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QUESTA SETTIMANA: Bisogna ripensare meccanismi e priorità della politica

22/03/2018

Dalla discussione su “Utopia sostenibile” alla Laterza sono scaturite molte domande e anche l’esigenza di un approccio diverso. L’Italia dispone di una strumentazione importante per orientare alla sostenibilità le scelte collettive. Il ruolo del Festival.

di Donato Speroni

Il dibattito sul libro di Enrico Giovannini “L’utopia sostenibile” nella sede della Casa editrice Laterza, a Roma il 14 marzo, ha assunto una importanza che va al di là della mera presentazione di un nuovo testo, per quanto ricco di stimoli importanti. In parte per la rilevanza degli intervenuti coordinati da Giuseppe Laterza: Romano Prodi e Carlo Calenda, oltre all’autore, nonché Luciano Canfora, Monica Maggioni, Eugenio Scalfari, Patrizia Greco, Giovanna Melandri, Luigi Ferraioli, Salvatore Toriello.

Ma il dibattito, come hanno riconosciuto diversi articoli comparsi in seguito, è stato importante anche per il momento molto particolare nel quale si è svolto: quando c’è un grande bisogno di nuove idee e di nuovi approcci alla politica, dopo il terremoto elettorale. Il libro di Giovannini ha fatto da catalizzatore per stimolare risposte a questa richiesta.

Provo a estrarre alcuni fili dalla matassa della discussione, la cui registrazione può essere rivista dal sito dell’ASviS.

Sviluppo sostenibile va bene, ma chi sostiene la sostenibilità? La domanda è stata posta da Prodi, intendendo che il mondo purtroppo si sta muovendo in una direzione diversa. Non solo per la posizione dell’amministrazione americana, ma perché le sfide che dobbiamo affrontare sono estremamente complesse e non è detto che possano essere risolte nel quadro delle nostre attuali istituzioni. Non è un caso che la Cina, con i suoi meccanismi decisionali autoritari, è balzata all’avanguardia nelle politiche ambientali, potendo imporre a tutti i suoi cittadini cambiamenti rapidi con minori resistenze.

Lo shortermismo non basta, ma dobbiamo essere più attenti alla transizione. Questo è un punto sul quale si è soffermato soprattutto Calenda. Non c’è dubbio che la politica deve recuperare la capacità di guardare avanti e non limitarsi alla prospettiva di una elezione o di una legislatura, ma i discorsi sul futuro non possono mai ignorare le conseguenze immediate della rivoluzione tecnologica. Se anche l’innovazione servirà a creare nuove imprese e nuovi lavori, dobbiamo farci carico del problema di chi ha trascorso tutta la vita in attività che stanno diventando obsolete.

Dobbiamo lavorare dall’alto e dal basso. Abbiamo bisogno di meccanismi decisionali più efficaci, perché le politiche di sviluppo sostenibile in molti casi devono essere imposte dalle autorità di governo: si pensi per esempio alla limitazione nell’uso dei combustibili fossili. Al tempo stesso, se vogliamo salvare la democrazia, dobbiamo impegnarci in una grande campagna di sensibilizzazione dei cittadini, a cominciare dalla scuola, perché solo con una forte pressione dal basso possiamo sperare che la politica si muova efficacemente. Finché i temi dell’ambiente, per esempio, non sono considerati prioritari dall’opinione pubblica, è difficile che la politica possa proporre agli elettori scelte magari difficili ma necessarie.

Bisogna cambiare tono. In passato i politici (e anche molti economisti) hanno manifestato la certezza di avere soluzioni adeguate per garantire il progresso di tutti. La “terza via” di Tony Blair, che è stata il collante di molti programmi politici di centrosinistra per delineare il superamento del capitalismo e della socialdemocrazia, si basava su questa visione ottimistica. La realtà ha frantumato le aspettative, impoverendo la classe media e rendendo sempre più precario il futuro dei giovani. Oggi nessuno ha la certezza di possedere soluzioni adeguate per un mondo che sta cambiando così rapidamente e sarebbe meglio rendere partecipe con franchezza l’opinione pubblica dei dubbi e delle difficoltà che tutti insieme dobbiamo affrontare.

Vulnerabilità e resilienza. In mancanza di scenari affidabili, dobbiamo avere due punti di riferimento, come Giovannini non si stanca di ripetere: l’analisi delle vulnerabilità e delle resilienze. Dobbiamo dedicare molta più attenzione ai punti fragili del sistema economico e sociale, per evitare di dover tamponare le crisi quando scoppiano e quando è più difficile affrontarle. Dobbiamo al tempo stesso individuare i punti di forza su cui costruire un mondo nuovo, mobilitando tutte le energie positive che si possono trovare nella società civile, nelle imprese e anche nelle amministrazioni pubbliche.

