per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

QUESTA SETTIMANA: Le “fake truths” uccidono la buona politica

Trump e il clima, come governare ignorando i fatti. La violenza contro le donne: ricordiamo una grande battaglia da vincere entro il 2030. Il documento per una uguaglianza sostenibile in Europa. 29/11/2018

di Donato Speroni

 

“Il Rapporto è fatto molto bene ma io non ci credo”. Questa in sintesi è stata la risposta di Donald Trump allo studio commissionato dal Congresso di Washington a un gruppo di eminenti scienziati, nel quale si denunciano le disastrose conseguenze del cambiamento climatico per gli Stati Uniti. Questa risposta denota un modo di far politica che purtroppo si sta diffondendo: anche se esiste una verità sorretta dall’evidenza scientifica, si preferisce credere a un’altra verità che corrisponde alle convinzioni personali. Per suffragare questa scelta non c’è neppure bisogno di sorreggerla con fake news: si proclama di credere in una fake truth, punto e basta.

Succede anche in Italia? Può succedere. Per esempio, in questo momento si discute dell’opportunità di sottoscrivere il Global compact for migration, in una conferenza internazionale che si terrà dal 10 dicembre a Marrakech, sulla base di impegni sottoscritti anche dal nostro Paese. Il Global compact dovrebbe dettare principi generali nella gestione delle migrazioni. Tra le forze politiche e nella società civile, c’è chi è favorevole e chi è contrario e di questo non c’è da scandalizzarsi. Sarebbe opportuno però che il dibattito si svolgesse sulla base di elementi fattuali che tenessero conto di quanto già sappiamo sui probabili flussi migratori nei prossimi anni, sulle previsioni demografiche, e su una visione strategica in grado di affrontare i rapporti con il Sud del mondo, anziché limitarsi a prese di posizione prive di riscontro.

Domenica scorsa si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’attenzione anche in Italia si è rivolta soprattutto alla piaga dei femminicidi: l’Onu con un proprio studio ha confermato che in più del 50% dei casi in tutto il mondo le donne sono uccise da partner o familiari. Ci sono però anche altri aspetti da guardare con attenzione.Infatti il target 5.3 dell’Agenda 2030 recita:

Eliminare tutte le pratiche dannose, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni dei genitali femminili.

Su quest’ultimo tema il quotidiano britannico Guardian ha avviato una campagna informativa, che ha dovuto registrare un passo avanti e uno indietro. Il passo indietro è costituito dalla sentenza di un tribunale del Michigan (ma con valore in tutto il territorio degli Stati Uniti) nella quale si dichiara priva di fondamento costituzionale una legge federale che proibiva le mutilazioni genitali femminili. Si teme che a seguito di questa decisione i 23 stati degli Usa che non hanno normative locali contro questa pratica possano diventare destinatari di un barbaro turismo per mutilare le proprie figlie.

La notizia positiva è invece che il governo britannico ha impegnato 50 milioni di sterline per interventi in Africa contro le mutilazioni. Non è un caso che l’iniziativa provenga da una donna, Penny Mordaunt, che detiene i due incarichi di segretario di stato per la cooperazione internazionale e per l’uguaglianza di genere e che ha dichiarato:

donne africane ispirate e coraggiose stanno guidando gli sforzi per far terminare questa pratica nei loro Paesi. Grazie a loro, un numero crescente di comunità la sta abbandonando. Però il progresso è arrivato a un punto critico e noi dobbiamo proteggere i milioni di ragazze che ancora rischiano di essere operate. Vogliamo porre termine a questa pratica nel Regno Unito, ma non possiamo farlo senza affrontarla a livello globale.

Si stima che attualmente ci siano almeno 200 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali, mentre quasi 70 milioni di ragazze potrebbero essere operate nei prossimi 12 anni se non si interverrà con sufficiente decisione. L’obiettivo fissato dall’Agenda dell’Onu è di porre termine totalmente a questa pratica entro il 2030.

Un’altra grande battaglia che si sta combattendo soprattutto in Africa riguarda la lotta alla malaria. Purtroppo il Rapporto 2018 dell’Organizzazione mondiale della sanità, così come già quello dell’anno precedente, segnala una situazione di stallo: mancanza di prevenzione, diminuzione degli investimenti, diffusione elevata in aree specifiche. L’Oms ha lanciato un nuovo piano d’azione per invertire la rotta, ma è evidente che senza una grande mobilitazione internazionale non potrà essere raggiunto il target 3.3 degli SDGs che recita

entro il 2030, porre fine alle epidemie di Aids, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate e combattere l'epatite, le malattie legate all’uso dell’acqua e altre malattie trasmissibili.

