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Le disuguaglianze continuano a ripercuotersi sulla salute dei cittadini Ue

Secondo “Health at a Glance 2018” dell’Ocse, l’Italia è indietro rispetto alla media dell’Unione europea sull’accesso alle cure, è terza in classifica per obesità infantile e ha il primato per la più alta percentuale di giovani fumatori. 30/11/2018

“Le persone con un livello di istruzione basso hanno un’aspettativa di vita di sei anni inferiore rispetto a chi vanta un livello di istruzione elevato”. È quanto affermato nel Rapporto “Health at a Glance: Europe 2018”, la pubblicazione annuale dell’Ocse che offre un’analisi sullo stato di salute dei cittadini dell’Ue e la qualità dei sistemi sanitari, divulgata il 22 novembre. Una disparità nell’aspettativa di vita che varia non solo per status socio-economico, ma anche per genere. Infatti, gli uomini trentenni dell’Ue con un livello di istruzione basso hanno un’aspettativa di vita di otto anni inferiore rispetto a coloro che possiedono un diploma universitario (o titolo equivalente), mentre per le donne il divario è di circa quattro anni.

Le cause della disparità nell’aspettativa di vita risiedono nella diversa esposizione ai fattori di rischio e nelle disuguaglianze di accesso all’assistenza. Relativamente ai fattori di rischio, il divario di istruzione si ripercuote negativamente sul crescente fenomeno dell’obesità negli adulti: nei Paesi dell’Ue almeno un adulto su sei è affetto da obesità e il 20% degli adulti con un livello di istruzione basso è obeso, contro il 12% di chi ha un livello di istruzione più elevato.

In merito alle disparità di accesso, si segnala che sebbene nei Paesi dell’Ue le esigenze sanitarie insoddisfatte siano limitate, i nuclei familiari appartenenti alle fasce di reddito più basso registrano esigenze sanitarie insoddisfatte con una probabilità cinque volte superiore a quella dei nuclei familiari più abbienti, principalmente per motivi economici. Inoltre, nonostante nell’ultimo decennio il numero di medici e infermieri sia aumentato in quasi tutti i Paesi dell’Ue, nelle zone rurali e periferiche la carenza di medici di assistenza primaria rimane un problema diffuso.

E l’Italia? Il nostro Paese è proprio sulla prevenzione dei fattori di rischio e sulle disparità di accesso che deve lavorare. Sul primo aspetto si segnalano due elementi allarmanti, che riguardano i più giovani: il tasso di obesità infantile e la percentuale di fumatori. La preoccupazione per la salute dei giovani italiani era già emersa con l’analisi del Rapporto “Health at a Glance 2017”, e la nuova edizione non fa altro che ribadirlo con l’evidenza dei dati. In Italia, il 18% dei bambini di 7-8 anni è obeso, contro una media Ue23 del 12%, percentuale che attribuisce al nostro Paese il terzo posto in classifica per i valori peggiori, dopo Cipro (20%) e Spagna (18%). I bambini di sesso maschile sono maggiormente colpiti dal fenomeno e il divario di genere è particolarmente significativo in quattro Paesi (Austria, Italia, Grecia e Romania), con circa 6-7 punti percentuali di differenza. In Italia, più di un bambino maschio su cinque è obeso. D’altra parte, si osserva una significativa diminuzione del fenomeno nel periodo 2015-2017 rispetto al 2007-2008, segnale che alcuni progressi nel nostro Paese ci sono stati, ma è necessario fare di più.

 

Nessuna crescita invece per la prevenzione del tabagismo tra gli adolescenti. I giovani italiani confermano il primato per la più alta percentuale di fumatori: nel 2015 il 37% degli adolescenti di 15-16 anni dichiara di aver fumato negli ultimi 30 giorni (rispetto a una media Ue25[1] del 24%), dato che risulta particolarmente allarmante perché stabile rispetto al 2007, segnale di una mancanza di adeguate misure di prevenzione.

 

Relativamente alla questione dell’accesso alle cure, l’Italia risulta complessivamente indietro rispetto alla media Ue. Il 5,5% degli italiani registra esigenze sanitarie insoddisfatte, rispetto a una media Ue28 del 2,5%; il divario socio-economico si ripercuote in maniera significativa sull’accesso alle cure anche per gli italiani, con il 12,6% di esigenze sanitarie insoddisfatte per la popolazione a basso reddito (rispetto a una media Ue28 del 5%) e l’1,1% per quella ad alto reddito (in linea con la media Ue)[2]. Inoltre, gli italiani continuano a pagare molte spese sanitarie di tasca propria: in Italia la spesa out-of-pocket è del 23,1%, rispetto a una media Ue28 di 18,2%.

Infine, si segnala che l’edizione 2018 del Rapporto, oltre a fornire dati e tendenze, dedica due capitoli ai temi della salute mentale e degli sprechi in sanità. Nel 2016 nei Paesi dell’Ue più di una persona su sei era affetta da un problema di salute mentale e nel 2015 ci sono stati 84mila decessi attribuibili a malattie mentali o suicidio, con spese superiori al 4% del Pil (oltre 600miliardi di euro) in tutti i 28 Paesi dell’Ue, pertanto molto di più deve essere fatto per gestire e favorire la salute mentale. Sul tema degli sprechi si segnala che nei Paesi dell’Ue fino a un quinto della spesa sanitaria è sprecato e potrebbe essere destinato a un uso migliore. Per ridurre gli sprechi il Rapporto propone di:

  1. garantire un buon rapporto qualità-prezzo nella selezione e copertura, approvvigionamento e costo dei farmaci attraverso la valutazione delle tecnologie sanitarie;
     
  2. sfruttare i potenziali risparmi offerti da medicinali generici e biosimilari;
     
  3. incoraggiare prescrizioni razionali;
     
  4. migliorare l’aderenza terapeutica.

 

di Flavia Belladonna

Guarda “Health at a Glance: Europe 2018

 


[1] I dati sono stati raccolti dallo European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (Espad); i dati per la Spagna provengono dallo Spanish national school survey (2014-15).

[2] I dati si riferiscono al 2016 o all’anno più prossimo. Per le esigenze sanitarie insoddisfatte sono stati presi in esame tre fattori: spesa sanitaria elevata, distanza da percorrere eccessiva o tempi di attesa troppo lunghi. 

 

venerdì 30 novembre 2018
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