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QUESTA SETTIMANA: Abbiamo già consumato quello che produciamo in un anno

01/06/2018

Impieghiamo troppe risorse, ci dicono i dati dell’Overshoot. La sfida richiede tecnologie e investimenti e l’Europa finalmente s’impegna sulla finanza sostenibile. Ne parliamo a Milano, nell’ambito del Festival.

di Donato Speroni

L’Earth overshoot day del 2017 è caduto il 2 agosto. In quel giorno, cioè, si è esaurito il consumo delle risorse prodotte dal Pianeta nel corso dell’anno, e nelle settimane successive abbiamo vissuto “a debito” prelevando risorse precedentemente accumulate.

L’Italian overshoot day quest’anno è già arrivato: è stato il 24 maggio. Si calcola che per soddisfare il fabbisogno di consumo dell’intera popolazione mondiale servirebbero 1,7 Pianeti, ma se tutti consumassero come gli italiani ce ne vorrebbero 2,5.

Intendiamoci, siamo in buona compagnia. L’Overshoot day degli Stati Uniti è addirittura il 15 marzo, con un fabbisogno pari a quasi 5 Pianeti, ma anche l’Overshoot francese e tedesco cade prima del nostro, rispettivamente il 2 e il 5 maggio. È interessante segnalare che i Paesi scandinavi, generalmente considerati virtuosi dal punto di vista ambientale, hanno un Overshoot molto anticipato rispetto al nostro: il 4 aprile la Svezia, l’11 la Finlandia, il 12 la Norvegia, forse perché i fattori climatici li costringono a maggiori consumi energetici rispetto alle risorse che sono in grado di produrre.

Le tecniche di calcolo del Global footprint, che sono alla base delle elaborazioni dell’Overshoot day, non sono condivise da tutti, ma forniscono comunque un parametro interessante. Ci dicono che tra i grandi problemi del nostro futuro, oltre al riscaldamento globale, alla perdita della biodiversità e all’inquinamento dei mari, c’è il rischio di esaurimento delle risorse rispetto ai fabbisogni di una umanità che cresce non soltanto da un punto di vista demografico, ma anche come aspirazione ai consumi. Ricordiamo che uno studio della Banca mondiale di qualche tempo fa calcolava che la classe media, quella con redditi tra i dieci e i cento dollari al giorno (diciamo tra i 250 e i 2500 euro al mese) attualmente è composta da 1,8 miliardi di persone, ma tra vent’anni sarà di 4,8 miliardi: tre miliardi di persone in più con legittime aspirazioni a possedere automobili, consumare energia, alimentarsi secondo modelli paragonabili ai nostri.

Se la lotta alla povertà e la riduzione delle diseguaglianze sono dunque tra le grandi sfide dei prossimi anni, come giustamente segnalano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, dobbiamo anche preoccuparci dell’impatto sui consumi globali delle persone che vogliamo far vivere meglio. La visione in cui crediamo (la nostra “Utopia sostenibile”, per citare il recente libro di Enrico Giovannini) ci dice che le risposte a questa sfida esistono, in termini di governance e cooperazione internazionale, investimenti sull’economia verde, nuovi sviluppi tecnologici.

La transizione richiede però un grande impegno di capitali ed è da sottolineare positivamente il fatto che l’Unione Europea si stia muovendo in modo concreto.

Il 24 maggio, la Commissione europea ha presentato un suo primo pacchetto normativo sulla finanza sostenibile, in linea con quanto annunciato nell’Action plan presentato l’8 marzo che a sua volta discendeva dal rapporto dell’High-Level Expert Group on Sustainable Finance pubblicato in gennaio. Come afferma Flavia Micilotta, executive director di Eurosif, la più importante associazione europea per la promozione degli investimenti sostenibili, “la Commissione ha lavorato con grande impegno per mettere al loro posto tutti i mattoni del piano di Capital Markets Union entro la metà del 2019. Le proposte presentato il 24 maggio e quelle che seguiranno a fine mese dovranno essere sottoposte al Parlamento europeo prima delle elezioni del 2019”.

Le proposte già presentate, come si può leggere con maggiore dettaglio sul sito di Febaf, la federazione che riunisce le organizzazioni di banche, economia e finanza, riguardano in particolare:

-  la “tassonomia”, cioè criteri armonizzati per stabilire se un'attività economica è ecosostenibile;

- gli obblighi degli investitori e gli adempimenti informativi;

- gli indici per investimenti a basso impatto di carbonio.

