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Artico, lo scioglimento dei ghiacci impone nuove tutele dell'habitat naturale

25/04/2017

Il Rapporto dell'Iucn evidenzia sette siti marini che hanno le caratteristiche per richiedere lo status di patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. Ricerca del petrolio, pesca intensiva e navigazione le nuove minacce alla biodiversità.

Tra le conseguenze inaspettate dello scioglimento dei ghiacci nell'Artico c'è anche la necessità di stabilire nuove aree protette. A seguito di questo fenomeno, infatti, sono molte le aree che diventano accessibili alla navigazione, alla pesca a strascico e alle esplorazioni legate alla ricerca del petrolio e che hanno quindi ora bisogno di nuove tutele.

A lanciare l'allarme è il Rapporto “Natural Marine World Heritage in the Arctic Ocean: Report of an expert workshop and review processdell'International Union for Conservation of Nature (Iucn), in collaborazione con il Natural Resources Defense Council (Nrdc) e il Centro per la tutela del patrimonio dell'Unesco che alla presentazione del 4 aprile a Monaco ha posto l'accento su sette siti marini che potrebbero chiedere lo status di patrimonio dell'Unesco.

L'importanza della protezione di questi siti, complessivamente 14 milioni di chilometri quadrati, è strettamente connessa alla difesa della loro biodiversità. Qui sono di casa specie assenti o rare nel resto del Pianeta, come megattere, narvali e trichechi, o l'orso polare e le pulcinelle di mare, entrambi già inclusi nella lista delle specie a rischio compilata dalla Iucn (List of Threatened Species).

Se le cause possono essere molteplici un dato è certo: la Regione si sta scaldando a una velocità doppia rispetto a quella del resto del Pianeta, aprendo vie prima interdette a diverse attività economiche, quali appunto il settore energetico o quello della pesca industriale.

“L'Artico ha il ruolo cruciale nel ridisegnare il quadro climatico globale e ospita una grande varietà di specie, molte di esse a rischio”, ha precisato Carl Gustaf Lundin, direttore del Programma marino dell'Iucn, “La Convenzione per la tutela del patrimonio dell'umanità ha un grande potenziale per aumentare la ricerca e la protezione degli habitat più rari della Regione”.

La ricerca, supportata dal Principe Alberto II di Monaco e dal Wwf-Canada, ha dunque individuato sette aree intitolate a chiedere la tutela Unesco, ovvero:

  1. il Remnant Multi-Year Sea Ice e l'Ecoregione Northeast Water Polynya, dove vivono diversi esemplari di orsi polari;
  2. l'Ecoregione dello Stretto di Bering, una delle principali tratte migratorie per milioni di uccelli e mammiferi marini,
  3. l'Ecoregione del Northern Baffin Bay, dove avviene la più importante aggregazione delle gazze marine;
  4. l'Ecoregione del Scoresby Sound Polynya, il sistema di fiordi più grande al mondo dove si trovano le balene artiche;
  5. l'Arcipelago delle High Arctic, che ospita l'85% della popolazione mondiale di gabbiani d'avorio;
  6. la baia di Disko e l'Ecoregione Store Hellefiskebanke, un habitat invernale cruciale per il tricheco della Groenldandia occidentale e per centinaia di migliaia di edredoni reali;
  7. Il Great Siberian Polynya, dove le formazioni e gli scioglimenti stagionali dei ghiacci influenzano i processi oceanici con ripercussioni ad ampio raggio.

di Elis Viettone

martedì 25 aprile 2017

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