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Aree marine protette: quale governance per raggiungere gli obiettivi?

Entro il 2020 il 10% della superficie globale dell’oceano dovrà essere protetto e tutelato. Una guida internazionale descrive alcune best practice, compresa l’isola di Tavolara. 29/4/2019

Uno dei target della Convenzione sulla diversità biologica del 1992 prevede che entro il 2020 il 10% delle aree marine e costiere sia conservato attraverso un sistema gestito in maniera equa, ecologicamente rappresentativo e ben collegato di aree protette. Vista l’importanza delle aree marine protette in termini di conservazione della biodiversità, l’Un Environment ha pubblicato “Enabling effective and equitable marine protected areas”. Una guida basata su 34 processi di governance efficaci di aree marine protette di tutto il mondo.
Una guida che arriva a poca distanza dal rapporto “What works in water and ocean governance” del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (United nations development programme - Undp), dedicato al tema della governance dell’acqua e degli oceani.

È importante, sottolinea la Guida, che l'approccio alla governance sia inclusivo e promuova il coinvolgimento delle comunità locali, con particolare attenzione ai benefici sociali, economici e ambientali. È importante che vi sia una chiara comprensione degli obiettivi di un’area marina protetta, delle azioni da compiere per salvaguardare la biodiversità e delle forze trainanti che hanno determinato una situazione di pericolo.

Ad esempio l’Area marina Tavolara – Punta Coda Cavallo (Sardegna) ha criticità legate all’eccessiva pressione ambientale da parte dei turisti sia sull’ambiente marino, che sulle riserve ittiche della zona.  Questo determina un conflitto con le comunità locali di pescatori, che vivono grazie alla vendita del pescato.Per limitare la pressione sugli stock ittici, le attività di pesca sono limitate attraverso una zonizzazione a tre aree. La zona A, è la riserva integrale in cui sono vietate tutte le forme di pesca; la zona B è di riserva parziale, in cui è consentita la pesca commerciale su piccola scala; la zona C, di uso generale, è consentita sia la pesca ricreativa che la pesca commerciale ridotta.

Tutta la pesca commerciale è riservata ai pescatori professionisti locali residenti nei villaggi costieri dell'area marina protetta.
Per limitare l’impatto sull’ambiente marino, sono stati introdotti regolamenti di ancoraggio e ormeggio per le imbarcazioni da diporto; è stata regolamentata l’attività di immersione e per tutelare le comunità locali, sono stati introdotti programmi di sussistenza diversificati, basati sul turismo subacqueo.

La Sanya coral reef national marine nature reserve in Cina, è stata istituita nel 1990 allo scopo di conservare gli habitat naturali e ripristinare lo stato della barriera corallina in seguito all’aumento del turismo locale. Lo sviluppo delle infrastrutture, il porto turistico, l’ancoraggio delle imbarcazioni, sono tutti fattori che hanno compromesso la funzionalità della barriera corallina. Per limitare gli effetti dannosi, tutte le attività di pesca nella riserva sono state vietate. Per coinvolgere le comunità locali, il governo cinese ha fornito incentivi volti a gestire meglio le risorse all’interno della zona turistica. La Yalongwan underwater world corporation ad esempio gestisce una zona di sette ettari nella riserva, protegge i diritti delle compagnie turistiche locali e favorisce gli investimenti per proteggere l’habitat naturale della zona.

Nella riserva naturale delle Galàpagos, in Ecuador, il turismo è aumentato del 150% in 14 anni. Gli afflussi turistici assieme alla migrazione interna della popolazione, stimolata dal turismo e dai redditi della pesca, rischia di compromettere lo scrigno di biodiversità di tutta l’area. La riserva marina è gestita grazie ad una legge speciale, incentrata sull’approccio partecipativo, basato su un consiglio direttivo che rappresenta le comunità locali. Molte delle iniziative a sostegno della governance dell’area marina protetta sono finanziate da Ong internazionali, mentre la ricerca scientifica e le attività di educazione ambientale sono finanziate dalla Charles Darwin foundation.

La North east Kent European marine site, Uk, è stata designata nel 1995, ma il sistema di gestione è stato avviato nel 2000 a causa di numerosi conflitti tra le parti interessate. Il sito include la zona speciale di conservazione della costa di Thanet, la zona speciale di conservazione di Sandwich Bay  e la zona protetta speciale della costa di Thanet e Sandwich Bay. I futuri piani di espansione economica creano non pochi malumori tra le comunità locali, preoccupati che lo sviluppo economico possa danneggiare il patrimonio naturale della costa di gesso. L'istituzione dell'area marina protetta invece ha aumentato l'ecoturismo e fornito opportunità, grazie ad un'azione di green marketing territoriale, di utilizzare la location per film e pubblicità.  L'attività e il relativo guadagno sono stati mantenuti all'interno delle comunità locali.

E’ stato sviluppato un piano economico di crescita verde, basato sull'ecoturismo, sullo sviluppo sostenibile e sulla sensibilizzazione ambientale. Gli abitanti del posto sono informati tramite newsletter sui programmi educativi, sui progetti di arte costiera, sulle passeggiate informative dedicate alla comunità e più di 100 persone hanno partecipato ad un corso di formazione per diventare guardiani della costa.

Ci sono molte prospettive e teorie sulla governance, conclude la Guida, che generalmente tendono a focalizzarsi su approcci “dall'alto verso il basso", "dal basso verso l'alto" o di "co-gestione". Non esiste un modo univoco che possa adattarsi a tutte le situazioni. È necessario un approccio integrato che combini i ruoli dello Stato con le esigenze del mercato e delle persone. Solo fornendo un input da ciascuno dei tre approcci si potrà generare la forma di governance più equa ed efficace.

 

di Tommaso Tautonico

lunedì 29 aprile 2019
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