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QUESTA SETTIMANA: Il prossimo governo e le sfide della sostenibilità

29/03/2018

L’Alleanza non sarà assente dal confronto sui programmi per la nuova legislatura, sulla base degli impegni ottenuti prima delle elezioni. Il tentativo di un nuovo “Global compact” sulle migrazioni. Agblogbloshie, una vergogna che ci riguarda.

di Donato Speroni

Festeggiamo Pasqua senza governo e non sappiamo come e quando gli equilibri emersi dalle ultime elezioni consentiranno di formare un nuovo esecutivo. Sappiamo però che tra le forze politiche, oltre che sulla premiership e sulle possibili maggioranze, si discute anche di programmi e ci sembra opportuno formulare qui un breve promemoria.

Prima delle elezioni, il portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile Enrico Giovannini ha incontrato i leader di tutte le principali forze politiche per presentare le proposte elaborate dall’ASviS e contenute nel nostro ultimo Rapporto. Un mese prima delle elezioni, Giovannini ha illustrato in un video – appello le dieci più importanti proposte dell’Alleanza, sulle quali ha chiesto l’adesione di partiti e movimenti. Molti hanno risposto, o con un’adesione totale alle nostre proposte o con espliciti impegni su singoli punti. Anche chi non ha sottoscritto il “decalogo” ha promesso al portavoce dell’ASviS attenzione e disponibilità su questi temi.

Si entra dunque in una fase di confronto che ci auguriamo costruttivo per mettere l’Italia sul sentiero di uno sviluppo sostenibile in termini di riduzione delle diseguaglianze, equità intergenerazionale, valorizzazione della componente femminile, protezione dell’ambiente, maggiore innovazione e riduzione della disoccupazione, per citare solo alcune delle sfide contenute nell’Agenda 2030 sottoscritta dall’Italia all’Onu nel 2015. Per sanare i suoi mali, il Paese ha ancora bisogno di crescita economica, ma deve garantirsi che questa crescita sia a basso impatto ambientale e che si traduca anche in un aumento del benessere collettivo, che abbraccia molti altri aspetti di qualità della vita oltre al Prodotto interno lordo.

Tra meno di due mesi, si aprirà il Festival dello sviluppo sostenibile, che offrirà molte occasioni di verifica della situazione dell’Italia rispetto agli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu e di elaborazione di proposte per accelerare il percorso del nostro Paese verso questi ultimi. Il sito del Festival è on line da lunedì. Per ora presenta gli eventi principali, ma si arricchirà di informazioni su tutte le iniziative che si svolgeranno nei 17 giorni del Festival, dal 22 maggio al 7 giugno, sull’intero territorio nazionale: contiamo di superare il successo dell’anno scorso, quando si registrarono 220 eventi.

L’evento inaugurale “Innovare, riqualificare, investire, trasformare: dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile”, il convegno internazionale del 31 maggio, a Milano, dedicato alla dimensione europea dell’impegno per l’Agenda 2030, e l’evento di chiusura, nel corso del quale verranno illustrati alle istituzioni i messaggi principali emersi nel corso del Festival, scandiranno, insieme a  numerosi “eventi nazionali” dedicati a ciascuno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, le oltre due settimane della manifestazione.

Il Festival è uno degli strumenti attraverso i quali l’Alleanza vuole richiamare l’attenzione sulle sfide dei prossimi anni, spesso trascurate perché il dibattito politico si concentra normalmente su temi apparentemente più immediati, in un’ottica spesso emergenziale. Per esempio, l’ambiente, le migrazioni e le interazioni tra questi due fenomeni devono avere la massima attenzione e non certo in un’ottica di breve termine. Uno studio della Banca mondiale avverte che entro il 2050, 143 milioni di persone potrebbero essere costrette a lasciare le proprie case a causa dei fenomeni meteorologici estremi.  L’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e l’America Latina sono indicate come le tre macro-aree più a rischio. Va segnalato che lo studio non vuole significare che queste decine di milioni di profughi si riverseranno sull’Europa, perché riguarda soprattutto le migrazioni interne ai Paesi di origine. È evidente però che flussi umani di questa entità in Paesi molto poveri creeranno ulteriori squilibri e situazioni di insostenibilità sociale che richiederanno una attenzione globale.

