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QUESTA SETTIMANA: Da dove si comincia? Dalle città sostenibili

15/03/2018

L’Agenda urbana di ASviS e Urban@it  propone iniziative concrete per dare sostanza alla nuova legislatura. L’Action Plan della Ue segnala un rinnovato impegno sul clima, ma sulla “mitigation” le notizie non sono buone.

di Donato Speroni

In questa fase di grande incertezza della politica italiana, si discute sulle possibili coalizioni di governo, ma anche e forse soprattutto si dovrebbe discutere su che cosa è possibile fare in concreto per ridurre le condizioni di disagio di larga parte della popolazione, che per analisi unanime dei commentatori hanno condotto a un cambiamento così profondo degli equilibri elettorali. Nell’editoriale della newsletter mensile diffusa mercoledì 14, il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini ha ribadito l’impegno della società civile a indicare priorità e soluzioni e ha sottolineato in questo contesto il ruolo fondamentale dell’Alleanza che riunisce oltre 180 tra le maggiori organizzazioni impegnate nel perseguimento di obiettivi di sviluppo sostenibile.

Sempre nella giornata di ieri, l’ASviS e il Centro nazionale di studi per le politiche urbane (Urban@it) hanno diffuso la versione definitiva dell’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, un documento elaborato con una complessa procedura di consultazioni e ricco di proposte per “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”, come previsto dall’obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu. Il documento si articola in tre capitoli. Il primo mostra la necessità che il Governo definisca, in collaborazione con gli enti locali, un’Agenda urbana nazionale basata sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e su target quantitativi definiti per le aree urbane. Il secondo capitolo richiama le varie definizioni di territorio urbano e motiva la scelta di utilizzare la definizione dell’Eurostat basata sul “grado di urbanizzazione”. Il terzo capitolo è articolato in paragrafi corrispondenti ai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, per ognuno dei quali vengono individuate le corrispondenze con i 12 temi prioritari dell’Agenda urbana per l’Unione Europea (il cosiddetto “Patto di Amsterdam”) e con gli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Per ogni Obiettivo vengono illustrati i target internazionali, la posizione attuale dell’Italia, gli obiettivi nazionali (sono 23) e le azioni necessarie per raggiungerli.

Si tratta insomma di proposte molto concrete, che possono essere realizzate solo sulla base di una sinergia tra i diversi livelli amministrativi: le città, le Regioni, lo Stato. L’intervento sulle maggiori città italiane è certamente una parte fondamentale di quel rinnovamento della politica che è stato richiesto con forza nelle prossime elezioni e quindi l’Agenda costituisce una piattaforma sulla quale ci misureremo con le forze politiche.

Se allarghiamo lo sguardo all’Europa, dobbiamo segnalare un passo avanti significativo: l’Action Plan Financing sustainable growth presentato l’8 marzo dalla Commissione europea, che contiene tra l’altro l’impegno a destinare il 20% delle risorse dell’Unione nei prossimi anni alla questione climatica. Come sottolinea la newsletter di Eurosif, “si tratta di un passo tempestivo, ricco di indicazioni concrete su azioni che contribuiranno a delineare la cornice di un nuovo capitolo sulla climate finance, con l’obiettivo di riorientare i capitali privati verso investimenti più sostenibili”. Il risultato dovrebbe essere “una crescita economica più sostenibile per l’Unione, assicurando al tempo stesso una maggiore stabilità al sistema finanziario”. 

Una invenzione giapponese ci pone invece un interrogativo. Oltre a sostituire il lavoro umano, i robot rimpiazzeranno anche le specie animali che stiamo perdendo? Il dubbio è legittimo, quando si legge dei lupi meccanici messi in produzione nel Paese. La storia, raccontata da Futurism, è la seguente. I veri lupi nelle isole nipponiche sono estinti già dall’800, a seguito di una campagna di sterminio sponsorizzata dallo Stato. In molti territori, però, gli orsi e i cervidi stanno diventando una minaccia e un danno per le colture. Da qui l’idea di introdurre dei lupi finti, ben più terrificanti e tecnologicamente evoluti dei tradizionali spaventapasseri. Non si muovono, ma sono dotati di sensori e quando percepiscono un movimento nel raggio di un chilometro emettono ululati, voci umane o rumori di spari per terrorizzare l’intruso. Pare che funzionino, ma sono cari, circa 4mila euro l’uno. Sarebbe costato meno tenersi i lupi veri ma, commenta il sito, “per questo è un po’ troppo tardi”. 

La storia dei lupi – robot ci dice che con la tecnologia (forse) si può trovare un rimedio a tutto, ma è certamente meglio prevenire piuttosto che rabberciare soluzioni che certo non possono ridarci la bellezza di quello che abbiamo perduto. Tra le più grosse perdite che stiamo rischiando c’è quella di un intero continente, l’Artico. Da tempo gli esperti ci dicono che gli effetti del cambiamento climatico non sono lineari e che passate certe soglie possiamo assistere a una accelerazione delle conseguenze negative. In febbraio, riferisce CbcNews,  a Nunavut, il villaggio abitato più a settentrione del Canada, a 800 chilometri dal Polo Nord, le temperature sono state fino a 12 gradi superiori rispetto agli altri anni: un record. È come se fosse entrata in funzione una gigantesca pompa che aspira aria calda dall’Atlantico e la riversa sul Polo, anche durante la lunga notte polare, dicono i meteorologi. Le conseguenze possono essere molto allarmanti: per le specie animali e per le popolazioni Inuit che ne traggono nutrimento, ma anche per lo scioglimento accelerato dei ghiacciai che può avere effetti disastrosi in tutto il mondo provocando un più rapido innalzamento dei mari, e per lo scioglimento del permafrost che accelera le emissioni di metano dal sottosuolo.  

