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QUESTA SETTIMANA: tra gatti grassi ed elettori rancorosi governare è difficile

11/01/2018

L’insoddisfazione diffusa in molti Paesi sta cambiando i termini del gioco democratico. Il potere globale sfugge comunque ai governi e appartiene a ristrette oligarchie. Costruiamo un progetto alternativo partendo dall’educazione.

di Donato Speroni

Quest’anno il Fat Cat Thursday, si è celebrato giovedì 4 gennaio, ma non lo troverete su nessun calendario. Secondo il centro studi britannico High Pay Centre, è il giorno dell’anno nel quale i più alti dirigenti delle FTSE 100, cioè delle 100 società più capitalizzate del London Stock Exchange, avranno già cumulato compensi pari a quelli che l’impiegato medio a tempo pieno guadagnerà nel corso di un intero anno. La differenza è di oltre 90 volte, ma in prospettiva, dice l’Economist, i gatti più grassi dovranno forse mettersi a dieta, perché la premier inglese Theresa May sta per annunciare l’obbligo per le società quotate di rendere pubblico il rapporto tra le retribuzioni più alte e quelle più basse.

Una misura demagogica da una leader a caccia di una popolarità che le sfugge? Forse, ancor più sorprendente considerando che proviene da un governo conservatore, ma l’aumento delle diseguaglianze è un tema che qualsiasi Paese deve affrontare, perché è uno degli elementi che stimolano la disaffezione degli elettori. D’altra parte un po’ più di trasparenza delle aziende nei confronti di dipendenti, azionisti e opinione pubblica è importante, come suggerisce anche il target 10.4 degli SDGs che impone di “Adottare politiche, in particolare fiscali, e politiche salariali e di protezione sociale, e raggiungere progressivamente una maggiore uguaglianza”.

In un mondo che per molti aspetti è ancora su un percorso insostenibile, non c’è da meravigliarsi che, come di recente ci ha ricordato il Censis, il rancore dei gruppi sociali che si sentono defraudati nel presente rispetto al passato (e che rischiano di esserlo ancora di più, assieme a figli e nipoti, nel prossimo futuro) domini i comportamenti politici e favorisca incompetenza e promesse impossibili.

Il problema non è soltanto nostro. “Oprah don’t do it”, ha scritto Thomas Chatterton Williams sul New York Times opponendosi all’ondata di esaltazione dei social media che hanno visto nella conduttrice televisiva Oprah Winfrey, dopo il suo discorso  per il ricevimento del Golden Globe, una formidabile candidata democratica per contrastare Donald Trump nel 2020, anche se lei stessa dichiara di sapere poco di politica. Potrebbe vincere e diventare prima presidente donna (e nera), ma la sua elezione, secondo il commentatore del Nyt, segnerebbe la continuazione dello stesso sistema che ha portato “The Donald” alla Casa Bianca:

L’idea che la presidenza possa diventare un ulteriore premio per i personaggi popolari (anche quelli di cui pensiamo di condividere le idee politiche) è estremamente pericolosa. Se c’è una cosa che il primo anno dell’amministrazione Trump ha reso evidente, è il fatto che l’esperienza, la conoscenza, la cultura e la saggezza politica sono tremendamente importanti. Governare è del tutto diverso dal fare campagna elettorale.

E allora? Dobbiamo lasciare le redini del governo sempre agli stessi addetti ai lavori? Ma poi, chi comanda veramente? Un utile materiale di riflessione ci viene dal volume scritto dal decano dei politologi italiani Giorgio Galli e dallo studioso di intelligence Mario Caligiuri dal titolo “Come si comanda il mondo. Teorie, volti, intrecci”, edito da Rubbettino, presentato alla Camera nel novembre scorso. Sulla base di una ricerca del Politecnico di Zurigo, i due autori sostengono che gran parte del potere mondiale è nelle mani di una ristretta élite (l’elenco documentato è di 65 nomi) che dominano i board  delle multinazionali, dei grandi intermediari finanziari, delle fondazioni culturali, delle università più prestigiose. Un’aristocrazia che ha una base culturale molto simile, che condivide gli stessi valori, ma che è sostanzialmente autoreferenziale e dedita al proprio arricchimento. Per carità niente Spectre e niente complottismo: Trilateral Commission e Gruppo Bilderberg non dominano il mondo, ma queste poche decine di persone contano molto più dei governi contro i quali si esercita il malcontento degli elettori.

