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QUESTA SETTIMANA: Dal governo ci aspettiamo una Strategia per l’Agenda 2030

07/06/2018

Lotta alla povertà, impegni verso le donne, economia circolare, ambiente: nei programmi ci sono molti riferimenti in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Ma non c’è ancora una visione globale.

di Donato Speroni

Partiamo dalle fonti, a cominciare dal discorso in Parlamento del presidente del Consiglio. Giuseppe Conte non ha mai menzionato l’Agenda 2030 o gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ma diversi passaggi toccavano temi importanti per gli SDGs. Per esempio ha dichiarato:

Pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese; politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che, invece, compromettono questi obiettivi.

senza però menzionare il fatto che non è in gioco solo il benessere attuale ma anche quello futuro, cioè la sostenibilità. È certamente importante il suo riferimento ai diritti sociali:

I diritti sociali che, nel corso degli ultimi anni, sono stati progressivamente smantellati, con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. È ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati; hanno diritto a una pensione dignitosa; hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque.

anche se non ha indicato come ripristinare questi diritti e con quali risorse.

Ancora, l’accenno alle donne nel mondo del lavoro:

Vogliamo dare voce alle tante donne, spesso più istruite e più tenaci di noi uomini, che sul posto di lavoro sono ancora inaccettabilmente discriminate e meno pagate e che si sentono sole quando decidono di mettere al mondo un bambino.

E poi l’ambiente:

In materia di ambiente, l'azione di Governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell'ambiente, sulla sicurezza idrogeologica del nostro territorio e sullo sviluppo dell'economia circolare. Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi - peraltro già in atto - di decarbonizzazione del nostro sistema produttivo.

Sussidiarietà e terzo settore:

L'azione di Governo sarà sensibile anche al principio di sussidiarietà, che impone di limitare l'azione dei pubblici poteri quando l'iniziativa dei privati, singoli oppure organizzati in strutture associative, possa rivelarsi più efficiente. Siamo consapevoli - e dobbiamo esserlo tutti - che il terzo settore e tutti gli organismi che lo affollano offrono modelli di sviluppo sostenibile e contribuiscono a realizzare un circuito di solidarietà che favorisce le persone fragili e più bisognose. Le iniziative no profit sovente si inseriscono negli spazi della nostra società dove più intensa è la sofferenza, contribuiscono a ridurre le diseguaglianze, a rafforzare la coesione sociale, aiutano a disegnare un futuro migliore. Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di un'efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali.

Nel complesso, un discorso di buone intenzioni, che un’ampia maggioranza dell’opinione pubblica può condividere, ma che lascia in ombra la strumentazione, per la quale si affida esplicitamente al “Contratto” sottoscritto tra Lega e Movimento 5 Stelle. Se poi andiamo a vedere questo documento, nella versione finale sottoposta al voto on line e nei gazebo, vi si trovano formulazioni interessanti, per esempio il principio di sostenibilità:

Vanno ribaditi e rinnovati, anche in sede UE, i limiti indicati dal principio di sostenibilità:

• per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale sostenibile

di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazione;

• per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile (ad esempio: investire parte dei profitti per l’adozione di tecnologie produttive con risorse rinnovabili).

Sulla green economy, inoltre:

Nelle strategie nazionali di sviluppo economico deve considerarsi prioritaria l’adozione di strumenti normativi efficaci atti a promuovere una sempre maggior diffusione di modelli di sviluppo sostenibili, della green economy e dell’economia circolare. A tal fine le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero essere coinvolte a tutti i livelli nella promozione di questo cambiamento e diventare un riferimento per l’adozione di buone pratiche, migliori tecniche e standard. È necessario armonizzare i rapporti tra lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni, rafforzando le autonomie ed i presidi territoriali più efficienti ed i modelli più avanzati e rispettosi dell’ambiente, valorizzandone le professionalità e le risorse migliori.

Per completare il quadro, è utile riprendere alcune affermazioni a formiche.net del neoministro dell’Ambiente Sergio Costa, che si è espressamente ricollegato al lavoro del suo predecessore Gianluca Galletti:

La “Strategia nazionale” è stata approvata dal Cipe lo scorso dicembre e declina a livello nazionale gli obiettivi dell’Agenda 2030, approvata dalle Nazioni Unite nel 2015. Le priorità: arrestare la perdita della biodiversità; garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali; creare comunità e custodire il paesaggio; promuovere ricerca e innovazioni sostenibili; garantire occupazione e formazione di qualità; affermare modelli sostenibili di produzione e consumo (“dematerializzare l’economia promuovendo meccanismi di economia circolare”).

Nel complesso, guardando queste dichiarazioni, si può sperare che non ci sia un calo di attenzione rispetto agli Obiettivi dell’Agenda che l’Italia ha sottoscritto all’Onu. Il rischio però è che i singoli interventi siano affrontati senza una visione globale dello sviluppo sostenibile. Manca, per esempio, qualsiasi riferimento alla decisione adottata dal governo Gentiloni nel marzo scorso, di concentrare sulla presidenza del Consiglio il coordinamento della strategia di sviluppo sostenibile, decisione adottata proprio perché l’Agenda 2030 non investe soltanto temi ambientali ma anche sociali e di diritti civili. 

