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QUESTA SETTIMANA: Le periferie sono una bomba sociale da disinnescare

09/11/2017

Dai luoghi degradati delle grandi metropoli è sempre più difficile uscire. Cop 23: il mondo cerca una soluzione al climate change ma si prepara ad accogliere milioni di persone costrette a fuggire dal riscaldamento globale.

di Donato Speroni

Stuck in the wrong place, incastrati nel posto sbagliato. L’Economist dedica un’inchiesta di copertina ai left behind, i luoghi (e le persone) che la globalizzazione ha danneggiato anziché favorire.

“Un bambino che nasce in una famiglia che fa parte del 20% più povero di San Francisco ha il doppio di possibilità di arrivare al 20% più ricco da adulto rispetto a un bambino che nasce nelle stesse condizioni a Detroit. A Londra, la speranza di vita di chi nasce a Chelsea supera di nove anni quella di chi nasce a Blackpool”.

Le periferie povere delle grandi metropoli e i luoghi desertificati dalla deindustrializzazione sono un problema crescente, segnala il giornale inglese, anche perché sta diventando sempre più difficile spostarsi dalle zone degradate in cerca di migliore fortuna: persino negli Usa, dove la popolazione è molto mobile, la possibilità di trasferirsi da uno stato all’altro si è dimezzata dagli anni’90 a oggi.

“Per i progressisti, la povertà si doveva alleviare con il welfare; per i liberali, con il libero mercato e la circolazione delle persone. Ma la complessa interazione della demografia, del welfare e della globalizzazione porta a dire che tutto questo è insufficiente, che non basta occuparsi delle persone, che si deve anche intervenire sulla qualità dei luoghi dove vivono”.

Vale anche per l’Italia, questo discorso? Le vicende legate alle elezioni a Ostia lo confermano, ma anche prima della tornata elettorale diversi articoli lo avevano segnalato. Ecco Galli Della Loggiache scopre lo squallore di una periferia romana dopo essere stato costretto a trascorrervi alcune ore:

“È giusto che dall’abbandono delle periferie risulti una drammatica disparità di occasioni per quei giovani italiani che essendovi nati troveranno mille ostacoli in più per costruirsi un futuro simile a coloro che invece hanno avuto la fortuna di nascere e crescere altrove?”

Sempre sul CorriereGoffredo Buccini cita tra l’altro lo storico dell’arte Salvatore Settis, il quale “ha ben descritto il cuore della questione sulle periferie: «La distinzione tra centro storico e suburbi sta diventando un confine tra gruppi sociali, tra poveri e benestanti. Non è solo un problema di qualità architettonica»”.

Del riscatto delle periferie urbane si occupa il dossier dell’Anci e di Urban@it presentato il mese scorso, e da una maggiore attenzione alle periferie deve partire qualsiasi progetto di inclusione. Si muove in questa direzione la dichiarazione della Commissione europea per un Pilastro europeo dei diritti sociali, segnalata su questo sito con una analisi del portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini che ne sottolinea l’importanza,.

Altro tema importante della settimana che si sta chiudendo e della prossima è senza dubbio la Cop 23 sul cambiamento climatico che si sta svolgendo a Bonn. Il grande evento mondiale è seguito quotidianamente dall’Iisd reporting service, ma è ancora presto per dire se consentirà un notevole passo avanti nel percorso per realizzare l’Accordo di Parigi. Nel frattempo però segnaliamo la cronaca di due eventi significativi:

  • La conferenza del Kyoto Club un anno dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, in cui è stato fatto il punto sulla situazione attuale e sugli obiettivi da raggiungere a livello nazionale ed internazionale.
  • La presentazione del rapporto dell’Iea sulla digitalizzazione energetica che preannuncia un uso più razionale dell’energia, con consistenti risparmi.

