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Storie di successo di governance delle acque: ecco alcune buone pratiche

Mancanza di servizi igienici, sfruttamento degli stock ittici, acque di zavorra che minacciano gli ecosistemi marini locali, sono queste alcune delle principali sfide legate alla gestione idrica e oceanica, ma delle soluzioni esistono. 8/3/2018

“La crisi mondiale dell’acqua deriva in primo luogo da un problema di gestione della risorsa, più che di disponibilità della stessa”. È quanto emerge dal rapporto “What works in water and ocean governance” del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (United Nations Development Programme - Undp), dedicato al tema della governance dell’acqua e degli oceani, intesa come l’insieme di tutti quei sistemi politici, sociali, economici e amministrativi che influenzano la gestione delle risorse e l’uso delle acque.

Il Rapporto analizza i fattori di successo di undici casi tratti dal Water and ocean governance programme (Wogp) che hanno guidato gli stakeholder nel raggiungere risultati di rilievo nella gestione della risorsa idrica. 

Un esempio di progetti presentati nel Rapporto è “GloBallast”, progetto dedicato alle gestione delle acque di zavorra volto alla mitigazione dell’impatto dannoso delle specie aliene sugli ecosistemi marini locali. Le navi cargo, quando scaricano la merce in porto, imbarcano acqua per mantenere condizioni di navigazione sicure e stabili. Assieme all'acqua di zavorra vengono trasportati anche gli organismi che ci vivono (pesci, crostacei, molluschi e alghe) con conseguente trasferimento di microbi, piante e animali da una parte all'altra del mondo. A seconda delle condizioni ambientali in cui vengono scaricati, gli organismi non solo possono sopravvivere, ma rapidamente possono stabilirsi e diventare dominanti, con effetti disastrosi sull’ambiente acquatico locale, sulla sua economia e sulla salute umana. Nella sua fase iniziale (2000-2004), il progetto GloBallast ha gettato le basi per favorire una cooperazione internazionale sull’argomento. Implementato in sei Paesi pilota (Brasile, Cina, India, Iran, Sudafrica e Ucraina), il progetto ha portato avanti campagne di comunicazione e sensibilizzazione sull’argomento, istituito task force nazionali e fornito assistenza tecnica sulla legislazione e regolamentazione delle acque di zavorra migliorandone la capacità gestionale. Oggi GloBallast include 15 Paesi (Argentina, Bahamas, Cile, Colombia, Croazia, Egitto, Ghana, Giamaica, Giordania, Nigeria, Panama, Trinidad e Tobago, Turchia, Venezuela e Yemen) ed è l’organizzatore dei due eventi più importanti nel panorama internazionale sull’argomento. Si tratta di raduni multi-stakeholder fondamentali nel guidare l'innovazione nei sistemi di trattamento, nelle tecnologie di campionamento e monitoraggio delle acque di zavorra.

Un’altra delle storie di successo del Rapporto riguarda la salvaguardia dello stock ittico mondiale di tonno, pescato per il 60% nelle isole del Pacifico centrale e occidentale. Con l’esaurimento degli stock in altre parti del mondo, i Paesi esportatori di tonno hanno iniziato a pescare in queste zone in modo intensivo, mettendo a rischio non solo l’esistenza della specie, ma anche l’economia locale basata principalmente sulla pesca del tonno. Dal 1997 queste isole, con il supporto dell’Unpd Global Environmental Finance, hanno iniziato a introdurre alcuni principi di economia blu sostenibile in grado di fornire benefici sociali ed economici alle generazioni attuali e future, proteggendo e mantenendo la diversità. Il frutto di questo lungo processo di cambiamento è stata l’adozione, nel 2000, della Convenzione sulla conservazione e gestione degli stock ittici migratori nell'Oceano Pacifico centrale e occidentale (Convenzione Wcpf). Durante la fase di avvicinamento alla stipula della convenzione i piccoli Paesi oceanici hanno avuto modo di negoziare con i colossi della pesca, facendo valere le caratteristiche politiche, socioeconomiche, geografiche e ambientali della loro regione. La convenzione Wcpf affronta i problemi delle attività di pesca non regolamentata, l’eccessiva capacità di carico della flotta, i cambi di bandierai per sfuggire ai controlli e la scarsa cooperazione multilaterale in materia di conservazione e gestione delle riserve di pesce.

Un’ulteriore storia di successo riguarda l’inaccessibilità ai servizi igienici, problema che nelle Filippine interessa un quarto della popolazione. Questo significa che circa 10 milioni di filippini defecano all'aperto, con gravi conseguenze per la salute. La National Anti-Poverty Commission (Napc) filippina ha individuato 455 comuni svantaggiati, dove il 50% delle famiglie non ha accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici primari, con conseguenze sulla vita quotidiana spesso drammatiche. Donne e ragazze sono le più colpite, poiché l'acqua e i servizi igienici sono legati a ruoli riproduttivi, economici e alla loro dignità.
Nel 2009, l'Unpd e l'Unicef, con la collaborazione dell’Autorità nazionale per lo sviluppo economico delle Filippine e del ministero dell’Interno locale, hanno avviato un programma di iniziative mirato a sostenere e migliorare la fornitura di acqua in alcune comunità particolarmente disagiate. Grazie a una serie di eventi è stato possibile sensibilizzare in modo significativo sul fatto che l'acqua non è solo un problema di ingegneria per l'installazione di tubi e rubinetti, ma un problema fondamentale di diritti umani e di governance. Inoltre, il programma ha portato alla realizzazione di studi per sostenere la graduale erogazione di servizi idrici a favore dei poveri, all’elaborazione di raccomandazioni per migliorare le politiche di finanziamento nel settore e alla stipula di accordi di condivisione dei costi delle amministrazioni nazionali e locali per i programmi di approvvigionamento idrico.

Una delle iniziative di maggior successo è stato il Localized Customer Service Code (Lcsc) per i piccoli sistemi idrici: un contratto sociale vincolante tra un fornitore e i suoi clienti sviluppato attraverso un processo consultivo e partecipativo che coinvolge entrambe le parti, in grado di evidenziare ruoli e responsabilità dei fornitori e dei consumatori nel funzionamento e nella manutenzione del sistema idrico. Questo approccio ha creato un'atmosfera di trasparenza e responsabilità per l'erogazione dei servizi idrici e una corretta gestione degli impianti di approvvigionamento idrico.
Il risultato è stato che i poveri erano disposti e in grado di pagare per i servizi di fornitura idrica, purché vi fosse sufficiente trasparenza e responsabilità nel sistema di governance.

Questi sono solo alcuni esempi delle iniziative di successo estrapolate dal Rapporto. È importante, si legge nelle conclusioni, che in tutti i progetti vi sia integrazione orizzontale e verticale, in cui le parti interessate sviluppino una visione condivisa degli obiettivi. In tutti i casi di successo, i progetti hanno consentito agli stakeholder interessati di generare risultati che da soli non avrebbero mai raggiunto.

 

di Tommaso Tautonico

venerdì 08 marzo 2019
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