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L’Ue promuove pace e prosperità, ma Bruxelles è distante dai suoi cittadini

Nonostante la crisi economica, l’afflusso dei migranti e la questione Brexit, gli europei pensano che l’Ue sia sinonimo di nobili obiettivi. È la conclusione del sondaggio condotto dal Pew Research Center su 10mila abitanti europei. 29/3/2019

Il 74% degli europei afferma che l’Ue promuove pace, democrazia e prosperità. Ma molti degli intervistati descrivono Bruxelles come una macchina lenta e inefficiente. Nel 62% dei casi c’è chi afferma che non comprende le esigenze dei suoi cittadini. È il risultato di un sondaggio condotto dal Pew Research Center su 10.112 abitanti in 10 diversi Paesi europei. Un focus sulle percezioni dei cittadini su temi come politica, immigrazione ed economia.
Svezia, Germania e Polonia sono le tre nazioni dove il sentimento di promozione della pace è più sentito, con più di otto intervistati su dieci. Grecia e Italia, i due Paesi che più di tutti hanno sofferto la crisi dovuta al debito europeo, sono le nazioni che hanno dichiarato di non credere in un futuro prospero.

In tutte e dieci le nazioni, una media del 58% crede che la prossima generazione dovrà affrontare una situazione finanziaria peggiore rispetto ai genitori; solo il 30% degli intervistati crede in un futuro migliore. La Polonia è l’unica ad avere un’opinione positiva: il 59% dei polacchi è ottimista riguardo alle prospettive economiche della generazione futura.
Preoccupa la situazione degli immigrati, nella maggior parte dei casi le nazioni vorrebbero meno immigrati nei propri Paesi. Divergenti le opinioni sul loro impatto su società ed economia. Una media del 53% afferma che il contributo dei migranti alla forza lavoro rende il loro Paese più forte. Svedesi e inglesi sono i più positivi: circa sei intervistati su dieci ritengono che le capacità degli immigrati siano un vantaggio per il loro Paese. In Ungheria solo il 5% degli intervistati ha espresso la stessa opinione. Il 57% afferma che l'immigrazione aumenta il rischio di terrorismo, mentre il 38% afferma che non ha alcun impatto. Francia, Spagna e Regno Unito sono le nazioni che più di tutte non credono che l'immigrazione aumenti le probabilità di terrorismo.

Anche se molte persone intervistate dichiarano di volere meno immigrazione, vi è una marcata volontà ad accogliere i rifugiati che fuggono da situazioni di violenza (una media del 77%) e gli immigrati altamente qualificati (64%).
A livello politico le opinioni degli europei sull'Ue rimangono generalmente positive. In tutti e dieci gli Stati europei, il 62% degli intervistati ha una visione favorevole dell’istituzione. Le valutazioni più alte si registrano in Polonia e in Spagna, seguono Germania, Paesi Bassi, Svezia, Francia, Italia e Ungheria. Il Regno Unito e la Grecia non hanno opinioni così favorevoli. Tra gli intervistati, i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni hanno un'opinione positiva dell'Unione europea rispetto agli over 50. Anche l'ideologia politica influisce sull’opinione dell'Ue. In sei delle dieci nazioni, chi si schiera a sinistra ha atteggiamenti più favorevoli rispetto agli schieramenti di destra. La Spagna, invece, mostra il contrario, con quelli a sinistra che hanno opinioni più negative.

Le sfide economiche degli ultimi anni gravano sull’opinione dei cittadini europei in merito agli aspetti finanziari. In molti ritengono che la situazione economica della classe media non sia migliorata negli ultimi 20 anni. Grecia, Italia e Spagna, tre nazioni europee colpite duramente dalla crisi finanziaria, sostengono che le condizioni della classe media siano peggiorate rispetto a 20 anni fa, opinione condivisa anche dalla metà degli intervistati in Francia e Regno Unito. Due eccezioni sono la Polonia e la Svezia, dove circa due su tre credono che le condizioni economiche delle persone siano migliorate.
Oltre al tumulto economico e alle sfide relative all'immigrazione, l'ultimo decennio ha registrato cambiamenti nel peso delle nazioni europee sulla scena mondiale. Tra le dieci nazioni intervistate, una media del 47% afferma che la Germania svolge un ruolo più importante rispetto a dieci anni fa, al contrario del Regno Unito che nel 38% dei casi registra un calo di rilevanza a livello mondiale.

 

di Tommaso Tautonico

venerdì 29 marzo 2019

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