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QUESTA SETTIMANA: quel milione di bambini ci promette un’Europa migliore

08/02/2018

Le delusioni di Davos e il contrasto tra avidità e timori per il futuro. La miopia di questa campagna elettorale e gli sforzi dell’Alleanza per parlare di “utopia sostenibile”. Il grande interrogativo sulla democrazia e la speranza Erasmus.

di Donato Speroni

“È un grande successo demografico per la Commissione. Abbiamo aumentato la libido europea”. La frase scherzosa pronunciata da Jean Claude Juncker qualche giorno fa si riferisce al calcolo degli “Erasmus babies” cioè del numero di bambini, oltre un milione, nati da coppie che si sono conosciute durante il programma di scambi universitari. Chiaramente la “libido europea” è un doppio senso, perché vuole anche dire “voglia d’Europa” da parte dei giovani.

Lo scambio culturale (e non solo) tra i ragazzi che trascorrono un periodo fuori dal loro Paese è una grande speranza per il futuro dell’Europa e mi piace cominciare così questa nota settimanale, che deve sempre bilanciare le notizie buone e quelle cattive che provengono da tutto il mondo. E così subito dopo le bed news vengono le bad news, a cominciare dai consuntivi del World economic forum (Wef) di Davos. Il giudizio più duro proviene da Joseph Stiglitz. In un articolo dal titolo “Post Davos” su Project Syndacate, il premio Nobel scrive:

Frequento Davos dal ’95 e non sono mai venuto via così depresso come quest’anno. I capi azienda erano tutti euforici, per il ritorno alla crescita delle loro imprese, i buoni profitti e l’aumento dei loro guadagni. Gli economisti hanno fatto presente che questa crescita non è sostenibile e che non è mai stata inclusiva, ma in un mondo in cui l’avidità è considerata un valore positivo questi discorsi hanno poco impatto.

Insomma, mentre l’anno scorso avevamo registrato un fiorire nella cittadina svizzera di studi e discorsi pensosi e preoccupati sul futuro del Pianeta, sembra che quest’anno lo short termism sia tornato a prevalere. Eppure i grandi imprenditori non ignorano i rischi che stiamo correndo. Da un sondaggio tra i partecipanti al Wef, si ricava un grafico che mostra le minacce considerate più probabili e più pericolose per il futuro comune. Nell’ordine, eventi climatici estremi, disastri naturali, fallimento delle azioni di mitigazione e adattamento al climate change, attacchi cibernetici, mancanza di acqua potabile, migrazioni su larga scala per far fronte a condizioni locali diventate insostenibili. E allora? Confrontando le parole di Stiglitz con questo grafico, si direbbe che, nell’incapacità di affrontare questi eventi così temuti, i grandi dell’economia si siano detti “intanto godiamoci la pacchia fin che dura”.

Un atteggiamento non molto diverso si riscontra in questa campagna elettorale. Il portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini ha quasi completato il suo giro di consultazioni con i leader impegnati nella campagna elettorale. Ne riferiremo più precisamente in seguito, ma possiamo dire che ha raccolto attenzione e disponibilità pressoché da tutti gli interlocutori. Però non sono questi i temi della campagna elettorale. Come lo stesso Giovannini ha messo in evidenza nella sua trasmissione “Scegliere il futuro” su Radio Radicale,

la distanza tra i messaggi che ascoltiamo in campagna elettorale e le preoccupazioni per un futuro sempre più incerto appare veramente molto, molto ampia.

L’impegno dell’ASviS in questo momento è concentrato sullo sforzo di far discutere gli italiani su “quello che conta veramente” per garantire un futuro a noi e alle nuove generazioni. È questo il messaggio del libro di Giovannini “L’utopia sostenibile”, appena pubblicato da Laterza, mentre il video appello diffuso in questi giorni invita i partiti a pronunciarsi su un decalogo di proposte dell’ASviS che possono davvero caratterizzare il prossimo quinquennio come “la legislatura dello sviluppo sostenibile”.

