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Per i disabili è ancora più difficile realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

L’Onu per la prima volta analizza lo stato dell’arte rispetto ai 17 SDGs delle persone con disabilità: più diffusa povertà, minore accesso a salute, istruzione e lavoro, inaccessibilità dei trasporti pubblici, maggiore rischio di violenza. 6/12/2018

Il rapporto “Un Flagship Report on Disability and Development 2018: Realization of the Sustainable Development Goals by, for and with persons with disabilities”, lanciato dal Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite il 3 dicembre in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, rappresenta la prima analisi sistemica dell’Onu che mette in relazione il tema della disabilità con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals) dell’Agenda 2030 a livello globale.

Il documento illustra da un lato lo stato dell’arte delle persone con disabilità, mostrando quanto siano svantaggiate rispetto alla maggior parte degli SDGs; dall’altro evidenzia il crescente numero di buone pratiche che possono creare una società più inclusiva, sottolineando l’esigenza di riconoscere il contributo che le persone con disabilità possono dare allo sviluppo della società.

Sui Goal 1 e 2 (sconfiggere la povertà e la fame), i dati mostrano che la quota di persone con disabilità che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale o internazionale è più alta, e in alcuni casi doppia, rispetto a quella delle persone senza disabilità.

Rispetto al Goal 3 (salute e benessere), l’accesso ai servizi sanitari rimane una sfida per le persone con disabilità, che in media hanno possibilità tre volte inferiori rispetto agli altri di ricevere le cure quando ne hanno bisogno. In Italia, tra le motivazioni alla base di questa carenza, per il 94% delle persone con disabilità che non hanno potuto accedere alle cure, sono i costi troppo elevati, la distanza eccessiva o i tempi di attesa troppo lunghi.

Sul Goal 4 (istruzione di qualità) si segnala che il 54% delle persone con disabilità è alfabetizzato (contro il 77% di quelle senza disabilità) e più del 10% è stato escluso dalla scuola a causa della sua disabilità. Inoltre, nel 44% degli Stati membri dell’Onu, gli studenti con disabilità non possono ricevere gli insegnamenti nella stessa classe degli altri studenti.

Queste disuguaglianze sono ancora maggiori per le donne, che presentano rispetto agli uomini tre volte in più bisogni sanitari insoddisfatti e analfabetismo (Goal 5 – parità di genere).

I servizi igienico-sanitari sono inaccessibili per il 31% delle persone in sedia a rotelle, problema che impedisce loro di partecipare spesso alla vita sociale (Goal 6 – acqua pulita e servizi igienico-sanitari).

Rispetto al Goal 7 (energia pulita e accessibile), si segnala che la percentuale di abitazioni con accesso all’elettricità è più bassa rispetto a quella delle persone senza disabilità in 37 Paesi in via di sviluppo su 44, e in 17 Paesi meno del 50% delle abitazioni con persone disabili hanno accesso all’elettricità. 

Le persone con disabilità continuano ad avere un accesso limitato al mondo del lavoro (Goal 8 – lavoro dignitoso e crescita economica). Il tasso di occupazione delle persone con disabilità di 15 anni e oltre è quasi la metà di quello delle persone senza disabilità.

Relativamente all’uso della tecnologia (Goal 9 – imprese, innovazione e infrastrutture), in 14 Paesi solo il 19% delle persone con disabilità utilizza Internet (rispetto al 36% di quelle senza disabilità). Inoltre, più di un terzo dei portali web nazionali non è accessibile alle persone con disabilità.

Le persone con disabilità si trovano a dover affrontare forme di discriminazione ogni giorno, in ambito sociale, politico ed economico (Goal 10 – ridurre le disuguaglianze). In alcuni Paesi, più del 50% delle persone con disabilità ha avuto esperienze di discriminazione. In alcuni Paesi i divari che separano le persone con disabilità da quelle senza disabilità raggiungono più di 20 punti percentuale per la povertà di reddito e 50 punti percentuale per buona salute, tasso di alfabetizzazione e tasso di occupazione. Inoltre, esistono tuttora diverse politiche e leggi discriminatorie in alcuni Paesi per ciò che concerne soprattutto il matrimonio, la capacità legale e la partecipazione politica.

Anche le città non sono adeguate alle esigenze dei disabili (Goal 11 – città e comunità sostenibili). In alcuni Paesi più del 30% delle persone con disabilità considera i trasporti e gli spazi pubblici non accessibili. Anche trovare delle abitazioni adeguate alle loro esigenze non è semplice, soprattutto a causa delle barriere fisiche, della discriminazione e della mancanza di un sostegno da parte della comunità.

Anche il Goal 13 (lotta contro il cambiamento climatico) interessa le persone con disabilità da vicino: in caso di calamità naturali, conflitti ed emergenze umanitarie, sono particolarmente vulnerabili, tanto che il 79% non sarebbe in grado di evacuare immediatamente senza difficoltà.

Rispetto al Goal 16 (pace, giustizia e istituzioni solide), si evidenzia che le persone con disabilità sono particolarmente esposte al rischio di violenza. I dati raccolti in cinque Paesi in via di sviluppo rivelano che una persona su cinque è oggetto di violenza verbale o fisica a causa della disabilità. In media, in 35 Paesi (soprattutto nell’Ue) il 13% delle persone con disabilità è esposto a un ambiente violento, rispetto al 10% di quelle senza disabilità, e in Italia la percentuale è addirittura più che doppia. Inoltre, in alcuni Paesi più del 90% delle persone con disabilità che necessita di consulenza legale non è in grado di riceverla.

 

Infine, riguardo alla disponibilità di dati sulle disabilità (Goal 17 - partnership per gli Obiettivi, nello specifico Target 17.8) si segnala un positivo aumento dei censimenti che includevano domande sulle disabilità: nel 1970 lo avevano fatto solo 19 Paesi, mentre nel 2010 vi erano riusciti 120 Paesi su 214.

di Flavia Belladonna

Scarica il Rapporto

 

giovedì 06 dicembre 2018
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