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QUESTA SETTIMANA: I top manager si preoccupano, i teenager si mobilitano

31/01/2019

Davos ha mostrato che i grandi capi temono un futuro che non sanno controllare. Per reagire all’impotenza dei potenti, scendono in campo i giovani. Intanto l’Europa riflette con prudenza e l’ASviS annuncia un confronto politico. 31/1/2019

 

di Donato Speroni 
 

Come sta il mondo? Più o meno come un anno fa, secondo il Doomsday clock, che ogni anno fa il punto sulla imminenza dell’estinzione. L’orologio metaforico aggiornato ogni anno da un gruppo di scienziati fin dal 1947 è rimasto fermo a due minuti prima della mezzanotte, perché nulla di significativo è stato fatto per prevenire l’apocalisse che potrebbe essere provocata da due eventi: una catastrofe nucleare globale e il cambiamento climatico. 

Quanto è diffusa la percezione dei rischi che stiamo correndo? Nei giorni del World economic forum di Davos viene pubblicato il Global risk report che rispecchia le preoccupazioni di un campione di circa mille tra decisori politici pubblici, privati, accademici e della società civile. Il Rapporto contiene un grafico che incrocia probabilità e gravità dei disastri pivù temuti, mettendo in maggiore evidenza, tra tutte le eventualità negative, queste sei catastrofi, nell’ordine: eventi meteorologici estremi, fallimento dei tentativi di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, disastri naturali, attacchi cibernetici, collasso dell’ecosistema, crisi idriche. 

Nel complesso, a Davos quest’anno tirava una brutta aria, con un generalizzato pessimismo sulle prospettive economiche, confermato anche  dal rapporto World economic situation and prospects diffuso dall’Onu. Scrive il segretario generale António Guterres

Anche se gli indicatori economici globali rimangono in larga misura favorevoli, non ci raccontano l’intera storia. Dietro a questi numeri si può scorgere una accumulazione di rischi a breve termine che minacciano le prospettive globali di crescita. È ancora più significativo il fatto che il rapporto ponga interrogativi sulla sostenibilità della crescita economica globale di fronte ai rischi finanziari, sociali e ambientali.

Richard Kozul-Wright, responsabile delle strategie di globalizzazione e sviluppo dell’Unctad, nella conferenza stampa di presentazione ha aggiunto che

Ci sono molte luci gialle che stanno lampeggiando e siamo quasi sicuri che alcune di esse diventeranno rosse entro quest’anno, con conseguenze imprevedibili. È necessario prendere iniziative immediate per riportare il mondo sul sentiero giusto al fine di eliminare la povertà entro il 2030, come indicato dall’agenda delle Nazioni Unite. 

Diagnosi corrucciate, preoccupazioni generalizzate, raccomandazioni che restano sulla carta. Manca la sensazione di una effettiva azione globale per correggere queste prospettive. Se dall’alto si muove poco, qualcosa però si mette in marcia dal basso, grazie soprattutto a chi si sente più minacciato da un futuro insostenibile: i giovani. 

A Davos Henrietta Fore, direttore esecutivo dell’Unicef ha sottolineato che 

1,8 miliardi di giovani sono oggi fra i 10 e i 24 anni. Ogni mese 10 milioni di essi raggiungono l’età di lavoro e si accorgono che le capacità di ieri non corrispondono al mercato del lavoro di oggi

Da qui il messaggio urgente recapitato alla riunione in Svizzera attraverso un sondaggio on line di 10mila giovani di 160 Paesi: “Abbiamo bisogno di più lavori e di una educazione migliore”. 

I giovani si mobilitano anche autonomamente, soprattutto i teenager, che hanno capito la gravità della posta in gioco. Le Monde, ripreso anche dalla rassegna del Corriere della Sera, segnala un movimento internazionale verso la disobbedienza civile.