È un ulteriore messaggio che ci dice che la mitigation, cioè l’impegno per mitigare il cambiamento climatico, è sempre più urgente. In questa prospettiva le foreste pluviali svolgono un ruolo fondamentale e andrebbero difese e anzi riportate a maggiore estensione. Purtroppo non solo il disboscamento continua, ma gli ambientalisti che si battono per proteggere le foreste vengono sistematicamente uccisi. Come ci segnala l’Osservatorio Ecomedia, nel 2017

sono stati assassinati 197 ambientalisti che stavano lottando contro governi e imprese che rubano le terre e danneggiano l’ambiente dove vivono comunità indigene e locali e che hanno denunciato le pratiche corruttive e illegali che lo permettono. Nel 2002 gli omicidi di ambientalisti erano 4 volte di meno. 

Il Brasile è diventato “ il Paese più letale per i difensori della terra”, con 46 uccisioni l’anno scorso,  e la strage continua. Paulo Sergio Almeida Nascimento, un leader ambientalista dello stato amazzonico di Parà, è stato ucciso lunedì a colpi d'arma da fuoco davanti alla sua casa.  Per chi si batte per l’ambiente è più che mai necessaria una protezione internazionale. Con questo obiettivo l’Onu ha lanciato la Environment’s rights initiative, ulteriore passo avanti in una governance internazionale per la difesa del Pianeta.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • l’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile redatta da ASviS e Urban@it che mostra come i sindaci possano trarre ispirazione dall’Agenda 2030 per affrontare in modo coordinato problemi cruciali delle nostre città, dalla lotta alla povertà all’efficienza energetica, dalla mobilità sostenibile all’inclusione sociale;
  • il piano dell’Ue “Action Plan: Financing Sustainable Growth” secondo il quale tra il 2007 e il 2016 le perdite economiche dovute a condizioni meteorologiche estreme sono aumentate dell'86% rendendo banche e compagnie assicurative sovraesposte ai rischi climatici;
  • lo studio “Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data” condotto da quattro scienziati della Scuola universitaria superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa, secondo cui il mais geneticamente modificato (Gm) presenterebbe risultati generalmente migliori delle coltivazioni tradizionali in termini di resa dei raccolti, quantità di tossine e velocità di decomposizione della biomassa;
  • la presentazione del libro “L’utopia sostenibile” di Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, a Roma dove hanno aperto la discussione il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e Romano Prodi;
  • la seconda lezione all'Università di Roma Luiss Guido Carli tenuta da Enrico Giovannini, portavoce dell'ASviS, su “I criteri e gli indicatori per valutare la sostenibilità di un modello di sviluppo e dell'Italia”;
  • l’iniziativa “Environment’s rights” lanciata dallo United Nations Environment Programme con l'obiettivo di aiutare le persone a comprendere meglio i loro diritti ambientali e come difenderli, portando la protezione ambientale più vicina alle persone. 

Altre segnalazioni

  • Feduf in collaborazione con la Scuola di Economia Civile, ha messo a disposizione delle scuole secondarie di I e II grado il nuovo modulo “Economia Civile: quando i numeri contano e le persone valgono”, che offre una visione umanistica dell’economia partendo da Aristotele e dal modello della bottega leonardesca, dell’agire orientato al perseguimento del benessere collettivo, della concezione del mercato come luogo di mutuo vantaggio e della gestione dei beni comuni in ottica di pubblica felicità.
  • Women's Major Group ha redatto una lettera aperta per condannare il comportamento del ministro della Giustizia delle Filippine che ha accusato diverse militanti femministe che si occupano degli SDGs di essere terroriste.
  • La fondazione Gabriele Brionne ha istituito un bando di concorso volto a premiare tesi di laurea a carattere economico-finanziario, aziendalistico, giuridico, sociologico incentrate sui temi connessi alla sostenibilità ambientale, al ruolo della micro-finanza nei progetti per la lotta alla povertà, alla misurazione del benessere.
  • Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha pubblicato un’analisi dell’articolo di Nature che rappresenta un contributo di sintesi dei risultati modellistici ottenuti da Istituti come Iiasa, Pbl, Feem, Pik e altri sui sei diversi "Modelli di valutazione integrata" per limitare le temperature globali a fine 2100 al di sotto  degli 1.5 °C.
  • Dal 5 al 7 marzo si è tenuta in Canada la “Cities and Climate Change Science Conference” che ha avuto come obiettivi: verificare la letteratura scientifica, i dati e le altre del quinto rapporto di valutazione dell'Ipcc; identificare le lacune chiave al fine di stimolare nuove ricerche da valutare mediante una relazione speciale sui cambiamenti climatici e le città; sviluppare nuovi quadri di valutazione che tengano conto del collegamento sistemico, delle sinergie e dei compromessi tra i sistemi urbani e il cambiamento climatico.
  • Unicredit lancia un progetto di social impact banking rivolto alle microimprese. Si tratta di un servizio si microcredito con prestiti fino ad un massimo di 25 mila euro, mettendo a disposizione anche servizi di consulenza attraverso l’Associazione di volontari UniGens.
  • Secondo l’ultimo rapporto Iea sul mercato del petrolio la crescita della produzione di petrolio proveniente da Stati Uniti, Brasile, Canada e Norvegia può soddisfare la richiesta mondiale, ma ulteriori investimenti saranno necessari per incrementare la produzione.

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giovedì 15 marzo 2018

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