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Contro la discriminazione negli orientamenti sessuali il cammino è ancora lungo

C’è qualche miglioramento, dice l’Ocse, ma siamo ancora lontani dalla piena accettazione delle persone Lgbt. Una situazione non solo eticamente inaccettabile, ma che comporta notevoli costi economici e sociali. 1/4/2019

La piena inclusione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender (Lgbt) è ancora lontana. Questo è quanto emerge dal rapporto “Society at a Glance 2019”, pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Il report, giunto alla sua nona edizione, fornisce una panoramica degli indicatori sul benessere sociale e quest’anno si concentra in particolare sulla condizione della minoranza Lgbt; solo la metà delle nazioni prese in esame ha legalizzato le unioni tra le persone dello stesso sesso e meno di un terzo consente il cambio di genere sui documenti senza che la persona sia costretta, per ottenere il riconoscimento, a sottoporsi a un intervento chirurgico, una cura ormonale e una diagnosi psichiatrica per la ri-assegnazione del sesso.

Il documento inoltre attesta che la discriminazione ha ricadute sull’economia e sulla salute mentale di milioni di persone e propone buone pratiche per l’inclusione delle minoranze sessuali e di genere

Il documento affronta tre questioni:

  • Quante persone sono lesbiche, gay, bisessuali e transgender?

Nessun censimento ha mai posto domande sull'orientamento sessuale e/o sull'identità di genere per identificare le persone Lgbt e solo alcune indagini rappresentative a livello nazionale contengono tali quesiti. A oggi, solo 15 paesi dell'Ocse hanno incluso una domanda sull’auto-identificazione sessuale in almeno una delle loro indagini condotte dagli uffici statistici nazionali o da altre istituzioni pubbliche. Guardando i dati, nei paesi Ocse le persone Lgbt rappresentano il 2,7% della popolazione adulta; in altre parole, in 14 Paesi 17 milioni di persone si considerano lesbiche, gay o bisessuali

  • Qual è la considerazione delle persone Lgbt da parte della popolazione?

Negli ultimi tre decenni c'è stato uno spostamento verso una maggiore accettazione dell'omosessualità, ma l'omofobia rimane diffusa. Anche tra i paesi dell'Ocse, che si collocano tra le nazioni più tolleranti del mondo, su una scala di accettazione da 1 a 10 il punteggio è cinque. L’accettazione dell'omosessualità è maggiore tra le donne, i più istruiti e le persone che vivono nelle aree urbane. Anche i giovani si mostrano più tolleranti.Il punteggio dell’ "accettazione dell'omosessualità" raggiunge 6 punti (su una scala che va da 1 a 10) per le persone di età compresa tra i15 e i 29 anni, ma scende a 4.4 per le persone sopra i 50 anni. I dati sono diversi se si prendono in esame le opinioni sulle persone transgender. Tra i Paesi europei dell’Ocse infatti solo il 40% degli intervistati sarebbe a suo agio ad avere una persona transgender in famiglia oppure  ad accettarla come rappresentante politica. Il rapporto afferma inoltre che gli impatti sociali della discriminazione comporta costi economici e sociali, ostacolando lo sviluppo economico. I dati dei sondaggi rivelano che mediamente le persone Lgbt  hanno il 7% in meno di probabilità di essere impiegate rispetto agli altri e il loro reddito da lavoro è inferiore del 4%. Non solo, il mancato riconoscimento compromette la salute mentale della popolazione Lgbt, che comporta l’erosione delle finanze pubbliche attraverso spese per servizi sociali e sanitari finalizzati a contrastare le conseguenze dell’emarginazione. 

  •  Quali pratiche possono migliorare l'inclusione Lgbt?

Il rapporto suggerisce alcune buone pratiche che si possono intraprendere per favorire l’inclusione. Una soluzione è quella di incrementare la comunicazione attraverso i canali mediatici, per aumentare la conoscenza delle problematiche e generare consapevolezza. Un’altra strategia è quella di raccogliere informazioni sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere attraverso censimenti e indagini nazionali, anche concentrandosi su tematiche specifiche come il lavoro e la salute, per essere in grado di avere contezza della situazione sociale della minoranza.Di grande importanza è inoltre vietare legalmente la discriminazione delle persone Lgbt. Risulta infatti difficile se non impossibile  difendere le minoranze da violenze e abusi senza una legislazione adeguata. C'è ancora molta strada da fare prima che le minoranze sessuali e di genere incontrino un riconoscimento legale a tutti gli effetti. Ad esempio, solo il 37% delle nazioni di tutto il mondo proibisce la discriminazione nell'occupazione basata sull'orientamento sessuale. Inoltre a livello globale solo il 14% dei Paesi ha legalizzato l’unione tra persone dello stesso sesso.

L’Ocse ha pubblicato un approfondimento sulla situazione nel nostro Paese. Secondo un sondaggio dell’Istat sulle discriminazioni di genere, l’orientamento sessuale e l’etnia condotta dall’Istat, nel 2011 la quota di persone Lgbt in Italia era pari all’1,6%. Inoltre, se l’atteggiamento verso questa categoria sta migliorando in tutti i Paesi dell’Ocse, l’Italia non segue questa tendenza: su una scala di accettazione da 1 a 10 il punteggio è tre. In più solo una minoranza degli intervistati italiani (37%) si sentirebbe a proprio agio ad avere una persona transgender o transessuale in famiglia o come collega di lavoro. 

Scarica il rapporto

 

di Eleonora Angeloni

 

 

lunedì 01 aprile 2019
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