Di fronte all’impatto di questi flussi umani, in gran parte costituiti dai cosiddetti “migranti economici”, i Paesi d’arrivo hanno politiche diverse.  Ci sono Paesi che respingono, Paesi che accolgono (compresi alcuni dei più poveri come il Bangladesh) e Paesi come l’Australia, ma anche l’Europa rispetto alla Turchia, che pagano altri perché accolgano. Insomma, una situazione che già oggi appare ingestibile e che può solo aggravarsi. Nel prossimo ottobre, all’Onu, si discuterà di come regolare il fenomeno attraverso accordi che dovrebbero portare ad un “Global compact for migration”, anche se l’amministrazione Trump ha già annunciato la sua contrarietà, in omaggio al principio che porta a rifiutare gli accordi multilaterali a favore di intese bilaterali: la stessa logica che ha fatto uscire gli Stati Uniti dell’Accordo di Parigi sul clima. È difficile aspettarsi risultati eclatanti, avverte l’Economist, ma già il fatto che i governi si mettano insieme per parlarne è certamente un progresso.

È ovvio, se non altro per considerazioni geopolitiche, che noi dobbiamo guardare all’Africa con grande attenzione. Un segnale positivo arriva dalla sottoscrizione a Kigali di un accordo cornice per la creazione dell’African continental free trade area, un accordo di libero scambio che entro il 2030 dovrebbe coinvolgere 1,7 miliardi di persone. Ci sono ancora resistenze (per esempio la Nigeria non ha firmato), ma l’accordo è certamente un segno di vitalità economica.

Se vogliamo far sì che l’Africa risolva i suoi problemi economici e offra condizioni accettabili alla sua popolazione giovane e crescente,  è chiaro che molti atteggiamenti europei devono cambiare. Per esempio, il sito nonsoloambiente.it ci rivela che sei elettrodomestici su dieci non vengono smaltiti correttamente nel nostro Paese e prendono la via dell’imbarco illegale verso l’Africa, discarica privilegiata di questi rifiuti europei. Oltre allo sfruttamento delle risorse naturali africane, oltre al “land grabbing” cioè al furto delle terre, assistiamo ora alla distorsione dei crescenti consumi africani verso i nostri prodotti di scarto, con gravi conseguenze anche per la salute e l’ambiente:

In Ghana, in particolare, esiste un luogo chiamato Agblogbloshie, un sobborgo della capitale Accra. Si tratta della più grande discarica illegale al mondo di rifiuti elettronici, dove vivono e lavorano circa 70mila persone, la metà delle quali minori, impegnate a recuperare componenti di valore o parti ancora riciclabili usando tecniche artigianali fortemente inquinanti per l’ambiente e dannose per la salute.

Come sempre accade, alcune importanti notizie di questi giorni riguardano la Cina. La prima, segnalata da ETica News  che riprende una notizia Bloomberg, è la creazione a Pechino del nuovo ministero dell’Ecologia e dell’ambiente. Rispetto alla precedente Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, il nuovo Ministero avrà poteri rafforzati per imporre il taglio delle emissioni.  Abbiamo sottolineato più volte in queste note che i meccanismi autoritari del potere cinese, dal momento che l’ecologia è diventata una priorità proclamata nell’ultimo congresso del Partito comunista cinese, consentono passaggi accelerati per riformare la situazione disastrosa dell’ambiente di vaste aree della Cina, compresa la capitale. Ma non tutto va nel verso voluto dagli autocrati cinesi. Come segnala Deutsche Welle riportato dalla rassegna stanpa del Corriere della Sera, il gigantesco investimento sul bike sharing fatto in questi anni in Cina non ha incontrato pienamente i gusti della popolazione.

Vero che fino agli Anni ‘80 il 63% dei pendolari a Pechino si spostava in bici, ma nel 2000, come ha scritto il Bejing Morning Post, la percentuale era già scesa al 38% e l’anno scorso al 12%.

Risultato: nelle grandi città cinesi esistono vasti cimiteri di bici inutilizzate perché la gente vive ancora il grande mito della motorizzazione Anche in Cina, le politiche dall’alto devono sposarsi con la formazione e l’educazione dal basso, per far cambiare i comportamenti dei consumatori.

