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L'inquinamento atmosferico colpisce più duramente le regioni svantaggiate

È quanto emerge dal nuovo studio Eea: servono azioni a tutela di poveri, anziani e bambini. Europa orientale e meridionale le zone più colpite, Italia tra i Paesi con i problemi maggiori. 12/2/2019

L'inquinamento atmosferico e acustico, unito ai danni generati dal cambiamento climatico, non impatta allo stesso modo sulle varie fasce della popolazione. Oltre a caratteristiche come l'età e lo stato di salute, i rischi a cui si va incontro dipendono dalla condizione sociale. 

A sostenerlo lo studio dal titolo “Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe” dell'European environment agency (Eea), pubblicato lo scorso 4 febbraio, che per la prima volta combina dati socioeconomici con quelli relativi alla salute e all’ambiente.  

I risultati dimostrano che la distribuzione delle minacce per la salute che derivano dal degrado ambientale si riflettono nelle differenze di reddito, disoccupazione e istruzione presenti in tutta Europa. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti dalla legislazione dell’Unione europea negli ultimi decenni, in termini di benessere economico e godimento ambientale, l’Eea sottolinea che persistono ancora troppe differenze tra le varie regioni. 

“Nonostante il significativo successo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e dell'ambiente”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Eea Hans Bruyninckx, “sappiamo che si può fare di più in tutta l'Ue per garantire che gli europei, indipendentemente dalla loro età, reddito o istruzione, siano ben protetti dai pericoli ambientali che ci troviamo ad affrontare”. 

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, il rapporto mostra come siano maggiormente esposte le Regioni dell’Europa orientale, tra cui figurano Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria, e quelle dell’Europa meridionale dove troviamo Spagna, Portogallo, Grecia e Italia. Come dimostrato dalla seguente immagine che mette in relazione diffusione del particolato atmosferico Pm2.5 e reddito pro capite. Si tratta, infatti, di Paesi in cui il reddito pro capite e il tasso di istruzione è più basso rispetto alla media europea e dove c’è maggiore disoccupazione. 

Nelle regioni mediamente più ricche è presente, invece, una maggiore concentrazione di biossido di azoto (NO2), un gas nocivo alla salute umana prodotto per la maggior parte dal processo di combustione che avviene nelle auto diesel e presente, quindi, soprattutto nei grandi centri urbani. Anche in questo caso, però, si osservano livelli più significativi nei quartieri dove vivono le comunità meno abbienti.
Stesso discorso per l’esposizione al rumore: dove risiedono le famiglie più povere l’inquinamento acustico è superiore. 

Per quanto riguarda, invece, gli impatti generati dalle temperature estreme, le parti dell’Europa meridionale e sud orientale sono le più colpite. Una lista di nazioni in cui rientrano Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, dove, oltre a un reddito più basso, è presente una popolazione anziana molto numerosa: un fattore che determina una minor spesa personale per tutelarsi da certi fenomeni, come le ondate di calore, e che incide in modo negativo sulla salute e l’intero settore sanitario.

Inoltre, anche i tassi di disoccupazione, più alti in questi Paesi, influenzano lo stato di salute. Nella seguente immagine, ad esempio, vengono confrontate le temperature rigide (media del periodo 1990-2015), con disoccupazione di lunga durata e percentuale della popolazione con 75 anni o più. 

Fonte: Agenzia Europea per l'Ambiente

Nel documento, infine, vengono elencate le buone pratiche che si stanno diffondendo nell’Ue per ridurre i rischi ambientali sui membri più vulnerabili della società.
Tra queste troviamo: l’introduzione di norme sul traffico stradale che vietino la circolazione di veicoli inquinanti nei centri urbani; il divieto di determinati prodotti usati per le operazioni di riscaldamento degli edifici in grado di produrre inquinamento atmosferico, come quelli a base di carbone; la diffusione di strutture per la protezione dal rumore; piani di azione specifici per le emergenze collegate alle ondate di calore e al clima rigido, fenomeni pericolosi soprattutto per gli anziani; misure di adattamento al cambiamento climatico, come possono essere maggiori spazi dedicati al verde nelle nostre città. 

 

di Ivan Manzo

martedì 12 febbraio 2019
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