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Bullismo: un terzo dei ragazzi del mondo ne è stato vittima almeno una volta

Nonostante sia compito delle scuole garantire un ambiente di apprendimento sicuro e inclusivo, il bullismo continua a proliferare. Aspetto fisico, razza e colore della pelle sono i principali pretesti. 8/2/2019

Che si tratti di bullismo fisico, psicologico, sessuale o di cyberbullismo, gli atti di violenza nelle scuole rappresentano un problema irrisolto. Secondo il rapporto Unesco “Behind the numbers: ending school violence and bullying” pubblicato in occasione dell’Education World Forum 2019 a Londra, dal 20 al 23 gennaio, un ragazzo su tre è stato vittima di bullismo almeno una volta nell’ultimo mese. Grazie soprattutto ai dati raccolti da due indagini internazionali su larga scala, la Global school-based student health survey (Gshs) dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e lo studio sui Health Behaviour in School-aged Children (Hbsc), il quadro emerso non è dei migliori.
Considerando come soglia temporale il mese precedente all’uscita del Rapporto, il 19,4% degli studenti è stato vittima di bullismo per uno o due giorni, il 5,6% ha subito atti violenti da tre a cinque giorni e il 7,3% è stato vessato per sei o più giorni.
Il bullismo fisico è il problema più grande nella maggior parte dei casi (16,1%), ma nel Nord America e in Europa il bullismo psicologico è il più comune, seguito dal bullismo sessuale.
Il bullismo fisico è più comune tra i ragazzi, mentre il bullismo psicologico è più diffuso tra le ragazze.
Stupiscono i dati relativi alla violenza fisica nelle scuole da parte dei docenti: nonostante sia legalmente proibita in 132 Paesi, è ancora permessa in 68. Un’indagine condotta su 63 Paesi, di cui 29 proibiscono le punizioni corporali, ha mostrato che gli studenti che ne hanno subite da parte degli insegnanti sono il 90% in ben nove Paesi, il 70-89% in 11 Paesi e il 13-69% in 43 Paesi.
Il dolore emotivo e fisico ha spesso  drammatiche conseguenze per chi lo subisce. Nel 23,4% dei casi, le vittime di bullismo hanno seriamente preso in considerazione il tentativo di suicidio. Inoltre, nel 45% dei casi, gli studenti vittime di bullismo si dice pronto ad abbandonare la scuola al termine del ciclo secondario.
Il bullismo psicologico invece ha conseguenze sulla capacità di socializzare, di sentirsi parte attiva di un gruppo e riduce la capacità di apprendimento.
Fortunatamente però, così come evidenzia il Rapporto, questo fenomeno è diminuito in quasi la metà dei Paesi analizzati. Un ambiente scolastico positivo e stimolante accompagnato dalla giusta disciplina da parte degli insegnanti, sono tra i fattori che contribuiscono al contrasto del bullismo così come lo è il supporto e la comunicazione familiare.
Per prevenire il bullismo, sottolinea il Rapporto, serve un impegno forte e una leadership politica chiara, che trasmetta il messaggio che la violenza nelle scuole sono inaccettabili.
In Svezia, il primo paese al mondo a vietare legalmente tutte le forme di violenza contro i bambini, le scuole sono obbligate ad attuare misure per prevenire e rispondere a qualunque tipo di violenza; i Paesi Bassi impongono la legge antibullismo nell'agenda scolastica. In Giamaica, il Primo Ministro, che in precedenza aveva ricoperto il ruolo di Ministro della Pubblica Istruzione, ha proposto di modificare la legge sull'istruzione per vietare le punizioni corporali nelle scuole e promuovere l'uso della disciplina positiva.
In Uruguay gli sforzi per affrontare il bullismo scolastico è stato sostenuto da una più ampia riforma del settore dell’istruzione e da maggiori investimenti economici.
Più in generale, i Paesi che hanno creato collaborazioni con partner non governativi e che hanno investito nella ricerca, nel monitoraggio e nella valutazioni dei casi di bullismo, hanno registrato una diminuzione del fenomeno. L’Italia, ad esempio, è una di questi. Il risultato è stato raggiunto anche grazie a una serie di investimenti mirati in programmi anti-bullismo e valutazione dei risultati. Ad esempio, il 17 febbraio è stato dedicato alla Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. L’implementazione dei due principali programmi scolastici anti bullismo, No Trap! (2008) e Kiva (2013), hanno contribuito a diminuirne gli episodi.
"Siamo incoraggiati dal fatto che quasi la metà dei Paesi con dati disponibili ha ridotto i tassi di violenza e bullismo scolastico", ha dichiarato Stefania Giannini, Vice Direttore generale dell’Unesco per l’educazione. "Ciò dimostra che attraverso una combinazione di forte leadership politica e altri fattori come formazione, collaborazione, reporting e monitoraggio, possiamo alleviare il clima di paura creato dal bullismo scolastico e dalla violenza".

 

di Tommaso Tautonico

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