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QUESTA SETTIMANA: Senza classe dirigente non c’è sviluppo sostenibile

17/01/2019

Crolla la fiducia nelle élite dei Paesi industrializzati, che non hanno saputo garantire alla massa delle persone un miglioramento delle condizioni di vita. Ma non si affrontano le sfide del futuro senza cultura e senza visione. 17/1/2019

di Donato Speroni

 

La polemica non è solo italiana. Sul Corriere della Sera Massimo Gaggi ci racconta dell’addio alla politica di Jerry Brown, vecchio leone del Partito democratico ed ex governatore della California.

Quando i giornalisti vanno a chiedergli un bilancio dei suoi 50 anni di attività pubblica, li prende in contropiede. ‘Un’intera cultura politica — rappresentanti eletti, stampa, intellettuali — che si trastulla con diatribe su questioni secondarie’, mentre il Paese, e il mondo, rischiano di cadere in un baratro. I mutamenti climatici già fanno disastri, la proliferazione nucleare è di nuovo un’emergenza, la tecnologia, forza in sé positiva, sta diventando anche strumento di oppressione, ma la politica e lo stesso sistema dell’informazione si occupano d’altro: ‘Una politica fatta da sonnambuli’, denuncia Brown. Che, da progressista, invita a non illudersi che il problema verrà risolto quando Trump lascerà la Casa Bianca: ‘Trump è un sintomo: è un effetto, non la causa della malattia. Rafforza le tendenze peggiori, certo, ma non potrebbe esistere senza una perdita collettiva di fiducia nei leader’, senza questa incapacità di capire l’importanza delle istituzioni.

Anche in Italia sono stati numerosi in questi giorni gli articoli sulla perdita di fiducia nelle élites. Sempre sul Corriere, il più recente lo ha scritto Giuseppe De Rita mercoledì 16, ma in precedenza hanno pubblicato riflessioni sullo stesso tema Pierluigi Battista ed Ernesto Galli Della Loggia. Ha fatto molto discutere anche l’articolo di Alessandro Baricco, sulla Repubblica del 10 gennaio, nel quale si presenta una descrizione molto provocatoria della classe dirigente che non riscuote più la fiducia del popolo.

Capiamoci su chi sono queste famose élites. Il medico, l'insegnante universitario, l'imprenditore, i dirigenti dell'azienda in cui lavoriamo, il Sindaco della vostra città, gli avvocati, i broker, molti giornalisti, molti artisti di successo, molti preti, molti politici, quelli che stanno nei consigli d'amministrazione, una buona parte di quelli che allo stadio vanno in tribuna, tutti quelli che hanno in casa più di 500 libri: potrei andare avanti per pagine, ma ci siamo capiti. I confini della categoria possono essere labili, ma insomma, le élites sono loro, son quegli umani lì.

Questa definizione così ampia ha provocato una certa irritazione, soprattutto a sinistra. “Che responsabilità abbiamo noi che non abbiamo mai avuto il potere?” si sono chiesti molti intellettuali. In realtà hanno (abbiamo) tutti una colpa: aver fallito nell’impegno a “costruire e garantire un ambiente comune in cui sia meglio per tutti vivere”, l’impegno che giustificava certi privilegi. A che cosa servono la cultura, la politica, le istituzioni stesse, se alla fine la gente è convinta di star peggio e non vede prospettive positive per i propri figli?

Però quello che sta accadendo, dice ancora Baricco, non è positivo.

Alla fine, occorre registrare un fenomeno che a me, come a molti altri, sembra di una evidenza solare: la gente si sveglia ogni giorno per andare all'assalto della fortezza delle élites: e più lo fa, e più vince, più si fa del male. Infatti, la fine delle élite avrebbe un prezzo devastante: non per le élites, chissenefrega, ma per tutti. (...) Da un sacco di tempo abbiamo imparato che è meglio sapere molto delle cose prima di cambiarle, che è meglio conoscere molti uomini per capire se stessi, che è meglio condividere i sentimenti degli altri per gestire i nostri, che è meglio avere molte parole piuttosto che poche perché vince chi ne sa di più. Abbiamo un termine per definire questo modo di difenderci dalla durezza feroce della realtà grazie all'uso paziente e raffinato dell'intelligenza e della memoria: cultura.

