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Per proteggere la biodiversità si devono eliminare i sussidi dannosi all’ambiente

Il problema del degrado delle risorse naturali mina l’economia reale e il benessere di tutti: ogni anno 500 miliardi di dollari sono destinati ad attività dannose. I meccanismi di “carbon pricing” tra le soluzioni. 24/5/2019

Come conferma l’ultimo rapporto di Ipbes, la perdita di biodiversità mette a rischio il delicato equilibrio dei sistemi naturali, fondamentali per il benessere del genere umano. Nel rapporto viene evidenziato un “declino senza precedenti” dei servizi ecosistemici, basti pensare che una specie su otto è a rischio estinzione e che il 75% del suolo globale risulta degradato.

Anche l’Ocse adesso mette in guardia su “uno dei maggiori pericoli di questo secolo” e, con lo studio “Biodiversity: Finance and the Economic and Business Case for Action” pubblicato il 10 maggio, prova a fornire qualche soluzione.

Per mettere un serio freno alla perdita di biodiversità, causata principalmente dall’attuale modello economico, occorre supportare i comportamenti virtuosi delle aziende e azioni chiave devono essere messe in piedi dai governi attraverso misure fiscali e incentivi. 

Per l’Ocse, ad esempio, rivestono particolare importanza i “meccanismi di carbon pricing”. In pratica, seguendo il principio del “chi inquina paga” si fissa un prezzo al carbonio e per ogni tonnellata di CO2 emessa, l’azienda sostiene un costo. L’idea che ruota dietro questa idea di mercato, è che l’azienda una volta aumentata la spesa da sostenere, deciderà di intervenire acquisendo tecnologie pulite e abbassando, in questo modo, le sue emissioni gas serra. 

Un grosso aiuto per la salvaguardia dei servizi ecosistemici, oltre ai finanziamenti a favore delle strutture dedicate alla tutela delle risorse, potrebbe arrivare dell’eliminazione dei sussidi dannosi alla biodiversità che, in giro per il mondo, ammontano a una cifra consistente. Parliamo di sussidi che secondo l’Ocse si aggirano intorno ai 500 miliardi di dollari l’anno, una quota, tanto per farsi un’idea in merito, pari a dieci volte quella che invece viene destinata per la conservazione della natura. Aiuti indirizzati soprattutto ai combustibili fossili e ad attività agricole poco attente al consumo di suolo. Se ci soffermiamo soltanto sull’Italia, questo genere di sussidi, fa sapere il Ministero dell’Ambiente con il “catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli”, ammontano a 16 miliardi di euro l’anno.

Infine, l’Ocse sottolinea come sia fondamentale orientare gli investimenti da parte di imprese e banche verso attività che integrino strategie di tutela ambientale e propone la definizione di sistemi di misurazione, anche attraverso la cooperazione dei singoli Paesi. Sistemi più efficaci, in grado di consentire una valutazione del degrado ambientale più precisa e tempestava.

 

di Ivan Manzo

venerdì 24 maggio 2019
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