Proviamo a mettere insieme i pezzi:

- L’aumento delle diseguaglianze e la sensazione di impoverimento delle classi medie aumenta il rancore e spinge ad affidarsi a leader visibili per la loro popolarità, ma in realtà poco esperti e talvolta pericolosi, mettendo a repentaglio la democrazia.

- Chi detiene una parte rilevante del potere è una ristretta elite che opera in un contesto globale; personaggi pressoché sconosciuti e non esposti ai rischi elettorali, ma che comunque sono ben lungi dall’offrire risposte certe e condivise alle crisi che il Pianeta sta fronteggiando, perché in larga misura tendono a perpetuare le ricette del passato.

Si può obiettare che le élite globali condividono anche le preoccupazioni sul futuro del Pianeta, come si è visto al World economic forum di Davos lo scorso anno. Tuttavia, non riescono a esprimere impegni adeguati per risolverle. Nel Forum che si svolgerà sulle nevi svizzere dal 23 al 26 gennaio vedremo se emergeranno novità significative e sarà interessante assistere alla dialettica dei big dell’economia e della finanza con il presidente Trump, che ha annunciato la sua presenza all’incontro.

In ogni caso, la presa di coscienza dei potenti sui rischi che corre il Pianeta è importante, ma non basta. Per tornare a far funzionare la democrazia, Galli e Caligiuri puntano soprattutto sulla “questione pedagogica”.

È un percorso lungo e difficile, ma anche una possibilità. Per cui la priorità di ogni governo deve essere l’investimento nell’istruzione per formare cittadini consapevoli ed élite responsabili, condizioni decisive per una convivenza civile che non porti al disastro.

Questo è un punto fondamentale per la nostra Alleanza. Solo formando le nuove generazioni a conoscere lo stato del mondo e i problemi che dovranno affrontare, solo convincendole che un mondo sostenibile è possibile a patto di impegnarsi tutti insieme a costruirlo, si potrà uscire dalla contrapposizione tra le oligarchie autoreferenziali e le masse tentate dalla demagogia e dalla politica spettacolo. I giovani, ma non solo loro: anche gli adulti che oggi votano (o non votano) devono essere informati per sapere bene qual è la vera posta in gioco. Noi stiamo cercando di fare la nostra parte:

- rendendo note le nostre proposte attraverso confronti diretti del portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini con i partiti in vista delle elezioni e con la trasmissione radiofonica Alta Sostenibilità, che curiamo su Radio radicale;

- con i programmi di educazione allo sviluppo sostenibile, compreso il concorso organizzato con il ministero dell’Istruzione, università e ricerca per far conoscere l’Agenda 2030 dell’Onu (a proposito ricordiamo che entro il 20 gennaio le scuole di ogni ordine e grado possono inviare la nuova scheda di partecipazione);

- collaborando con la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, che ha aderito all’ASviS e che proprio in questi giorni sta avviando il suo primo gruppo di lavoro.

- con l’iniziativa What are you doing che sollecita l’impegno individuale per il raggiungimento degli SDGs.

- con il prossimo Festival dello sviluppo sostenibile che si terrà dal 22 maggio al 7 giugno, con centinaia di eventi su tutto il territorio nazionale.

Insomma, con tutte le iniziative che, insieme a tutti i nostri Aderenti portiamo avanti per diffondere cultura, conoscenza, impegno verso un futuro davvero migliore. È sufficiente? Certamente no, ma in meno di due anni abbiamo fatto molta strada e con il vostro aiuto possiamo raggiungere l’obiettivo per cui l’ASviS è nata: mettere l’Italia sul sentiero dello sviluppo sostenibile.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • il rapporto “Long-Term Megatrends 2018” redatto dall'Italian institute for the future (Iif), individua dieci grandi mutamenti economici, politici, sociali, tecnologici e naturali in grado di incidere significativamente sul futuro;
  • il Global Forest Report 2017 che propone cambiamenti radicali nella gestione delle foreste, nel contesto di un’economia sostenibile;
  • l'indagine previsionale di Swg “Delphi 2018” che rivela attitudini e preoccupazioni, tra cui immigrazione, lavoro e crescita economica, dei cittadini per l'anno appena iniziato, mettendole a confronto con quelle dei cosiddetti stakeholder;
  • la dodicesima edizione dell'Arctic Report Card (Arc) secondo il quale dobbiamo prepararci a un “nuovo Artico” perché alle estreme latitudini le temperature aumentano al doppio del tasso globale;
  • la pubblicazione del toolkit di Fairtrade “Raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile attraverso il Commercio Equo. Linee guida per amministrazioni locali” per stimolare i governi locali a sostenere gli sforzi di persone, imprese e associazioni per uno sviluppo sostenibile del territorio, creando i giusti incentivi;
  • il “pacchetto omnibus”, un insieme di norme volte a modificare il regolamento finanziario che disciplina l'esecuzione del bilancio dell'Ue nonché 15 atti legislativi settoriali, tra cui gli atti di base della Pac.

