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Il Clean Technology Fund investe 749 milioni di dollari nelle rinnovabili

Un rapporto di Bloomberg attesta i risultati del piano di investimenti in Cile, Kazakistan, Messico, Marocco, Tailandia. Prospettive buone, ma le quote fossili devono diminuire. Parole d’ordine: efficienza e risparmio. 27/3/2019

L'economia dell'energia pulita è stata trasformata radicalmente e positivamente dalla fondazione del Clean Technology Fund (Ctf), ormai un decennio fa”. Con queste parole Bloomberg valuta il lavoro compiuto dal Ctf nel rapporto The Clean Technology Fund and Concessional Finance, uscito nel febbraio 2019. Il Ctf, patrocinato dalla Banca mondiale e dalle Nazioni Unite, è un fondo internazionale che promuove finanziamenti per l’implementazione e il trasferimento di tecnologie a basse emissioni di carbonio nei Paesi in via di sviluppo.

I costi delle tecnologie chiave sono crollati in modo così sostanziale che oggi l’eolico e il solare sono regolarmente competitivi in ​molte parti del mondo”, afferma il Rapporto. Questo piccolo traguardo, però, “deve essere sostenuto da un considerevole lavoro per garantire che le nazioni non appartenenti all’Ocse possano far crescere le loro economie senza espandere la quota di fossili e, anzi, riducendoli”. A questo fine, il Rapporto contempla le migliori nuove opportunità raggiunte nel campo dei capitali agevolati, focalizzandosi su cinque Paesi selezionati: Cile, Kazakistan, Messico, Marocco e Tailandia. In queste nazioni il Ctf ha investito 749 milioni di dollari in 2,3 Gw di progetti di energia pulita su larga scala (a partire dalla fine del 2017). Questo, insieme agli 1,3 miliardi di cofinanziamento da parte di banche multilaterali di sviluppo, ha contribuito a realizzare investimenti per un totale di 6,2 miliardi di dollari. 

Ma quali sono, effettivamente, i progressi e le problematiche di questi cinque Paesi nel settore energetico? Bloomberg li analizza uno per uno.

  • Cile. Il settore dell'energia pulita del Cile è stato rilanciato nel 2013, con ottimi risultati, e oggi attira grandi investitori multinazionali. Il problema del mercato cileno è collegato a un eccesso di produzione (in particolare nel settore fotovoltaico), in quanto la domanda complessiva di elettricità del Paese non è cresciuta tanto quanto previsto. Ma la presenza molto diffusa delle rinnovabili ha abbassato notevolmente i prezzi dell'energia.
  • Kazakistan. Prima di fornire fondi agli impianti eolici e fotovoltaici, il Ctf ha sostenuto lo sviluppo della politica energetica del Kazakistan. Nel 2013, il Paese ha istituito tariffe di alimentazione  che supportano progetti di generazione di energia eolica, fotovoltaica, idrica e a biocarburante. La politica è riuscita a far ripartire il mercato delle rinnovabili contribuendo ad attirare oltre un miliardo di dollari di investimenti. Una serie di fattori storici continua però a limitare lo spiegamento di capitali in Kazakistan, inclusi prestiti limitati, alta inflazione, notevoli fluttuazioni valutarie e alti tassi di interesse. Il Ctf ha provato a controbilanciare questo trend investendo nell'85% della capacità fotovoltaica installata e nel 40% della capacità eolica del Paese.
  • Messico. In Messico il panorama politico è in mutamento, così come quello energetico. L'amministrazione Peña Nieto (2012-2018) ha intrapreso un'importante liberalizzazione del settore elettrico, includendo una serie di aste per contratti di fornitura di energia pulita. Ciò ha contribuito a stimolare 6,2 miliardi di dollari di investimenti in energie rinnovabili nel 2017, più di quanto è stato prodotto nei precedenti tre anni messi insieme. 
  • Marocco. Il Marocco ha ricevuto più finanziamenti Ctf di qualsiasi altro Paese, ad eccezione dell'India. Le strutture di energia rinnovabile hanno ottenuto circa 600 milioni di dollari dal Fondo, e quasi 950 milioni di cofinanziamenti da banche multilaterali di sviluppo. Questo ha contribuito ad attirare ulteriori 4,4 miliardi di dollari di investimenti, dando il via alla crescita del settore termico e fotovoltaico. L’energia termica, in particolare, è la tecnologia che ha ricevuto il maggior supporto in Marocco con 435 milioni di dollari investiti. 
  • Tailandia. In Tailandia il Fondo ha supportato 134 Mw di impianti fotovoltaici e 87,5 Mw di progetti eolici, che rappresentano rispettivamente il 5% e il 10% della capacità complessiva di ciascuna tecnologia. 

“Le varie esperienze di queste cinque nazioni mettono in evidenza i molteplici modi in cui il capitale può essere impiegato”, attesta il Rapporto. La flessibilità è fondamentale, così come la capacità di regolare le strategie in corsa per seguire il progresso tecnologico. Ciò richiede inevitabilmente la volontà di rischiare nuovi modelli di finanziamento, business innovativi e tecnologie all’avanguardia, e, in particolare, “una comprensione che le nuove idee spesso non riescono e hanno un alto grado di fallimento”.

Per quanto riguarda la competizione a lungo termine tra la generazione di energia pulita e quella a combustibili, il Rapporto ha identificato due "punti critici" per superare la produzione fossile: l’efficienza delle centrali sostenibili e l’economicità dell’energia pulita, con l’obiettivo di togliere mercato alle fonti inquinanti.

In conclusione, Bloomberg attesta che è proprio nei Paesi meno sviluppati che l’azione è maggiormente necessaria. Infatti, “nelle nazioni in via di sviluppo non si è ancora raggiunto il punto di non ritorno”, dichiara il Rapporto, “e il capitale può essere schierato per ridurre le energie fossili, assicurando che solo le risorse sostenibili possano essere aggiunte alla rete di produzione energetica”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Flavio Natale

mercoledì 27 marzo 2019
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