In un seminario all’Arel, l’agenzia di ricerche e legislazione fondata da Beniamino Andreatta, Giovannini ha riassunto le sfide che abbiamo davanti e le ha sintetizzate nella necessità di “guadagnare tempo”. In realtà, ha spiegato, per molti dei problemi che caratterizzano questo secolo, a cominciare dal cambiamento climatico, non abbiamo ancora risposte adeguate, ma possiamo sperare che la tecnologia lavori a nostro favore, sempre che riusciamo a indirizzarla nel modo giusto. C’è però un gap tra i tempi delle soluzioni tecnologiche e la rapidità con la quale gli squilibri ambientali, sociali, economici, demografici, ci stanno piombando addosso. Da qui la necessità, attraverso l’Agenda 2030 sottoscritta all’Onu, di fare quanto è in nostro potere per non peggiorare la situazione e semmai avviarci sul sentiero dello sviluppo sostenibile, nella speranza che il progresso tecnologico ci consenta davvero di fare domani un salto di qualità.

C’è però un ulteriore interrogativo e le tematiche miopi di questa campagna elettorale ce lo confermano. Questo grande sforzo è compatibile con la democrazia? È certamente più facile per il leader cinese Xi Jinping decidere da un giorno all’altro che a Pechino non si può più usare carbone o altri prodotti inquinanti per il riscaldamento e far tornare così il cielo blu, anche se qualcuno rimarrà al freddo per mancanza di caldaie adeguate. Nei regimi democratici è tutto più difficile: gli elettori sfuggono ai problemi troppo complessi, guardano al loro vantaggio immediato e i leader politici seguono l’onda senza avere il coraggio di messaggi o decisioni impopolari.

Forse è per questo che la democrazia è in arretramento in tutto il mondo come ci segnala il Democracy index elaborato dall’Economist intelligence unit. La “recessione della democrazia”, termine coniato dieci anni fa dal politologo Larry Diamond dell’università di Stanford, continua anche quest’anno. In base a questo indice basato su una sessantina di indicatori che spaziano dal meccanismo elettorale al funzionamento dei governi, alla partecipazione politica e al rispetto dei diritti umani, meno del 5% della popolazione mondiale vive una situazione di piena democrazia, mentre quasi un terzo deve sottostare a un regime autoritario. In mezzo ci stanno le democrazie imperfette, tra le quali viene elencata anche l’Italia. Nel complesso, 89 dei 167 Paesi sotto esame ha avuto nel 2017 un punteggio più basso dell’anno precedente.

Queste dunque sono le istituzioni con le quali dobbiamo fare i conti nel nostro impegno per perseguire uno sviluppo sostenibile. Conciliare l’esigenza di democrazia con l’urgenza di scelte difficili e talvolta impopolari è difficile, ma certamente non vogliamo cambiare le regole del gioco. Speriamo anzi che l’allargamento della partita all’intera Europa ci consenta in futuro di ottenere davvero sostenibilità e democrazia, magari con l’aiuto di quel milione di bambini Erasmus e dei loro genitori, convintamente europei.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • lo studio “Global sequestration potential of increased organic carbon in cropland soils” che conferma la centralità dell’agricoltura nella lotta al cambiamento climatico in quanto una gestione sostenibile del terreno consentirebbe di rimuovere dall’atmosfera una quantità di anidride carbonica pari a quella emessa dall’intera industria dei trasporti;
  • il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che ha formulato sette proposte di riforma per una svolta nel coordinamento, trasparenza e responsabilizzazione dell’attività del sistema Onu in ciascun Paese, a partire da una nuova generazione di coordinatori nazionali dotati di competenze adeguate alle priorità e alle necessità di sviluppo, seguendo come orizzonte comune da perseguire i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 dell'Onu;
  • l’High Level Expert Group on Sustainable Finance (Hleg) che ha pubblicato la relazione finale del rapporto “Financing a sustainable European Economy” in cui vengono fornite raccomandazioni sulla sostenibilità nel quadro normativo e finanziario della Ue e su come accelerare il flusso di capitali verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile;
  • il gruppo di lavoro che si occuperà di educazione all’interno della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS), nata con l’obiettivo di promuovere gli SDGs, diffondere la cultura e le buone pratiche di sostenibilità tra tutti gli atenei italiani, si è riunito per la prima volta il 16 gennaio per avviare i lavori e definire le linee di intervento sotto il coordinamento di  Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS;
  • i recenti incontri del portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini con Guido Crosetto, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Martina, vicesegretario del Pd, e Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, nell’ambito del ciclo di colloqui che l’ASviS si è impegnata a portare avanti con i rappresentanti dei partiti per far sì che inseriscano i temi dello sviluppo sostenibile nei propri programmi elettorali;
  • il video-appello con cui l'ASviS ha lanciato il decalogo chiedendo a partiti e movimenti politici di includerelo nei programmi, per portare l’Italia su un percorso in linea con l’Agenda 2030 sottoscritta alle Nazioni Unite;
  • il nuovo libro del portavoce dell’ASviS Enrico GiovanniniL’utopia sostenibile” che racconta come realizzare la scelta dello sviluppo sostenibile, un’opportunità che rappresenta l’unico modo per evitare il collasso del sistema e affronta le ragioni, le caratteristiche e gli obiettivi di un’utopia sostenibile.

