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Aumentano i fondi per le attività antimine, ma si riduce il supporto alle vittime

Il 2017 segna il record storico dei finanziamenti contro le mine antiuomo, ma si conferma come il terzo anno consecutivo per il maggior numero di vittime; l’87% sono civili, il 47% sono bambini, secondo il Landmine Monitor 2018. 23/11/2018

Il 20 novembre arriva dal “Landmine and Cluster Munition Monitor” di Ginevra una notizia buona e una cattiva. La prima è che i finanziamenti antimine hanno raggiunto oltre 700 milioni di dollari, il più alto valore nominale mai registrato. La seconda è che le risorse destinate all’assistenza delle vittime sono diminuite, fino a raggiungere il minimo storico. 

Giunto alla sua ventesima edizione, il Rapporto “Landmine Monitor 2018”, illustra gli ultimi sviluppi internazionali verso il raggiungimento dell’obiettivo ‘zero mine’, prefissato per il 2025. Un traguardo verso il quale, nota il Rapporto, la comunità internazionale sembra muoversi positivamente. Nel 2017, infatti, i donatori internazionali hanno versato in attività antimine 673,2 milioni di dollari, un contributo da record – 204 milioni in più rispetto all’anno precedente – e che per l’80% provengono da cinque Stati: Stati Uniti, Germania, Unione europea, Norvegia, Giappone. Ai fondi internazionali si aggiungono poi quelli domestici; 98,3 milioni impiegati in piani di ‘pulizia mine’ dai Paesi che ne sono maggiormente affetti.

Nel 2017 è aumentato anche il numero di Paesi vincolati dal Trattato per la messa al bando delle mine, il “Mine ban treaty”, che con l’adesione della Palestina e dello Sri Lanka ha raggiunto 164 membri. Secondo le stime del Rapporto, gli Stati parti del Trattato sono stati in grado di distruggere oltre 54 milioni di mine antiuomo di cui oltre 500mila solo nel 2017, mentre negli ultimi cinque anni (dal 2013 al 2017) sono state bonificate circa 830 km2 di aree minate.

Nonostante i segnali positivi, la situazione non migliora sul piano delle perdite umane, che sono tornate ad aumentare. Anche se si rileva una riduzione rispetto all’anno precedente, il 2017 si conferma come il terzo anno consecutivo per il maggior numero di vittime causate da mine antiuomo: 2.716 a fronte delle 7.239 provocate da tutti i residui bellici esplosivi. Si stima poi che le cifre reali siano ancora più elevate; nei Paesi dove è in corso un conflitto molti dati non possono essere reperiti, come in ​​Afghanistan, dove solo le vittime accertate sono 1.093, o in Siria, dove queste sono 887. Due Stati, quest’ultimi, che da tre anni detengono il primato per il più alto tasso di vittime.

Il Rapporto segnala poi una riduzione delle risorse a supporto delle vittime da parte degli Stati aderenti al Bando contro le mine; 33 Paesi riportano un livello di assistenza scadente di cui due, la Palestina e lo Sri Lanka, con aiuti umanitari gravemente insufficienti.

"A causa dell'impatto disumano dei conflitti, delle mine antiuomo e di altri residui mortali esplosivi recentemente in aumento, la guerra sta causando un numero di vittime che non vedevamo da molti anni", ha detto Loren Persi Vicentic, coordinatore della ricerca sulle vittime e l’assistenza alle stesse. "I civili sono di gran lunga la maggior parte delle vittime per le quali è necessario il supporto anche molto tempo dopo la conclusione dei conflitti e l'eliminazione delle ultime mine”. L’87% dei morti causati dalle mine, infatti, sono civili, di cui quasi la metà (il 47%) sono bambini.

In conclusione, Il Landmine Monitor da un lato vede nel picco delle risorse economiche un segnale estremamente positivo: “una testimonianza” come ha affermato Marion Loddo, direttrice della sezione sui finanziamenti “della volontà globale di liberare il mondo dalle mine antiuomo".  Dall’altro però ricorda che eliminare le mine non basta, ma è necessario dare maggiore supporto alle vittime, ancora troppo spesso dimenticate. 

 

di Francesca Cucchiara

venerdì 23 novembre 2018
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