per il futuro. Lo studio ribadisce quanto sia importante non abbassare la guardia e continuare a monitorare le concentrazioni di queste sostanze in atmosfera perché, se è vero che lo strato di ozono è in via di guarigione, contemporaneamente si registra un aumento inaspettato delle emissioni di triclorofluorometano, CFC-11, più comunemente conosciuto con la sigla R-11, utilizzato come liquido refrigerante nei condizionatori. Dal 2012 le emissioni di CFC-11 dell’Asia orientale sono in aumento, e ancora non sono noti i dati relativi a questo tipo di inquinanti nei Paesi in via di sviluppo.
Per colmare questa lacuna e coinvolgere questi Paesi, l’Ue ha ratificato a fine settembre l’emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, che comporterà una graduale eliminazione degli idrofluorocarburi (HFC). Queste sostanze, introdotte in sostituzione dei clorofluorocarburi, si sono rivelate potenti gas serra, con un impatto sui cambiamenti climatici migliaia di volte maggiori rispetto alla CO . L’emendamento entrerà in vigore nella Ue e in altri Paesi sviluppati il prossimo 1° gennaio, mentre nei Paesi in via di sviluppo la fase di riduzione graduale inizierà nel 2024. Secondo lo studio, l’emendamento Kigali può contribuire a ridurre il riscaldamento globale, eliminando fino a 80 miliardi di tonnellate di emissioni equivalenti di CO2 entro il 2050.
"Il Protocollo di Montreal è uno degli accordi multilaterali di maggior successo nella storia", ha dichiarato Erik Solheim, direttore esecutivo dell’Unep. “L'attento mix di scienza e collaborazione che ha definito il Protocollo di Montreal ha permesso di sanare il nostro strato di ozono. Ed è proprio per questo che l'Emendamento Kigali deve rinnovare l’impegno preso 30 anni fa e contribuire concretamente al futuro del clima”.

 

di Tommaso Tautonico 

lunedì 19 novembre 2018
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