In conclusione, le sfide che si dovranno affrontare nei prossimi anni sono gigantesche, e l’Agenda 2030 è solo un minimo comune denominatore tra tutti i Paesi per evitare il collasso della nostra civiltà. Per il nostro Paese, Giovannini nel suo libro propone una “legislatura dello sviluppo sostenibile”, caratterizzata da misure volte a “prevenire, preparare, proteggere, promuovere e trasformare (4P + T) il Sistema Italia”. È una piattaforma, non un programma politico, perché non vuole dettagliare le misure di governo, anche se insiste su alcune riforme necessarie, come l’inserimento dello sviluppo sostenibile nella Costituzione. È una piattaforma perché indica un metodo che tutte le forze politiche possono adottare cambiando molte priorità ma anche il linguaggio col quale chi è investito di una responsabilità collettiva parla alla gente: meno ottimismo di maniera, meno promesse irrealizzabili, più consapevolezza delle sfide da affrontare insieme.  

Dal dibattito alla Laterza è emerso con chiarezza che il problema della governance è fondamentale per attuare una strategia di sviluppo sostenibile. Il lavoro fatto finora tra soggetti pubblici e società civile, anche con lo stimolo e la collaborazione dell’ASviS, consegna al futuro governo del Paese importanti premesse istituzionali. Tra gli ultimi atti del governo Gentiloni c’è stato infatti il trasferimento alla presidenza del Consiglio della responsabilità complessiva sulle politiche economiche, sociali e ambientali in attuazione dell’Agenda 2030.

Finora questo ruolo è stato affidato al ministero dell’Ambiente, che ha svolto un lavoro importante, non solo con la predisposizione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, ma anche con la presentazione dei due Rapporti sul capitale naturale, del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, del Catalogo degli incentivi favorevoli e dannosi all’ambiente. Il passaggio a Palazzo Chigi conferisce però alle politiche di sviluppo sostenibile molta più forza. È prevista la costituzione di una Conferenza nazionale, che coinvolge Governo, Regioni, Province, Comuni, per predisporre e discutere una relazione annuale sull’attuazione della Strategia. Obblighi specifici sono previsti per ciascun ministero, nell’ambito di direttive per le amministrazioni pubbliche che verranno emanate dalla Presidenza. L’impegno di Regioni ed enti locali è garantito anche dalla previsione di specifici progetti di collaborazione che il Governo presenterà alla Conferenza unificata.

Come si vede, non c’è solo un mero trasferimento di consegne, ma una strumentazione articolata. Se a questa aggiungiamo che in Italia la legge di bilancio del 2016 ha previsto il monitoraggio del rapporto tra politiche economiche ed effetti sociali, attraverso l’inserimento nei documenti di bilancio di 12 indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes), possiamo dire che, per quanto difficili possano essere le scelte che ci aspettano, certamente non si parte da zero.