Ancora un promemoria. Dopo l’incontro col portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, prima delle recenti elezioni politiche, il leader del M5S Luigi Di Maio inviò all’ASviS un messaggio nel quale il suo Movimento esprimeva l’adesione a una serie di punti proposti nel “decalogo” dell’Alleanza:

1. Riaffermare con forza i principi di tutela ambientale e di benessere economico diffuso che non sia in contrasto con l’utilità sociale, fissati negli articoli 9, 41, 42 e 51 della Costituzione. Aprire un dibattito parlamentare sulla necessità di rafforzare questi concetti e aggiungere in Costituzione, quali nuovi soggetti meritevoli di autonoma tutela giuridica non mediata, l'Ambiente e l'Ecosistema.

2. Dare attuazione a una efficace Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e la Sostenibilità Ambientale, orientata al pieno raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, da realizzare con un forte coordinamento della Presidenza del Consiglio

3. Promuovere la costituzione, all’interno del futuro Parlamento, di un intergruppo per lo sviluppo sostenibile e la sostenibilità ambientale, la transizione verso l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, la tutela dei beni comuni, l’economia circolare ed il concetto di benessere umano ed ambientale diffuso.

4. Rispettare gli Accordi di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici e ratificare al più presto le convenzioni e i protocolli internazionali già firmati dall’Italia sulle altre tematiche che riguardano lo sviluppo sostenibile e la sostenibilità ambientale ed al tempo stesso promuovere ineludibili e più ambiziosi obiettivi.

5. Trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile e la Sostenibilità Ambientale, la Transizione Energetica , l’Economia Circolare e la tutela dei Beni Comuni così da orientare a questo scopo gli investimenti pubblici.

10. Operare affinché l’Unione Europea metta l’impegno per attuare l’Agenda 2030 al centro della sua nuova strategia di medio termine e mettere all’ordine del giorno nuovi e ineludibili obiettivi verso la Transizione Energetica, l’Economia Circolare e la tutela dei Beni Comuni.

Intervenire sulla Costituzione, creare un intergruppo parlamentare sullo sviluppo sostenibile, trasformare il Cipe, come promesso da Di Maio, sarebbero segni inequivocabili della volontà di rafforzare l’impegno italiano nel raggiungimento degli Obiettivi.

Di tutto questo si discuterà alla Camera nell’evento conclusivo del Festival dello sviluppo sostenibile, spostato al 13 giugno per non coincidere col dibattito sul voto di fiducia e con gli adempimenti successivi. Oggi si concludono tutti gli altri eventi del Festival: più di 700 iniziative – ricordiamolo – tra il 22 maggio e il 7 giugno. La grande partecipazione che abbiamo riscontrato ci dà una forza rinnovata per confrontarci anche con partiti e movimenti politici. Il 13 potremo fare il punto sul recepimento da parte delle forze politiche del messaggio dell’Alleanza, cioè sulle comuni richieste di un grande schieramento della società civile. Da lì potremo ripartire per le nostre battaglie a favore dello sviluppo sostenibile.

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E INOLTRE...

a cura di Francesca Cucchiara

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • Il rapporto dell’Ocse “Policy coherence for sustainable development”, secondo il quale solo politiche integrate e coerenti con l’Agenda 2030 porteranno alla realizzazione  di società sostenibili e resilienti. Perché ciò si verifichi, sostiene l’Ocse, è necessario rafforzare la cooperazione internazionale, dal momento che la sostenibilità è un obiettivo non raggiungibile da un paese individualmente.
     
  • Il ruolo della sostenibilità all’interno del Piano strategico del turismo 2017 – 2022 (Pst) del Mibact. Insieme all’innovazione e all’accessibilità, la sostenibilità è infatti uno degli elementi trasversali del Piano; non può quindi non essere posta al centro delle smart strategy complessive del Paese, diventando un elemento di valorizzazione per i territori.
     
  • I risultati dell’edizione 2018 del concorso Miur-Asvis, il progetto volto a educare i più giovani allo sviluppo sostenibile. Al bando hanno risposto circa 260 scuole di ogni ordine e grado: dalle scuole primarie e dell’infanzia fino ai centri provinciali per l'istruzione degli adulti.
     
  • Il report “World urbanization prospects 2018” delle Nazioni unite, che riporta come entro il 2050 quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane. Secondo le proiezioni, la maggior parte delle megalopoli si concentrerà in Africa e Asia, dove attualmente si assiste al più alto tasso di urbanizzazione al mondo.
     
  • Il  libro “Circular economy for food”, di Franco Fassio e Nadia Tecco, che affronta il tema dell’economia circolare applicata al cibo.  Attraverso quaranta casi studio, appositamente selezionati, il saggio racconta la trasformazione del food system oggi in atto.
     
  • Lo studio pubblicato dalla Brookings Institution sull’ erosione della barriera corallina. Fra le soluzioni proposte  l’allevamento dei coralli e la creazione di razze “geneticamente elastiche” per resistere ai cambiamenti climatici.
     
  • Il “Patto di Milano”, rinnovato lo scorso 31 maggio da dieci organizzazioni imprenditoriali aderenti all’ ASviS. Quest’ultime hanno confermano la loro volontà, dichiarata in occasione del Festival dell’anno scorso, di promuovere modelli di business ispirati all’Agenda 2030 dello sviluppo sostenibile.

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giovedì 07 giugno 2018

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