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Ogni giorno nel mondo vengono uccise 137 donne da un membro della propria famiglia

Il nuovo rapporto delle Nazioni unite rivela che la maggior parte dei “femminicidi” avviene all’interno delle mura domestiche. È necessario coordinare polizia e servizi sociali per prevenire e contrastare questo crescente fenomeno. 28/11/2018

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) ha rilasciato il rapporto “Global study on homicide: gender-related killing of women and girls”, che analizza i dati relativi ai “femminicidi” [1]nel mondo, ponendo particolare attenzione sugli omicidi compiuti per mano di partner e familiari e su come questi ultimi siano collegati al ruolo delle donne nella società e nella sfera domestica.

Lo studio mostra che sebbene gli uomini siano le principali vittime di omicidio nel mondo, le donne continuano a portare il peso di una letale vittimizzazione a causa degli stereotipi e delle disuguaglianze di genere. Molte delle vittime di “femminicidio” sono uccise dai loro partner ma anche da padri, fratelli, madri, sorelle o altri membri della famiglia, a causa del loro ruolo di donne. Secondo i dati, gli omicidi per mano di partner intimi non sono atti casuali, bensì sono il culmine di una precedente, e a volte ripetuta nel tempo, violenza di genere.
I dati rivelano che 87mila donne sono state intenzionalmente uccise nel 2017 e 50mila, più della metà (58%), sono state uccise da compagni intimi o membri della famiglia, a significare che 137 donne nel mondo sono uccise da un membro della propria famiglia ogni giorno. Più di un terzo (30mila) delle donne, è stato intenzionalmente ucciso nel 2017 dal loro partner intimo attuale o precedente, qualcuno di cui normalmente si sarebbero aspettate di potersi fidare.
Nel 2017 il numero maggiore (20mila) di donne uccise per mano di familiari o partner nel mondo è stato in Asia, seguito da Africa (19mila), le Americhe (8mila), Europa (3mila) e Oceania (300). Comunque, con un tasso di donne uccise per mano di partner intimi o membri della famiglia di 1,3 donne su un campione di 100mila, la regione più a rischio è l’Africa, mentre l’Europa si posiziona all’ultimo posto con 0,7 su 100mila.

Il fenomeno è in crescita: i dati presi in esame, come dichiara il Rapporto, rivelano infatti che nel 2012 il numero delle donne uccise da partner o familiari era 48mila, il 47% degli omicidi di donne totali. I progressi fatti negli ultimi anni, a parte le leggi e i programmi sviluppati per debellare la violenza contro le donne, secondo lo studio, non sono stati sufficienti per proteggere e salvare le vite delle donne vittime di omicidi.

Come ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni unite, António Guterres nel suo messaggio in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, del 25 novembre scorso: “Finché la metà della nostra popolazione rappresentata da donne e ragazze non vivrà libera dalla paura, dalla violenza e dall’insicurezza, non potremo dire di vivere in un mondo equo e giusto”, sottolineando che la violenza e l’abuso sono tra i maggiori ostacoli a uno sviluppo inclusivo, equo e sostenibile.

La sostanziale carenza di risorse da destinarsi a iniziative per l’eliminazione della violenza contro le donne e le ragazze in tutto il mondo contribuisce a far sì che questo fenomeno persista. Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile – che comprendono un obiettivo specifico per porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze – offrono grandi possibilità, ma necessitano di finanziamenti adeguati per apportare cambiamenti reali e significativi nella vita delle donne e delle ragazze.
Per quanto molti movimenti nati in tutto il mondo si stiano impegnando per dar voce alla causa, “siamo ancora ben lontani dal raggiungere l’obiettivo di porre fine alla violenza contro le donne e le ragazze”, ha dichiarato Maria Fernanda Espinosa Garces, presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni unite.

A rimarcare questo messaggio sono le conclusioni del rapporto che evidenziano l’urgenza di azioni più efficaci e di un maggiore coordinamento tra polizia, giustizia, servizi sanitari e sociali per prevenire efficacemente questi crimini in crescita.

 

 

di Alice Rinalduzzi

 


[1] Come riportato all’interno del Rapporto, la parola “femminicidio” è scritta tra virgolette quando si riferisce ad un concetto che non è chiaramente definito e copre atti soggetti ad un certo grado di interpretazione. Solo nel caso in cui sia riferita ai Paesi dell'America Latina, la parola “femminicidio” non è virgolettata perché il concetto è stato definito all’interno della legislazione nazionale. 

 

Consulta anche:

La versione integrale del Rapporto
Il discorso del segretario generale delle Nazioni unite
La nuova campagna di Un women

mercoledì 28 novembre 2018
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