Nato ufficialmente nel novembre scorso in Gran Bretagna, il movimento Extinction Rebellion, che ha fatto della disobbedienza civile la sua bandiera, per denunciare l’inazione dei governi davanti alla crisi ambientale e climatica, conta già più di 40 mila sostenitori in 119 Paesi (tra cui l’Italia). «Il successo del movimento è legato all’urgenza della situazione. Noi ci ribelliamo per cambiare l’insieme del sistema e non il clima», precisa Tina, una militante inglese, parlando con il quotidiano Le Monde. Il sostegno della sedicenne Greta Thunberg, la teenager di Stoccolma che ha lanciato con il suo esempio un movimento internazionale di scioperi scolastici a favore del clima, ha contribuito alla popolarità di Extinction Rebellion tra i più giovani. L’appoggio di 200 tra universitari e accademici, tra cui il linguista americano Noam Chomsky e l‘attivista canadese Naomi Klein, gli ha poi anche dato una patente di autorevolezza e credibilità. 

Di fronte a questa situazione di preoccupazione generalizzata ai vertici e di mobilitazione crescente dal basso, è più che mai necessario agire su due livelli, per favorire l’adozione di decisioni politiche incisive e per diffondere sempre più la consapevolezza della sfida che dobbiamo affrontare. Sul primo fronte, è certamente da accogliere con attenzione la diffusione del “Reflection paper” della Commissione europea per rendere l’Europa più sostenibile entro il 2030, anche se i suoi effetti dovranno essere valutati dopo le prossime elezioni. Non a caso il documento delinea tre scenari con un diverso grado di incisività rispetto alle azioni degli Stati membri. Il primo propone una azione cogente dell’Europa rispetto agli Stati membri, con obiettivi quantificati nel tempo. Gli altri due limitano sostanzialmente l’impegno per l’Agenda 2030 alle azioni della futura Commissione, o addirittura prospettano una sorta di business as usual all’interno del Continente spostando l’attenzione agli aiuti al resto del mondo. Solo il primo di questi scenari si avvicina in qualche modo a quanto richiesto nell’appello di SDG Watch Europe sottoscritto anche dall’ASviS per chiedere ai leader europei di mettere l’Agenda 2030 al centro della costruzione europea.  

 In Italia, un piccolo segnale positivo, in un contesto che certo non cancella le preoccupazioni, si può ricavare dalla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’inaugurazione del Centro per il clima e lo sviluppo sostenibile dell’Africa, che ha dato un segno di attenzione di questo governo ai temi della sostenibilità. Una importante occasione di confronto con le forze politiche si avrà nell’incontro pubblico che l’Alleanza ha organizzato per il 27 febbraio alla Camera dei deputati.

Se invece parliamo della mobilitazione generale sulle sfide dell’Agenda 2030 e quindi dell’impegno della nostra Alleanza per diffondere la cultura della sostenibilità, registriamo con soddisfazione il Premio di letteratura economica e finanziaria Canova Club Roma conferito lunedì al portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini per il suo libro “L’utopia sostenibile” e più in generale la crescente attenzione alle nostre attività da parte di soggetti della società civile che vogliono collaborare con noi. Sappiamo però che non basta. Dobbiamo rafforzare ulteriormente il nostro impegno verso i giovani, anche se nel campo della educazione allo sviluppo sostenibile già stiamo facendo molto. Vorremmo che il prossimo Festival dello sviluppo sostenibile li vedesse protagonisti con dieci, cento, mille Greta Thunberg. 

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E INOLTRE…

a cura di Eleonora Angeloni

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di: 

 

Approfondimenti

  • La finanza etica chiede una sostenibilità a 360 gradi
    di Andrea Baranes, presidente Fondazione Finanza Etica

    Il percorso intrapreso dalle istituzioni europee sulla finanza sostenibile è sicuramente benvenuto, ma è evidente il rischio di una diluizione del messaggio e dei valori.

     

Altre segnalazioni
 

  • Sono aperte fino al 18 marzo le iscrizioni per il nuovo Master di secondo livello in Sustainable Development Jobs, nato per creare profili professionali che sappiano analizzare criticamente e in maniera integrata i molteplici aspetti che sottendono al tema della sostenibilità; il Master è promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Università degli studi di Milano, il Politecnico di Milano, l’Università degli studi di Pavia e l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

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giovedì 31 gennaio 2019

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