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Povertà energetica: 80 mln di europei vivono in case malsane e poco efficienti

Ue distante dall’Agenda 2030 su efficienza energetica e rinnovabili: Strasburgo promuove un pacchetto legislativo. Un rapporto Istat attesta che in Italia il 16,5% delle famiglie non è in grado di riscaldare la propria abitazione. 4/12/2018

“Questo pacchetto è un buon affare per i nostri cittadini e porterà a importanti riduzioni del consumo energetico, riducendo le bollette”. Questa la dichiarazione di Miroslav Poche, eurodeputato socialista, relatore del pacchetto legislativo approvato il 13 novembre dal Parlamento europeo, incentrato su risparmio energetico e risorse rinnovabili.

Questo testo delinea limiti e obiettivi da raggiungere per tutti gli Stati dell’Unione: “La presente direttiva istituisce un quadro comune di misure per promuovere l'efficienza energetica al fine di garantire che gli obiettivi principali dell'Unione 2020 e 2030 siano rispettati”, afferma il documento. Per raggiungere i traguardi prefissati, “l’efficienza energetica dovrà raggiungere almeno il 32,5 % entro il 2030”, con le rinnovabili che dovranno rappresentare il 32% del consumo finale lordo. Questi target saranno rivisti entro il 2023, esclusivamente al rialzo.

“Si tratta di un importante passo in avanti”, si legge nell’articolo del sito The Vision, piattaforma di approfondimento politico, sociale e culturale, a commento del pacchetto legislativo. Il risultato, nel complesso, è “soddisfacente ma non sufficiente”, si evince dall’articolo, perché, nonostante si ponga in modo più deciso rispetto alle richieste della Commissione, il testo non ha ancora le caratteristiche necessarie per soddisfare i target dell’Agenda 2030. Su questo aspetto, gli scienziati dell’Ipcc avevano già lanciato l’allarme a inizio ottobre: “Abbiamo solamente 12 anni per limitare gli effetti del cambiamento climatico”. E questo discorso vale ancor di più se consideriamo che nel 2017 la percentuale di energia rinnovabile prodotta dall’Unione europea è stata del 17%, 25 punti in meno rispetto al target stabilito da Strasburgo.  

Un altro elemento di notevole importanza all’interno del pacchetto legislativo è l’accento posto sulla cosiddetta “povertà energetica”. Questa tematica, oggetto di discussione e di ricerca in numerosi Paesi europei solo negli ultimi anni, è tornata in primo piano in Italia grazie a un rapporto Istat. “Cresce la quota di popolazione che non riesce a riscaldare la propria abitazione”, attesta il documento dell’Istituto nazionale di statistica; questa fetta di cittadinanza, secondo dati relativi al 2016, “corrisponde al 16,5% delle famiglie italiane, poco più di nove milioni di persone, considerando il dato di 2,3 membri a nucleo”.

“Manca una definizione condivisa di “povertà energetica” a livello europeo”, fa notare il testo promosso da Strasburgo. Per la Banca d’Italia, la povertà energetica corrisponde all’ “incapacità di acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici, con conseguenze sul loro benessere”. Secondo una definizione condivisa nel Regno Unito, invece, vertono in condizioni di povertà energetica i nuclei familiari che sono costretti a spendere più del 10% del proprio reddito per riscaldare adeguatamente la propria abitazione, come coloro che, nonostante ne abbiano bisogno, non possono permetterselo. “C’è una difficoltà in generale nel quantificare il problema in maniera precisa,” afferma l’eurodeputata Eleonora Evi, membro della Commissione energia del Parlamento Europeo, intervistata da The Vision. Per questo l’Ue, all’interno del pacchetto energia, inserisce un richiamo per un calcolo univoco e condiviso, un utilizzo di un linguaggio comune per facilitare gli investimenti tra i diversi Paesi dell’Unione. “Raggiungere un obiettivo ambizioso in materia di efficienza energetica richiede la rimozione di ostacoli agli investimenti”, dichiara il testo; “un passo in questa direzione è il chiarimento fornito da Eurostat il 19 settembre 2017 su come registrare i contratti di rendimento energetico nei conti nazionali”.

In Europa la povertà energetica è un problema particolarmente diffuso, per di più aggravato dallo “stato di salute” di molti edifici, umidi e poco efficienti, molto difficili da riscaldare. “Sono circa 80 milioni gli europei che vivono in case inadeguate e malsane”, si legge nel documento, mentre in Italia le abitazioni che necessitano riparazioni a tetti e infissi sono il 23% del totale, facendo dell’Italia il sesto Paese europeo con le infrastrutture meno efficienti.

Strasburgo delinea quindi tre linee guida per uscire dalla condizione di povertà energetica e sprechi diffusa in tutta Europa:

  • Efficientamento energetico delle abitazioni (popolari, attraverso interventi statali, e private, attraverso incentivi alla ristrutturazione). Questo primo passo porterebbe a una riduzione dei consumi, diminuendo l’impatto ambientale e i costi della bolletta;
     
  • Incentivi per il sostentamento di famiglie indigenti (in Italia, introdotto dal governo Prodi nel 2007 tramite il Bonus Luce e Gas, ma molto complesso da ottenere);
     
  • Diritto all’autoconsumo, vale a dire possibilità di produrre energia rinnovabile per il consumo, immagazzinamento e vendita, in modo da ridurre il costo della bolletta. Questo esperimento, applicato a Porto Torres, ha fatto sì che il Comune investisse 500mila euro finalizzati all’installazione di pannelli solari per l’autoconsumo e la vendita in rete per 100 famiglie indigenti.

Una volta emanato il testo, Strasburgo attende il recepimento da parte dei singoli Stati membri. Il testo prevede, infatti, per ogni Paese “un anno di tempo per presentare un piano nazionale integrato per l’energia e clima”. Recepimento che dovrà arrivare il prima possibile poiché, come afferma il pacchetto di legge, “l'efficienza energetica dovrebbe essere riconosciuta come un elemento cruciale e una considerazione prioritaria nelle future decisioni di investimento sull'infrastruttura energetica dell'Unione”.

 

di Flavio Natale

 

martedì 04 dicembre 2018
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