Altre segnalazioni

  • Percorsi di Secondo welfare ha pubblicato il 6 gennaio 2018 una sintesi delle novità che riguardano l’approvazione della Legge di Bilancio 2018, provvedimento che regolerà spese ed entrate dello Stato italiano nel corso dell’anno appena iniziato e che contiene il bilancio preventivo pluriennale per il triennio 2018-2020.
     
  • Si sono tenuti il 9 gennaio gli Stati generali della Cgil per la manutenzione del territorio e lo sviluppo delle aree interne. All’incontro, concluso dal segretario generale Susanna Camusso,  hanno partecipato il ministro Claudio De Vincenti e il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini.
     
  • Partirà dal 19 gennaio il nuovo progetto “School of media” dell'associazione di promozione sociale "Il Refuso" (editore di Giornalisti nell'Erba) rivolto ai giovani del Lazio dai 15 anni in su. Si tratta di sei laboratori gratuiti per giovani del Lazio su giornalismo, comunicazione, grafica, video, web, multimedia.
     
  • Per scoraggiare l’utilizzo dei bicchierini di plastica monouso per il caffè, di cui ogni giorno 500mila pezzi finiscono nel cestino, la Gran Bretagna ha deciso di introdurre una tassa di 25 sterline da far pagare ai consumatori. Secondo il sito Non Sprecare “il tragico risultato di questa consuetudine sprecona è il combinato disposto di un danno economico e di un danno ambientale. In Gran Bretagna ogni anno si contano 2,5 miliardi di bicchieri da caffè infilati nella spazzatura, dei quali appena lo 0,25 viene riciclato”.
     
  • L’European Economic e Social Committee intende nei prossimi mesi lanciare un’iniziativa che spinga la società civile a proporre azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. La raccolta delle proposte avverrà attraverso un questionario esplorativo “Boosting climate actions by non-state actors”.
     
  • La Confindustria ha annunciato il convegno “Gli asset dell’Italia per un futuro sostenibile” che si terrà il 15 febbraio a Verona, a conferma dell’attenzione del mondo imprenditoriale verso l’Agenda 2030 e gli SDGs.
     
  • L’Ocse invita la società civile ad esprimersi sull’agenda del Forum annuale Bridging divides che si terrà il 29 e  30 maggio 2018 e il cui tema centrale sarà focalizzato su “ciò che ci unisce” (What unites us) per cercare soluzioni che creino ponti di riduzione delle disuguaglianze.
     
  • È partito il progetto “Long Life Welfare: il volontariato a supporto della tutela e dell’autotutela”, finanziato dalla Fondazione con il Sud e per la cui realizzazione Idos collabora con le Associazioni Anolf e Anteas. Il progetto si propone di favorire, grazie a una piattaforma on line di Formazione a distanza (Fad), una maggiore conoscenza della sicurezza sociale e dei diritti previdenziali degli immigrati e degli anziani, mettendo a disposizione materiali di vario tipo.
     
  • Sono aperte le iscrizioni alla prima edizione della Summer school “Business and Human Rights”, co-organizzata dal Network Human Rights International Corner, dalla Scuola Sant’Anna di Pisa, dall’Università Statale di Milano e dal Cnr-Iriss di Napoli. Il corso, che si terrà dal 18 al 22 giugno presso la Scuola Sant’Anna di Pisa, è rivolto a studenti, ricercatori, avvocati, funzionari del settore pubblico e privato, rappresentanti della società civile, professionisti ed esperti della materia.

Prossimi eventi

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giovedì 11 gennaio 2018

Aderenti

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