Cultura. Ma è davvero possibile costruire una narrazione del presente e del futuro che ricrei fiducia all’interno della società avvicinando il cosiddetto popolo e le cosiddette élite, cioè in pratica costruendo nuove strutture sociali condivise? La scommessa coinvolge anche chi è impegnato nello sviluppo sostenibile, ma dobbiamo essere consapevoli della difficoltà della sfida. Costruire un mondo futuro migliore può comportare sacrifici nel breve termine: si pensi al cambiamento dei modelli di consumo, alla eventualità di tassare le emissioni di gas serra per combattere il cambiamento climatico, alla necessità di un maggiore impegno verso il resto del mondo per ridurre diseguaglianze e tensioni. E anche alla necessità di far accettare nuove metriche del benessere: declassare “l’assurdo Pil”, come dice Baricco, non vuol dire solo intervenire sui parametri macroeconomici, ma anche proporre una visione della vita che dà importanza ad altri valori oltre al reddito pro capite, reddito che nei Paesi già ricchi più di tanto non potrà crescere.

Certo, per costruire consenso bisogna anche porsi con molto più impegno di quanto si è fatto finora il problema delle diseguaglianze, che si collega al problema della distribuzione del lavoro, fonte non solo di reddito ma anche di status sociale, e a una diversa visione dei rapporti tra i territori di questo Paese così diviso in termini non solo di reddito ma anche di comportamenti.

Occorre, in altre parole, una visione complessiva, coraggiosa, che non solletichi le illusioni di chi pensa che si possa ritornare al passato, che abbia anche il coraggio di dire alla gente che i problemi sono complessi, che nessuno ha soluzioni certe, ma che la sfida richiede partecipazione, disponibilità a studiare senza pensare di risolvere in un tweet o di scegliere con un like, umiltà nel riconoscere gli errori fatti. A cominciare da quello di far credere che i componenti delle élite sapevano dove stavamo andando quando, come tutti, anche loro brancolavano nel buio.

Stiamo ponendo le premesse in Italia per creare questa nuova cultura? L’Alleanza raccoglie molti segnali del fatto che si avverte la necessità di priorità diverse, ma sono segnali che vengono dal basso o spezzoni di annunci di buone intenzioni dal mondo della politica. Quello che manca, nelle forze di governo ma anche nella opposizione, è la capacità di esprimere una visione complessiva, come ha sottolineato il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini nel dibattito su Legge di bilancio e sostenibilità con il viceministro Massimo Garavaglia nella prima puntata del 2019 di Alta sostenibilità, la rubrica dell’ASviS su Radio radicale. Dice Giovannini:

Faccio due esempi: la parola economia circolare non compare nella Legge di bilancio se non per la creazione di un centro per la sostenibilità che nascerà a Taranto, un centro studi, ma per il resto tutti gli incentivi sono orientati al vecchio modo di produrre. Secondo: la scarsa attenzione al tema dell'innovazione tecnologica che è certamente un elemento chiave per consentire al nostro Paese non solo di recuperare competitività, ma anche di passare a un sistema più moderno e coerente con i limiti ambientali. Anche il Piano integrato energia-clima che il governo ha presentato nei giorni scorsi richiede riconversioni importanti del sistema energetico.  Ecco di tutto questo nella Legge di bilancio non c'è traccia, come se i vari provvedimenti fossero un po' sconnessi tra loro.

Garavaglia ha risposto che il governo ha dovuto concentrarsi sui provvedimenti più urgenti, ma ha condiviso la necessità di elaborare “un’ottica strategica”. Ci chiediamo: è possibile non solo elaborare, ma comunicare questa ottica strategica alla gente che non ha più fiducia nelle élite, senza inseguire i sondaggi ma facendo accettare interventi che potranno dare risultati positivi solo nel medio termine? Questa è la difficile scommessa di una politica di sostenibilità.

