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L'instabilità in Medio Oriente e Nordafrica ostacola l’obiettivo fame zero

Un rapporto della Fao denuncia che denutrizione e insicurezza alimentare continuano a devastare queste regioni e chiede drastici cambiamenti nelle politiche contro la povertà rurale. 23/5/2019

Le guerre e l’instabilità civile hanno impatti devastanti su cibo, sicurezza alimentare e nutrizione. Secondo il Rapporto FaoRegional overview of food security and nutrition in the Near East and North Africa”, in questa regione più di due terzi delle persone che soffrono la fame vivono in Paesi dilaniati da conflitti, vanificando gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare l’SDG 2 - Sconfiggere la fame.

"L'impatto dei conflitti ha interrotto la produzione di cibo in alcuni Paesi e di conseguenza ha influito sulla disponibilità di cibo in tutta la regione" ha affermato AbdessalamOuld Ahmed, assistente direttore generale e rappresentante per le regioni del Medio Oriente e del Nordafrica (Near East and North Africa, Nena) della Fao. "L'aumento della fame è aggravato dalla rapida crescita della popolazione, dalla scarsità e dalla fragilità delle risorse naturali, dalla crescente minaccia dei cambiamenti climatici, dall'aumento dei tassi di disoccupazione e dalla diminuzione delle infrastrutture e dei servizi rurali" dichiara Ould Ahmed.
Secondo il Rapporto, i Paesi del Nenadevono affrontare una serie di priorità: la disoccupazione, in particolare dei giovani e delle donne, la povertà rurale e il difficile accesso a cibo sano e nutriente.

Attualmente le aree rurali ospitano il 40% della popolazione, ma il salario medio in agricoltura è molto più basso rispetto ad altri settori. Per questo la povertà rurale è circa il doppio rispetto a quella nelle aree urbane.
Gli elevati tassi di obesità della regione ha conseguenze sulla salute della popolazione, creando difficoltà ai sistemi sanitari nazionale e all’intera economia.

Per migliorare gli indicatori relativi all’Obiettivo 2, il Rapporto suggerisce una trasformazione rurale, che aumenti la produttività agricola, riduca la povertà e migliori il livello delle infrastrutture e dei servizi.
Al contrario, i governi delle regioni Nena hanno dato priorità alle politiche mirate alla sicurezza alimentare, attraverso il sostegno alla produzione di cereali e ai sussidi alimentari di base. Una strategia che potrebbe aver rallentato la trasformazione rurale e che andrebbe rivista alla luce della liberalizzazione dei mercati agricoli. Quest’ultima infatti pur avendo aumentato le esportazioni di cereali, ha permesso l’ingresso sul mercato di nuovi competitor. 

I governi dovrebbero ideare e attuare strategie di trasformazione rurale, piani di investimento in grado di colmare il divario tra le zone rurali e quelle urbane, che aumentinola produttività agricola, rafforzinoi collegamenti urbano-rurali e migliorinoi servizi pubblici nelle infrastrutture, nella sanità e nell'istruzione.
Il Rapporto traccia la via da seguire per sostenere questa trasformazione, offrendouna serie di suggerimenti necessari che facilitino il cambiamento.

Si suggeriscono politiche di sostegno che incoraggino gli agricoltori a produrre, commercializzare ed esportare colture efficienti come la frutta e la verdura. Andrebbero ridotte le tariffe agricole di importazione per favorire la creazione di un'agricoltura più competitiva ed orientata all'esportazione. Si dovrebbero introdurre delle limitazioni per uso agricolo dell'acqua e promuovere l'adozione di tecnologie per il risparmio e l’efficienza idrica.

I governi, secondo la Fao,dovrebbero focalizzarsi sullo sviluppo delle infrastrutture che consentano un’agricoltura moderna, di qualità, che garantisca una lavorazione dei prodotti alimentari sicura ed efficiente. Strade, ferrovie, mercati, impianti di stoccaggio, elettricità, servizi igienici, infrastrutture idriche e di base. Tutto ciò che è necessario per rendere le zone rurali abitabili e connesse, in grado diattrarre investimenti privati ​​ed avere effetti moltiplicatori.
Questo approccio richiede la consultazione tra i governi centrali, locali e le imprese per garantire che il denaro pubblico sia ben speso.

L'esperienza di altri Paesi, conclude il Report, indica che tali politiche possono rendere le aree rurali più attraenti per le imprese, aumentare la crescita economica e rallentare la migrazione. Le politiche proattive per la trasformazione potrebbero anche fornire una via di uscita dalla povertà per le popolazioni rurali e semi-rurali dimolti dei Paesi del Nena, sfruttando opportunità legate alle esportazioni agroalimentari.


"I Paesi che sono riusciti nella trasformazione delle aree rurali in modo sostenibile, anche attraverso una migliore gestione delle risorse idriche, hanno raggiunto risultati migliori in termini di sicurezza alimentare e nutrizione. I cambiamenti politici sono un passo che i governi possono intraprendere per accelerare la crescita, generare occupazione, alleviare la povertà rurale e sradicare la fame e tutte le forme di malnutrizione sulla via verso la creazione del mondo che vogliamo entro il 2030” conclude Ould Ahmed.

di Tommaso Tautonico

giovedì 23 maggio 2019
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