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Il Piano energia clima non soddisfa. Troppo lento il passaggio alle rinnovabili

Nel giorno del Global Climate Strike, il comitato energiaperlitalia commenta il Piano del governo. Mix energetico deludente, novità sui trasporti esigue, carbon tax grande assente. 18/3/2019

“Chi si aspettava dal governo un piano capace di riportare l’Italia sulla “rotta giusta” e di rispondere “all’ultima chiamata” degli scienziati, rimarrà deluso”. Con queste parole si apre il documento di commento al Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) del governo Conte elaborato da Energia per litalia, comitato composto da scienziati e ricercatori bolognesi, esperti di tematiche energetiche e climatiche.

Il comitato, nato in occasione dell’appello al governo Gentiloni per portare all’attenzione del Parlamento le problematiche legate alla sostenibilità, è tutt’oggi in funzione, e si occupa di divulgazione scientifica e analisi delle politiche climatiche. Il gruppo è coordinato da Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna e accademico dei Lincei, esperto di processi di fotosintesi artificiale e macchine molecolari, con un interesse per le connessioni tra scienza e società. Il commento al Piano è stato reso pubblico il 15 marzo, data significativa per la giornata di protesta mondiale contro il cambiamento climatico.

I contenuti principali del documento, come riporta anche il comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, coordinato da Toni Federico, riguardano:

1. Energia primaria e mix energetico. In base agli accordi di Parigi e agli impegni rinnovati a Katowice, le emissioni dovrebbero essere ridotte del 45% entro il 2030, e a zero nel 2050. “Il piano del governo non prevede una riduzione di questa portata” dichiara il documento, né una significativa espansione delle energie rinnovabili, ostacolando quella transizione energetica di cui necessita il nostro Paese per uscire fuori dalla dipendenza da strutture carbon fossili.
 Il Piano prevede nello specifico una diminuzione del consumo di energia primaria, da 155 Mtep (milioni di tonnellate equivalente di petrolio) nel 2016 a 135 Mtep nel 2030, ma si tratta di una diminuzione di poco maggiore (5%) rispetto a quanto accadrebbe senza le misure proposte dal Piano stesso. Il mix energetico al 2030 non varia molto rispetto a quello del 2016: viene confermata l’uscita dal carbone, ma il petrolio diminuisce di soli cinque punti percentuali, da 36% a 31%, mentre il gas rimane addirittura invariato al 37% e le rinnovabili incrementano soltanto dal 18% al 28%. “Questi dati sono molto deludenti”, dichiara il comitato, “tanto più che in questo modo al 2030 la quota delle rinnovabili sarà minore sia di quella del petrolio che di quella del gas, prese separatamente”.
 Inoltre il documento prevede che, secondo le direttive del Piano, nel 2040 la fonte prevalente di energia primaria italiana sarà ancora il combustibile fossile (circa 65%). “Questi obiettivi riguardo il mix energetico sono la conseguenza inevitabile di un Piano che si preoccupa di facilitare e potenziare, anziché di limitare, l’approvvigionamento e l’utilizzo di gas e petrolio”, chiosa il comitato.
 Punti condivisibili sono invece: il superamento delle criticità nella distribuzione dell’energia e nell’integrazione del mercato, l’individuazione di meccanismi per contrastare la povertà energetica, l’incremento dei fondi, la riduzione della frammentazione nei finanziamenti delle ricerche sull’energia e la promozione di un’azione di informazione.
 Nel Piano, inoltre, “non c’è traccia della carbon tax, provvedimento molto delicato e necessario per la transizione energetica”.

2. Risparmio ed efficienza. “Nel periodo 2021-2030 il consumo di energia si dovrebbe ridurre di circa 51 Mtep”, si legge nel documento. Ma questo obiettivo, raggiungibile risparmiando ogni anno lo 0,8% di energia rispetto ai consumi dell’anno precedente, sarà perseguito tramite grandi risparmi di energia termica. Verranno utilizzate le reti di teleriscaldamento alimentate da centrali termoelettriche a cogenerazione, biomasse, o termovalorizzazione dei rifiuti, mentre l’Italia non usufruirà appieno delle opportunità del solare termico e delle pompe di calore.

3. Trasporti. “Nel settore dei trasporti le politiche del Piano sono deludenti”. Manca infatti l’accenno a una data indicativa per il phase out dei veicoli a benzina e diesel, fissata per il 2025 in Olanda e per il 2040 in Francia e Regno Unito.

4. Biocarburanti. Per quanto riguarda i biocarburanti, questi “non possono giocare un ruolo importante nelle transizione energetica perché l’efficienza della fotosintesi naturale è molto bassa (0,1-0,2%) e la ricerca scientifica mostra che non è possibile aumentarla in modo significativo”, afferma il comitato.
 Concretamente, dunque, “il Piano del governo italiano deve essere aggiornato con obiettivi più ambiziosi, come chiedono i giovani che sfilano nelle strade”, si legge nella conclusione del documento. Per le emissioni climalteranti, “indichiamo una riduzione di 100 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2023 e di altre 100 all’orizzonte del 2030”. Questo obiettivo va raggiunto con lo sviluppo progressivo delle energia rinnovabili come fonte primaria per elettricità, trasporti, usi civili e industria. Le risorse sostenibili devono costituire il 30% del mix energetico italiano già nel 2023 e il 40% nel 2030.

“Ogni giorno di più ci rendiamo conto della fragilità del mondo in cui viviamo” conclude il comitato. Per questo motivo bisogna agire subito poiché, come disse il filosofo tedesco Hans Jonas, inserito in chiusura del documento, “è lo smisurato potere che ci siamo dati, su noi stessi e sull’ambiente, ad imporci di sapere cosa stiamo facendo e di scegliere in quale direzione vogliamo inoltrarci”.

di Flavio Natale

lunedì 18 marzo 2019
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