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E INOLTRE…

a cura di Eleonora Angeloni

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:


Approfondimenti
 

 

Altre segnalazioni

 

  • L’8 e il 9 gennaio la Commissione europea ha aperto il 2019 con l’evento “Promoting sustainable finance”,  una conferenza sulla finanza sostenibile per promuovere il confronto tra accademici e professionisti sul tema dei finanziamenti necessari per gli investimenti verdi e sostenibili.
     
  • Il 10 gennaio il presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, l’assessore Mario Tonina e il direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti hanno incontrato Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, per riflettere sulle possibili forme di collaborazione volte al coordinamento delle politiche in tema di sviluppo sostenibile.
     
  • Il 10 gennaio il gruppo di esperti tecnici sulle finanze sostenibili istituito dalla Commissione europea (Teg) ha pubblicato il suo primo rapporto su “climate-related disclosure”, che fornisce una guida indirizzata alla divulgazione aziendale delle informazioni relative al clima.
     
  • L’11 gennaio l’Ocse ha pubblicato “Ready to Help? Improving Resilience of Integration Systems for Refugees and other Vulnerable Migrants”, un report che esamina i modi per migliorare la resilienza dei sistemi politici al fine di far fronte all'arrivo di grandi flussi di rifugiati e altri migranti vulnerabili.
     
  • Percorsi di secondo welfare dedica un numero speciale a un’analisi esaustiva della legge sul Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021, approvata dal Parlamento il 30 dicembre 2018.
     
  • È stato avviato presso il Centro Ambrosiano di Milano il “Corso di buon vicinato - percorsi per una politica che generi speranza”, organizzato dall’arcidiocesi di Milano e rivolto a studenti e giovani professionisti: sette incontri legati a tematiche come comunicazione, lavoro, finanza e ambiente. All’incontro di apertura del corso del 12 gennaio ha partecipato anche Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS.
     
  • La Fondazione Marco Vigorelli ha pubblicato il nuovo quaderno “Lavoro e lavoratori/trici ‘smart’” curato da Franca Maino. Il volume approfondisce alcuni temi centrali del lavoro agile, ponendo particolare attenzione ai nessi con il welfare aziendale, alle implicazioni sotto il profilo organizzativo e alle nuove forme di tutela messe a disposizione di lavoratori e lavoratrici.
     
  • Il 1° febbraio chiuderanno le iscrizioni per partecipare all’ “Innovation Village Award 2019”, premio istituito da Innovation Village e ASviS per valorizzare le esperienze di innovazione,  realizzate nei territori, in grado di apportare un contributo per il raggiungimento dei 17 SDGs.
     
  • Openpolis ha pubblicato un studio sulla povertà educativa in cui risulta che i livelli di apprendimento di chi nasce in una famiglia svantaggiata spesso sono più bassi.
     
  • Sono aperte le iscrizioni per la settima edizione del Salone della Csr e dell’innovazione sociale.
     
  • La rivista Science ha pubblicato uno studio sul riscaldamento degli oceani, secondo cui i mari si scalderanno sei volte in più rispetto agli ultimi 60 anni.

 

Prossimi eventi

 

  • 21 gennaio – A Roma si terrà il terzo incontro dei Dialoghi sullo sviluppo sostenibile presso l'Audutorium Parco della Musica di Roma. All'evento partecipa anche Enrico Giovannini.
  • 21 gennaio –  A Brescia il Teatro Grande ospiterà la conferenza “Obiettivo 15: Vita sulla terra”, il quindicesimo appuntamento del ciclo di seminari dell’Università degli Studi di Brescia sui 17 SDGs.
  • 22 gennaio – A Ginevra l'Ilo lancia il nuovo rapporto sul futuro del lavoro. Alla presentazione partecipa Enrico Giovannini.

  • 24-26 gennaio – A Roma avrà luogo il “Rebirth Forum”, curato da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.
  • 26 gennaio – A Velletri si svolgerà “Velletri 2030”, la presentazione del progetto per lo sviluppo sostenibile della città.

 

giovedì 17 gennaio 2019

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