Tra gli eventi della settimana pubblicati dal nostro sito, segnaliamo anche la nascita di un gruppo di lavoro rivolto al mondo della finanza, alle fondazioni e alle organizzazioni del terzo settore, per iniziativa del Forum per la Finanza Sostenibile, insieme all’Unicef (Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia) e all’Acri (Associazione di fondazioni e casse di risparmio). Obiettivo: valutare l’apporto della finanza sostenibile per la riduzione delle diseguaglianze. È particolarmente significativo che proprio dal mondo della finanza si guardi con attenzione a questo fenomeno, dichiarando che si vuole prevenire l’instabilità sociale. L’aumento delle disuguaglianze dipende in buona misura dall’erosione dei redditi della classe media e dalla concentrazione della ricchezza in poche mani: una situazione che sta diventando insostenibile anche per chi finora poteva essere considerato il beneficiario di queste grandi differenze di reddito.

Sul contenimento delle diseguaglianze, un avvenimento di grande rilevanza è la pubblicazione del documento “Uguaglianza sostenibile”, redatto da una trentina di esperti europei, tra cui Enrico Giovannini e Fabrizio Barca (entrambi impegnati anche nell’ASviS), riuniti nella Commissione indipendente per l’Uguaglianza Sostenibile, di cui sono co-presidenti il danese Poulnyrup Rasmussen e la greca Louka Katseli. La commissione è stata promossa dal Gruppo parlamentare dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici al Parlamento europeo.

Il documento, attualmente in inglese, ma del quale è già disponibile una sintesi in italiano, afferma che

se si interverrà per modificare il corso della storia europea, potrebbe nascere una società alquanto diversa – all’insegna dell’uguaglianza sostenibile, del benessere di tutti, dell’equilibrio economico, sociale ed ecologico e della pace, che non lascia indietro nessuna persona e nessuna regione.

Il documento enuncia dieci scelte radicali per raggiungere questo obiettivo ed è ricco di dati molto allarmanti sull’insostenibilità dell’attuale situazione europea, che per molti aspetti è peggiore di quella degli Stati Uniti. Ne ricordiamo alcuni in estrema sintesi.

  • Le disparità di reddito sono più elevate nella Ue che negli Stati Uniti.
     
  • Il 5% degli europei più benestanti possiede quasi il 40% della ricchezza privata totale.
     
  • Il divario retributivo di genere è leggermente più elevato nell’Ue che negli Stati Uniti.
     
  • La mobilità intergenerazionale verso l’alto tra le classi sociali è più elevata negli Stati Uniti che nella maggior parte dei Paesi dell’Ue.
     
  • Quasi il 10% dei lavoratori europei rientra tra i cosiddetti “lavoratori poveri”. 
     
  • Il numero di giovani che non lavorano e non seguono corsi di istruzione e formazione è ancora al di sopra del livello del 2008.
     
  • Più di un terzo degli europei vive in condizioni di insicurezza finanziaria.
     
  • Quasi il 10% degli europei non è in grado di scaldare in maniera adeguata la propria abitazione.
     
  • Quasi due europei su dieci non hanno abbastanza spazio per vivere.
     
  • Circa il 19% degli europei è esposto a particelle pericolose nell’aria che respira.

È augurabile che anche le altre forze politiche, in vista delle elezioni europee, elaborino proposte concrete, ponendo al centro i temi della diseguaglianza e della sostenibilità, e che la Commissione europea alla luce di queste proposte finalmente elabori il position paper sull’Agenda 2030, promesso da tempo, ma che non ha ancora visto la luce.

Sulle diseguaglianze si è pronunciato anche il direttore della Stampa Maurizio Molinari, che ha preso le mosse da uno studio della Brookings Institution di Washington dal titolo “Contrastare la geografia del disagio”, per trarne indicazioni valide anche per l’Italia.

Nell’impossibilità di avere risorse sufficienti per portare innovazione e capitale in ogni angolo del Paese, può essere più realizzabile la costruzione di una decina di “centri” posizionati geograficamente in maniera da contagiare le aree più arretrate. È evidente che si tratta di ripensare l’area dello sviluppo economico nazionale, partendo da una mappa del disagio per individuare le aree più depresse al fine di aggredirle con nuove tecnologie, microcredito e connettività, puntando a innescare un domino di riqualificazione dei singoli che hanno perso il lavoro o escono dall’università con qualifiche inadatte a cercare lavoro.

