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Crescono le performance ambientali delle città italiane, ma non abbastanza

La qualità dell’ecosistema urbano è una priorità per diverse città, ma si tratta ancora di una minoranza. Sfatato il mito che i centri urbani medio piccoli del nord godono di una qualità ambientale più elevata. E' tempo di accelerare. 30/11/2018

Migliorano le performance ambientali dei capoluoghi italiani. È quanto riportato nel dossier “Ecosistema urbano 2018” di Legambiente. L’Italia cresce, ma cresce poco. Sono ancora troppo poche le città che hanno impostato una governance locale incentrata sulla qualità dell’ecosistema urbano e chi l’ha fatto sta scalando la classifica. Basato su una valutazione massima teorica di 100 punti, il punteggio più alto è conquistabile rispettando da un lato i requisiti di legge, e dall’altro garantendo una migliore qualità della vita ai cittadini.
Le prime posizioni sono rimaste quasi invariate rispetto all’edizione precedente, con Mantova, Parma, Bolzano e Trento a guidare la classifica con i risultati migliori. Sorprende la presenza di Cosenza in quinta posizione, segno che le prime della classe non sono necessariamente città settentrionali, dato confermato anche dalle prestazioni positive di città come Oristano, Macerata e Pesaro.

Aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia, sono i principali componenti ambientali analizzati in ogni città. Per ognuno dei 17 indicatori sono stati valutati la qualità ambientale, i fattori di pressione e la capacità di gestione dell’amministrazione.
Nel complesso prevale un andamento positivo, negli ultimi dieci anni i valori medi di concentrazione delle polveri sottili nei capoluoghi italiani sono diminuiti del 20%. Ancora più evidente è la crescita della raccolta differenziata che è praticamente raddoppiata passando dal 27% al 50%; Pordenone, Mantova e Treviso hanno percentuali vicine all’85% e ben 30 capoluoghi hanno superato la soglia del 65%. Crescono le isole pedonali e la percentuale di popolazione servita dalla rete fognaria delle acque reflue urbane.
Di contro, tra gli aspetti da migliorare si segnalano il sistema deltrasporto pubblico locale, il tasso di motorizzazione, il rumore e le vittime della strada. Nel nostro Paese muoiono quasi dieci persone ogni giorno, pedoni e motociclisti sono le categorie più esposte, e i centri urbani continuano ad essere i luoghi più pericolosi. Senza un’efficace strategia nazionale per la sicurezza stradale, l’Italia non riuscirà a centrare l’obiettivo europeo di dimezzare il numero dei decessi entro il 2020. Per questo Legambiente sostiene da tempo la proposta di modificare i limiti di velocità in ambito urbano, estendendo la regola dei 30 km/h in tutta l’area dei centri urbani.

Nel trasporto pubblico c’è ancora molta strada da compiere. A parte le best practice di Milano e Venezia, in cui la rete di trasporti funziona bene, in generale l’Italia rimane un Paese che investe poco nelle infrastrutture delle aree urbane. Rispetto agli altri Paesi Ue abbiamo una rete ferroviaria e metropolitana meno sviluppata, e così gli autobus rimangono il principale mezzo di trasporto collettivo. Un adeguato sistema di trasporto pubblico, gestito con efficienza, avrebbe permesso una diminuzione del tasso di motorizzazione che invece ha registrato un ulteriore aumento, passando da 62,4 a 63,3 auto ogni 100 abitanti.
È un Italia che si divide tra luci e ombre, tra città laboriose che continuano a crescere e a migliorare il loro ecosistema urbano, e città che restano indietro. “Di fronte alle difficili sfide della lotta ai cambiamenti climatici, della riduzione di tutti gli impatti ambientali, della tutela della salute e della maggiore vivibilità delle città italiane, ancora non ci siamo. Restiamo ancora troppo ancorati alle iniziative spot del ministro di turno o alla buona volontà del sindaco visionario” scrive Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, nell’introduzione del Dossier.

Spostando l’attenzione sui singoli casi, Milano rappresenta tra le grandi città uno degli esempi migliori in termini di crescita: da anni la metropoli lavora incessantemente su un progetto di riqualificazione urbana che l’ha portata dal ’94, quando occupava la penultima posizione, al 31esimo posto l’anno scorso e al 23esimo della classifica 2018. Un’evoluzione dell’ecosistema urbano pianificata e realizzata che coinvolge l’urbanistica, la mobilità, la restituzione di vie e piazze ai cittadini, l’impegno contro lo spreco alimentare e la crescita delle aree naturali.
Ma non tutte le grandi città si muovono allo stesso modo: Napoli rimane stabilmente nella parte bassa della classifica, Torino da oltre dieci anni è sotto la sufficienza, Roma perde posizioni dal 2010. Da un lato ci sono le best practice di città come Treviso, Pordenone e Oristano che brillano nella gestione dei rifiuti, c’è Padova che investe nel solare, Udine che teleriscalda 6mila studenti delle scuole superiori. E dall’altro ci sono città con evidenti problemi ambientali: Catania disperde 45 litri di acqua potabile ogni 100 immessi in rete, Agrigento ha una differenziata che non arriva al 10%, Torino e Alessandria registrano stabilmente livelli di Pm10 ben superiori ai livelli di legge.

Nonostante gli ottimi risultati raggiunti da molti capoluoghi, nessuna delle città esaminate riesce a raggiungere il punteggio massimo di 100 punti. Mantova, la prima in classifica, si ferma poco oltre 78/100 principalmente per la scarsa qualità dell’aria.
 

 

di Tommaso Tautonico

venerdì 30 novembre 2018
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