Altre segnalazioni

  • Durante la conferenza internazionale di lancio di Prepair, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno firmato il “Nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano”, nel quale si ribadisce la centralità di una lotta condivisa contro l’inquinamento atmosferico, fenomeno particolarmente intenso nei territori del Nord Italia.
  • L’Università di Roma Tor Vergata ha istituito di due nuovi corsi di formazione in collaborazione con Idos. Si tratta del Master Universitario di II livello in “Economia, Diritto e Intercultura delle Migrazioni” e del Corso di Formazione in “Diritti Umani, Gestione del Conflitto e Pace”.
  • L’1 e il 2 febbraio si è tenuto a Roma il 21esimo Water Meeting dell’Onu. Durante la riunione sono stati discussi gli imminenti eventi di alto livello e sono stati segnalati i lanci relativi alle politiche e alle pratiche in materia di approvvigionamento d’acqua e dei servizi igienico-sanitari, compresa l'attuazione dell'Obiettivo di sviluppo sostenibile 6 - Acqua pulita e servizi igienico-sanitari.
  • 450 investitori con 30mila milioni di dollari in patrimonio gestito si sono riuniti a fine gennaio presso le Nazioni Unite per discutere i prossimi passi che gli investitori devono intraprendere durante l'ottavo Summit degli investitori sul Climate-risk. La giornata è stata caratterizzata da un panel in cui alcuni dei principali investitori mondiali hanno illustrato i loro "prossimi passi sul cambiamento climatico" discutendo dal disinvestimento dai combustibili fossili alla richiesta di dati sull'impronta di carbonio.
  • All'interno di un progetto Horizon 2020 "Wyred", Oxfam Italia insieme ad altri partner sta lavorando per dare ai giovani in Europa una voce in relazione alla ricerca sulle tematiche che più li riguardano. Il progetto prevede i dialoghi sociali, la ricerca da parte dei giovani, la cittadinanza attiva e tante altre attività. Dato lo scopo, è importante sentire direttamente l’opinione dei giovani under 30 tramite un questionario Delphi a cui si invita a rispondere: https://limesurvey.grial.eu/index.php/285127?lang=it .
  • È aperto fino al 31 maggio il concorso “Storie di economia circolare”, rivolto a chiunque voglia mettersi in gioco per raccontare attraverso video, fotografia, audio e scritti una piccola grande storia di cambiamento nel mondo dell'economia del nostro Paese.
  • Sul sito ciriesco.it è stato pubblicato il pensiero di Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, riguardo il dibattito sulla questione dei sacchetti biodegradabili imposti. Secondo Contri, il vero problema è che si è diffusa la convinzione che essendo i sacchetti in questione biodegradabili, questi possano essere lasciati nell’ambiente. NON è assolutamente vero: vanno comunque smaltiti correttamente.
  • Il 5 febbraio si è celebrata la Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare. Secondo il Food Sustainability Index, l’indice di Sostenibilità alimentare sviluppato dall’Economist Intelligence Unit con Fondazione Bcfn , l’Italia sta ottenendo importanti riscontri nella lotta allo spreco alimentare e, grazie a politiche messe in campo per ridurre gli sprechi a livello industriale, figura al quarto posto nella classifica dedicata a valutare i paesi più virtuosi in merito a perdita e spreco di cibo.

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giovedì 08 febbraio 2018

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