È applicabile la proposta di Molinari? Non ne sono certo, ma almeno è una proposta concreta e sarebbe importante discuterne. Sul Mezzogiorno da decenni assistiamo a proclamazioni di intenzioni alle quali non corrispondono risultati adeguati. In realtà la questione meridionale è scivolata in secondo piano nel dibattito politico del Paese ed è chiaro che i provvedimenti contro la povertà, per quanto importanti, non possono risolvere il problema dello sviluppo sostenibile delle regioni del Sud. Per discutere di proposte concrete però bisogna rinunciare alla contrapposizione delle dichiarazioni a effetto e ritornare a ragionare sui temi che contano.

Se così avverrà, potremo andare alle urne avendo chiare le posizioni dei diversi schieramenti sulle sfide del futuro e forse il dibattito non si limiterà alle dichiarazioni roboanti e alle fake truths.

 

E INOLTRE…

a cura di Alice Rinalduzzi

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:
 

 

Altre segnalazioni
 

  • A Mantova si sta svolgendo il World forum on urban forests – Cambiare la natura delle città, per discutere insieme a professionisti del settore come far diventare le città dei luoghi più verdi, salutari, felici e sostenibili attraverso soluzioni multidisciplinari.
     
  • L’Easpd (European association of service providers for people living with disabilities) ha commentato positivamente l’edizione dell’Annual growth survey 2019  della Commissione europea, sottolineando l’importanza che il pilastro europeo sui diritti sociali assume in ottica di sviluppo economico.
     
  • In occasione del Women leaders global forum, donne provenienti da più di 100 Paesi si sono incontrate a Reykjavik per discutere di uguaglianza in politica, finanza, tecnologia e di qualità della vita per contribuire a ridurre il divario di genere.
     
  • E’ disponibile il Rapporto biennale Sri 2018 di Eurosif che oltre a segnalare la crescita degli investimenti sostenibili e responsabili (Sri), include anche dati relativi agli investimenti a favore degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
     
  • Il Forum della commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell’Atlantico si è concluso nel malcontento generale a causa del mancato consenso di alcuni Paesi partecipanti sulla riduzione della pesca di tonni, nonostante i rischi per la sopravvivenza della specie.
     
  • E’ disponibile il Protected planet report redatto da Un environment world conservation monitoring centre, secondo il quale circa il 15% delle aree terrestri e oltre il 7% degli oceani del mondo sono protetti dalle misure di conservazione, dimostrando che siamo sulla buona strada per raggiungere i target stabiliti.
     
  • Inail ed Inps, i due enti di previdenza sociale nazionali italiani hanno intrapreso un percorso di taglio alle emissioni inquinanti e di incentivazione all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano.
     
  • Dal 19 al 23 novembre si è svolto a Ginevra il secondo incontro della Conferenza delle parti (Cop2) della convenzione di Minamata sul mercurio durante il quale si sono discusse e approvate misure per procedere alla riduzione di mercurio nella produzione e nel commercio.
     
  • Il 28 novembre la Sustainable development school ha presentato in Senato a Roma l'accordo preso con la Fidu (Federazione italiana diritti umani) che verrà ufficialmente sottoscritto il 1° dicembre a Milano durante l'evento di lancio del loro progetto per le scuole: #YouthEmpowerment4Environment. 
     
  • Il Global reporting initiative partecipa al Corporate reporting dialogue (Crd) lanciato durante il Bloomberg sustainable business summit tenutosi a Sidney in occasione del World congress of accountants 2018, per prendere decisioni comuni a supporto della Task force on climate-relatd financial disclosure (Tcfd).
     
  • Il 28 novembre a Edimburgo si è tenuto l’International Ccus (Carbon capture, utilization and storage) summit sul tema dell’estrazione dell’anidride carbonica, che ha raccolto i leader dell’energia mondiali per identificare azioni concrete per accelerare gli investimenti nel settore.
     
  • In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Earth day Italia ha lanciato la campagna dal titolo #4women4earth inserendo il tema tra i contenuti principali delle prossime celebrazioni della 49esima Giornata mondiale della terra che si terrà dal 22 al 29 aprile 2019. 

Prossimi eventi

giovedì 29 novembre 2018
#ASviS_In_Evidenza

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale