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Il monitoraggio degli ecosistemi marini italiani è tra i meno adeguati d’Europa

15/10/2017

L’Italia è indietro sulla tabella di marcia stabilita dalla Strategia europea per l’ambiente marino. È necessario adottare gli obiettivi del Rapporto sul Capitale Naturale e le misure previste dalla Direttiva Ue.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato alla Camera il 28 settembre, viene considerata la posizione dell’Italia in relazione all’Obiettivo 14: “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”, contenuto nell’Agenda 2030.

Rispetto a quasi tutti i Target dell’Obiettivo 14, l’Italia presenta un notevole ritardo, anche se è visibile un lento miglioramento. A livello nazionale, infatti, è indietro sulla tabella di marcia stabilita dalla Direttiva quadro 2008/56/Ce sulla strategia per l’ambiente marino che impone il raggiungimento nel 2020 del Buono stato ecologico (Bse). Se l’Italia rispettasse gli obblighi della Direttiva (recepita con D.Lgs. n. 190 del 13 ottobre 2010), buona parte dei Target del Goal 14 sarebbero già di prossimo conseguimento. E purtroppo, così non è. Malgrado il suo carattere geografico di penisola con un alto rapporto di sviluppo lineare costiero rispetto alla sua superficie territoriale, le performance dell’Italia per il monitoraggio delle misure imposte dalla Direttiva, rispetto agli altri Paesi Ue interessati, risultano tra le meno adeguate e per alcune attività di monitoraggio non si prevede il rispetto della soglia temporale del 2020.

Il dato più allarmante risulta essere il sovra-sfruttamento degli stock-ittici monitorati, con una quota dell’88% nel 2014. Quota che rimane ancora troppo alta, sebbene il trend abbia cominciato a migliorare (nel 2013 la quota arrivava fino al 95%).

Il Rapporto ASviS 2017 suggerisce di adottare gli obiettivi specifici indicati dal Rapporto sul Capitale Naturale e tutte le misure previste dalla Direttiva europea sulla Strategia marina, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ambiente marino riveste per il nostro Paese. Inoltre, bisogna assicurare l’immediata implementazione del programma di monitoraggio previsto dalla Direttiva (e la cui scadenza era già prevista al 2014), in linea con quanto prevedono anche i Target dell’Obiettivo 14.

Infine, va ratificato il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell’ambito della Convenzione di Barcellona.

L’indicatore composito elaborato per l’Obiettivo 14 mostra un sensibile miglioramento: il dato passa da 74,1 del 2007 al 114,4 del 2015 soprattutto grazie al miglioramento dell’indicatore degli stock ittici in sovrasfruttamento e ad un leggero aumento delle aree marine protette.

 

Ricordiamo che l’indicatore composito ci informa sul trend, ma non sulla distanza che separa l'Italia dai Target fissati dall'Agenda 2030.

L’indicatore composito relativo all’Obiettivo 14 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Stock ittici in sovra-sfruttamento
  • Consistenza dell'attività di pesca
  • Aree marine protette

I dati dettagliati sugli indicatori relativi a questo Goal si possono ricavare interrogando il database interattivo dell’Alleanza.

Leggi l’analisi del Goal 14 nel Rapporto ASviS 2017 e le proposte dell’Alleanza su Capitale naturale e qualità dell’ambiente.

domenica 15 ottobre 2017

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