Una prima verifica degli impegni politici della nuova legislatura rispetto all’Agenda 2030 si avrà nel prossimo Festival dello sviluppo sostenibile che si aprirà esattamente tra due mesi. È imminente il lancio del nuovo sito del Festival, che offrirà la possibilità di aggiornarsi sugli eventi in programma su tutto il territorio nazionale. Sarà un grande momento di incontro tra la società civile, rappresentata dai 185 soggetti aderenti all’ASviS e dagli associati, le imprese e la dirigenza politica. Come l’anno scorso, siamo certi che il Festival contribuirà con proposte concrete a mettere l’Italia sul sentiero della sostenibilità.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • l’Oslo Airport City che potrebbe essere la prima città al mondo in grado di produrre più energia, ovviamente da fonti rinnovabili, rispetto a quanta ne consumerà grazie al progetto presentato dal lavoro congiunto dei due studi di architettura Haptic Architects e Nordic Office of Architecture che hanno raccolto la sfida di realizzare la prima città sostenibile al mondo;
  • il rapporto sullo stato del consumo elettrico European Power Sector 2018 secondo il quale seguire i progressi nel settore energetico è della massima importanza in quanto il settore energetico svolgerà un ruolo cruciale nel raggiungimento degli obiettivi climatici europei, che mirano a ridurre i gas serra almeno del 40% entro il 2030;
  • il nuovo rapporto annuale di Amnesty international denuncia la propagazione di una serie di politiche globali orientate all’odio razziale, al nazionalismo, al respingimento dei flussi migratori, alla giustificazione della povertà sociale come tratto inscindibile della crescita economica dei Paesi più sviluppati;
  • La presentazione del volume “L’utopia sostenibile” del portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini del 14 marzo a Roma che ha consentito di raccogliere idee e punti di vista sui temi dello sviluppo sostenibile attraverso un dibattito aperto dagli interventi dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi e del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda;
  • l’approvazione del 16 marzo della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri che affida alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il coordinamento delle politiche economiche, sociali e ambientali idonee al raggiungimento, entro il 2030, degli obiettivi indicati nella Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile;
  • il quinto Vertice mondiale sull'oceano dell’Economist e la 24esima sessione annuale dell’Autorità internazionale dei fondali marini, due importanti conferenze internazionali che si sono tenute a marzo per affrontare il tema della regolamentazione dello sfruttamento e dell’inquinamento delle acque mondiali;
  • la terza lezione, del corso che si è svolto presso la Luiss, che verte sul “Rapporto della Commissione Europea sullo sviluppo sostenibile - La strategia italiana di sviluppo sostenibile e le politiche ambientali” ed è stata tenuta da Aldo Ravazzi Douvan, chief economist presso la Direzione generale “Sviluppo Sostenibile, Energia e Clima” del ministero dell’Ambiente, tutela del territorio e del mare (Mattm).

Altre segnalazioni

  • Il 14 marzo 2018, nel corso dell'evento "Imprese e Società: la rivoluzione del welfare aziendale in Italia" è stata presentata la piattaforma Welfare for People, un'iniziativa dedicata al welfare aziendale e occupazionale ideata dall'Osservatorio Ubi Welfare di Ubi Banca e della Scuola di alta formazione Adapt.
  • Percorsi di secondo welfare dedica un articolo al successo che l’impact investment sta avendo negli ultimi anni. Secondo l’articolo “è in corso una rivoluzione impact, silenziosa e poco raccontata, in cui modelli imprenditoriali innovativi ad alto impatto sociale vengono raggiunti, senza rinunciare al guadagno che ogni impresa economica ambisce a generare”.
  • Il 14 marzo, durante il terzo giorno di meeting della Commissione dell’Onu sullo stato delle donne, si è tenuto alla Missione italiana presso le Nazioni Unite il “Fighting violence against women: a shared commitment of the Italian Parliament”, organizzato da Italia, Spagna e dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (Eige).
  • Il report “Focus Wwf sul Mediterraneo” afferma che basta un cambiamento climatico “moderato” per rendere vulnerabile la biodiversità dell'area mediterranea: anche se l'aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% dei gruppi di specie analizzati di piante ed animali sarebbe a rischio.
  • È disponibile il rapporto “100 Italian Circular Economy Stories”, realizzato da Symbola e Enel Group e che raccoglie 100 realtà italiane di eccellenza nel campo dell’economia circolare.
  • È uscito l’“Handbook of Research on Economic and Social Well-Being” di Conchita D'Ambrosio lo scopo di questo manuale è di tracciare gli sviluppi delle misure che vanno oltre il Pil e di fornire ampie indagini su molti dei recenti temi che sono emersi nella letteratura di ricerca. Alcuni degli argomenti affrontati includono la povertà, privazione e soddisfazione relativa, insicurezza economica, esclusione sociale e disuguaglianza, reddito e polarizzazione sociale, frazionamento e diversità sociale.
  • È stato pubblicato il secondo rapporto sul Capitale naturale che intende rafforzare la sensibilizzazione sul tema e la sua integrazione nei processi decisionali politici.
  • Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è intervenuto a Trento al Green Week Festival "L’economia green e la ripresa del Paese". Dopo l'intervento di Gentiloni sono state insignite del premio Radical Green alcune imprese che operano nello sviluppo di prodotti e processi sostenibili.
  • Dal 13 al 16 marzo si è tenuta a Parigi la 47esima sessione del panel intergovernativo sul cambiamento climatico.
  • È presente online una piattaforma, “Localizing the SDGs”, che prende in considerazione i contesti subnazionali riguardo il raggiungimento dell'Agenda 2030, dalla definizione di obiettivi e traguardi, alla determinazione dei mezzi di attuazione e all'utilizzo di indicatori per misurare e monitorare i progressi. Lo scopo è quello di diffondere la consapevolezza sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile tra gli attori locali e nazionali.

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giovedì 22 marzo 2018

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