Da questa newsletter introduciamo una nuova rubrica per parlare di libri, articoli e film di particolare interesse sui temi degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Ci auguriamo che incontri il vostro gradimento e vi invitiamo a contribuire con le vostre segnalazioni.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • il lancio del nuovo sito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018 promosso da ASviS da cui è possibile registrare e proporre gli eventi che faranno parte di questa manifestazione nazionale;
  • la quarta lezione del corso universitario in sviluppo sostenibile tenutosi all’università Luiss di Roma su “L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - Le politiche per rispettare gli Accordi di Parigi” che è stata tenuta da Toni Federico, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile;
  • il manuale “WomeNpowerment in Coop. Il valore aggiunto delle esperienze cooperative italiane per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere” che contiene i progetti di cooperazione, in Italia e nel mondo, che permettono di registrare importanti progressi nella parità di genere e nell'empowerment di donne e bambine;
  • i Green office (Go), spazi all’interno degli atenei gestiti da studenti che, con il supporto di amministratori e docenti dell’ateneo, mettono in pratica progetti a impatto sociale e ambientale;
  • i tre rapporti, il Secondo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia, il rapporto ambiente (Snpa) e l’annuario Ispra dei dati ambientali 2017, che fanno un quadro della situazione italiana riguardo lo stato dell’ambiente e dei cambiamenti climatici;
  • la presentazione il 26 marzo del libro "L'utopia sostenibile" di Enrico Giovannini durante la trasmissione "Quante storie” condotta da Corrado Augias;
  • lo studio Towards a Better Future for Women and Work: Voices of Women and Men in cui emerge come per le donne occidentali il continuo esercizio di equilibrismo tra casa e ufficio rappresenta una forte fonte di stress e frustrazione, anche se esprimono il desiderio di poter mantenere entrambi gli impegni, fuori e dentro casa.

 

Altre segnalazioni

  • Il racconto “Fatale irragionevolezza” di Sara Varoli, il manifesto per la sicurezza stradale “Più veloce di così si muore. Rispettare i limiti di velocità può salvarti la vita” di Arianna Leuzzi e il videoclip con la canzone rap “Fuori strada” dell’Associazione Yepp e del Centro giovanile della città di Albenga sono stati i tre vincitori del contest “La sicurezza si fa strada” ideato da Fondazione Unipolis, con il progetto Sicurstrada, in collaborazione con la cooperativa Mandragola Editrice/Zai.net al quale hanno partecipato oltre 200 giovani.
  • È online sul sito dell’ASviS una pagina dedicata alla recensioni di libri che affrontano le tematiche dello sviluppo sostenibile. 
  • Il 26 marzo si è tenuta la “Ecosoc e-Discussion 2018” promossa dal Dipartimento degli affari economici e sociali (Desa) e dal Programma per lo sviluppo dell’Onu (Undp) su come promuovere le società sostenibili e resilienti nelle comunità urbane e rurali.
  • Il 23 marzo, 300 partecipanti dello Youthspeak forum si sono recati presso 65 classi di quattro licei di Perugia dove hanno tenuto una lezione sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, sensibilizzando i giovani alla tematica e invitandoli a riflettere sulle soluzioni ai più gravi problemi esistenti a livello globale.
  • Forum PA in collaborazione con ASviS promuove il "Premio PA sostenibile. 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030" per raccogliere i migliori progetti realizzati dalle amministrazioni, associazioni, start up e non solo, che possano aiutare i singoli territori ad affrontare le tante debolezze dell’attuale modello di sviluppo e avviare un processo virtuoso di sviluppo economico, sociale, ambientale equo-sostenibile.
  • Il 22 marzo, a cura della Commissione europea, si è tenuta la conferenza di alto livello “Financing sustainable growth” in cui si è affrontato il tema del ri-orientamento dei finanziamenti dell’Ue verso investimenti più sostenibili per conseguire risultati tangibili sugli obiettivi climatici, ambientali e di politica sostenibile.
  • Dal 18 al 23 marzo ha avuto luogo il Forum mondiale sull’acqua in cui si sono susseguiti workshop, conferenze e seminari che quest’anno hanno avuto come tema centrale la “condivisione dell’acqua”.
  • È uscito il rapporto “Agenda 2030 da globale a locale” redatto da Fondazione Eni Enrico Mattei e dal Sustainable development solutions network (Sdsn) che offre sia una panoramica nazionale e internazionale dello sviluppo sostenibile nell’accezione definita dalle Nazioni Unite sia un framework teorico che aiuta gli studiosi a contestualizzare le sfide dell’Agenda 2030 nella propria realtà territoriale e i policy makers a stabilire le priorità e le politiche settoriali in ottica multidisciplinare.
  • Dal 16 al 21 marzo si è tenuto l’ultimo Cwmun (Change the world model United nation) indetto dall’Associazione Diplomatici, in cui ragazzi tra 16 e 25 anni hanno potuto sperimentare per quattro giornate le simulazioni di reali dibattiti che avvengono nel palazzo delle Nazioni Unite.

 

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giovedì 29 marzo 2018

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