Infine, una notizia importante, sempre attinente al climate change: l’annuncio che il governo della Nuova Zelanda prenderà in considerazione un nuovo tipo di visti per i migranti che fuggono da condizioni ambientali diventate insostenibili per l’aumento delle temperature.
L’informazione ci arriva da molto lontano ma, com’è facile capire, ci tocca molto da vicino, considerando che milioni di persone in Africa sono in questa situazione. È impensabile che rimangano, anche loro, “stuck in the wrong place”.  

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è anche occupato di:

  • Lo studio “Le parole dei leader nei Tg prime time e su twitter e i temi di green economy” della Fondazione per lo sviluppo sostenibile che sottolinea il profondo divario tra cittadini e rappresentanti politici: i primi fortemente interessati e informati sui temi della green economy e i secondi che raramente inseriscono questi argomenti nei loro discorsi e programmi.
  • Il Global Gender Gap Index Report 2017 redatto dal World Economic Forum che ha mostrato quanto a livello globale il divario tra uomini e donne sia ampio per quanto riguarda la partecipazione economica e l'empowerment nel settore della politica.
  • Il sondaggio Kpmg “The road ahead” secondo cui le imprese che comunicano informazioni di carattere non finanziario nelle proprie relazioni annuali sono in aumento e gli SDGs, a soli due anni dalla loro adozione, sono sempre più citati.
  • Il Rapporto di Concord “AidWatch 2017” in cui si evidenzia che sebbene nel 2016 gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) siano aumentato in maniera significativa, al tempo stesso è stata registrata una preoccupante crescita del fenomeno degli “aiuti gonfiati”, ovvero garantendo che i fondi arrivino realmente fino ai beneficiari.

Altre segnalazioni:

  • Dal 30 ottobre al 3 novembre si è tenuto a Kigali (Ruanda) il settimo incontro dell’organo direttivo dell’International Treaty on Plant Genetic Resources for Food and Agriculture (Itpgrfa) il cui tema centrale è stato "L'agenda del 2030 per lo sviluppo sostenibile e il ruolo delle risorse genetiche vegetali per l'alimentazione e l'agricoltura". Durante la sessione si sono affrontati argomenti relativi alla politica generale e all'attuazione del trattato e del suo sistema multilaterale.
  • Il 3 novembre si è tenuta a Tokyo la World Assembly for Women: Waw! 2017 in cui è stata sottolineata la necessità di un pensiero strategico per la promozione femminile alla luce dei cambiamenti del lavoro e degli stili di vita legati alle evoluzioni tecnologiche.
  • In occasione del primo anniversario (4 novembre) dell’Accordo di Parigi 31 vincitori del Blu Planet Prize hanno unito le voci per ricordare al mondo che l'accordo è raggiungibile e desiderabile.
  • Il 10 novembre si conclude a Rimini Ecomondo, la fiera leader della green e circular economy nell’area euro-mediterranea. Nell'ambito della fiera si sono tenuti il 7 e l'8 novembre gli Stati Generali della Green Economy della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
  • Secondo il rapporto di Legambiente Ecosistema Urbano 2017, la città regina dell’ambiente di quest’anno è Mantova che ha dimostrato di essere una città dinamica e che crede fortemente nel cambiamento.
  • È stato pubblicato il nuovo kit didattico per studenti e docenti “Il cibo che scegliamo” che comprende una selezione di strumenti educativi e percorsi didattici sviluppati nell’ambito del progetto EaThink2015 con l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento e la comprensione critica di studenti e insegnanti europei sulle sfide dello sviluppo globale.
  • L’Associazione bancaria italiana (Abi) ha rinnovato il suo impegno a contribuire al dibattito sulla sostenibilità d’impresa con la pubblicazione della Communication on Engagement - Coe, come aderente al Global Compact delle Nazioni Unite.
  • L'Unesco ha recentemente rilasciato un documento "Unesco Moving Forward" che delinea come la programmazione dei suoi lavori contribuisca a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile in modo integrato e specifica anche le sue due priorità a livello globale: l'uguaglianza di genere e l’Africa.

Prossimi eventi:

Per gli eventi più significativi delle settimane passate vai all’Archivio eventi 

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giovedì 09 novembre 2017

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