È sufficiente tutto questo? Se ne discute a Milano, nell’importante evento internazionale organizzato il 31 maggio dall’ASviS che porta il titolo “SDGs, climate and the future of Europe”.

La Conferenza “vuole proporre una ‘partnership rafforzata’ tra i membri del Consiglio europeo e tra attori statali e non, allo scopo di rendere l’Europa il leader mondiale nell’implementazione degli SDGs e degli accordi sul clima, e una nuova narrativa per l’Europa”, anche perché “la spinta necessaria per mettere il razzo dell’Agenda 2030 in orbita, e conseguire gli SDGs entro 12 anni, non è ancora abbastanza forte, né a livello globale né a livello europeo. Non si tratta più di camminare, si tratta di correre!”

La Conferenza di Milano è uno dei 700 eventi del Festival dello sviluppo sostenibile che si sta svolgendo in tutta Italia, dal 22 maggio al 7 giugno lungo 17 giorni, tanti quanti sono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Sul sito del Festival si possono trovare notizie sugli eventi di maggiore rilevanza e attraverso il Calendario informarsi su tutti gli eventi per giornata, regione o Obiettivo.

Il Festival però non è fatto solo di convegni. A partire dal Festival e dalle attività dell’ASviS sono nati nuovi progetti e collaborazioni, che coinvolgono istituzioni pubbliche e private, imprese e fondazioni. Segnaliamo tra gli altri il Concorso Miur ASviS, che si è concluso con la premiazione di scuole di ogni ordine e grado, e il Premio PA sostenibile, organizzato da Forum PA in collaborazione con ASviS, che ha premiato 100 progetti

Arrivati ormai a metà Festival, possiamo dire che stiamo assistendo a una grande mobilitazione che non riguarda soltanto intellettuali e classe dirigente, ma una vasta porzione dell’opinione pubblica, finalmente informata con attenzione dai media sui temi dello sviluppo sostenibile. Certo, è difficile sfuggire alla sensazione che ci sia un grande salto tra i discorsi che facciamo al Festival, proiettati su un obiettivo di almeno 12 anni e quelli che si fanno in questi giorni nei palazzi della politica, dove sembra impossibile guardare al di là di una scadenza elettorale. Eppure i temi non sono così diversi. Che si parli di povertà, di migrazioni, di investimenti pubblici, di tutela del patrimonio ambientale e culturale del Paese, è evidente che questi temi devono trovare spazio nei programmi dei partiti, ma non possono contraddire gli impegni sottoscritti dall’Italia nel 2015 firmando l’Agenda 2030 dell’Onu.

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E INOLTRE...

a cura di Francesca Cucchiara

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • Il Rapporto annuale sullo stato del mercato del lavoro dell’Ilo, secondo il quale la transazione verso l’economia verde dovrà essere accompagnata da strategie di ricollocazione dei lavoratori. L’abbandono del sistema produttivo basato sulle fonti fossili causerà infatti la perdita di milioni di posti di lavoro, i quali, però, potranno essere compensati dalle nuove opportunità nel campo della mobilità elettrica, dell’agricoltura sostenibile e dell’economia circolare.
     
  • Il Rapporto “Nuotare contro corrente” di Save the children, che racconta il problema della povertà educativa nel nostro Paese. Tra i quindicenni, uno su cinque non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura mentre i trend peggiori si registrano nelle regioni meridionali. Nonostante il contesto sociale influisca sull’apprendimento, il Rapporto evidenza la capacità di molti giovani di emergere anche negli ambienti più degradati raggiungendo quindi un buon livello educativo “nuotando controcorrente”.
     
  • La Tracking clean energy progress (Tcep), la piattaforma ideata dallo Iea per valutare i progressi compiuti dalle tecnologie energetiche. Dall’analisi emergono oltre “100 lacune chiave” dell'innovazione tecnologica, che, sostiene l’Iea, potranno essere affrontate solo con una decisa transizione all’elettrificazione. Perché questa si verifichi,  saranno indispensabili grandi investimenti in energia pulita, sia da parte del settore pubblico che quello dei privati.

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venerdì 01 giugno 2018

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