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Gli italiani di oggi vivono a lungo, ma la salute dei giovani è in pericolo

16/11/2017

Secondo l’Ocse, il quadro sanitario dell’Italia è buono, ma servono più attenzioni per specifiche fasce della popolazione. La demenza senile è in crescita, gli stili di vita degli adolescenti non sono salutari e permangono le disuguaglianze.

Il Rapporto dell’Ocse “Health at a Glance 2017” offre una panoramica sullo stato dei sistemi sanitari dei Paesi Ocse e sulla salute dei cittadini, analizzando dati e tendenze. L’edizione 2017 presenta nuovi indicatori, relativi in particolare ai fattori di rischio per la salute.

Il quadro generale che emerge per il contesto italiano è positivo. L’Italia si conferma tra i Paesi con il più alto livello di speranza di vita (82,6 anni nel 2015, la quarta più alta dell’Ocse), l'accesso alle cure è garantito grazie alla copertura universale del Servizio sanitario nazionale (Ssn) e le prestazioni in buona parte gratuite, l'assistenza è in generale di qualità, i risultati per la sopravvivenza ai tumori e la mortalità a seguito di infarto miocardico acuto sono buoni. Eppure, alcune fasce della popolazione non ricevono le attenzioni di cui avrebbero bisogno e occorre migliorare l’assistenza di base e i servizi di prevenzione, entrambi meno sviluppati rispetto ad altri Paesi dell’Ocse.

Gli anziani, in primo luogo. L’elevata speranza di vita pone numerosi problemi legati all’invecchiamento della popolazione (22% sopra i 65 anni nel 2015, la più anziana in Europa), che dopo i 65 anni passa pochi anni in buona salute (7,7 anni rispetto a 9,4 in media nell’Ocse). In particolare, l’Italia è seconda tra i Paesi Ocse per la più alta prevalenza di demenza: il 2,3% della popolazione nel 2017 è affetta dalla malattia e si stima che il dato aumenterà, raggiungendo il 3,4% nel 2037. Occorre dunque riorientare i servizi sanitari, favorendo un’assistenza sanitaria di lungo termine e di qualità.

Tra le misure in atto nel nostro Paese, si segnala il tentativo di aumentare il numero di infermieri laureati (che sono 20,6 per 100mila persone rispetto alla media Ocse di 46, è il quinto numero più basso) e più in generale il rapporto infermieri-medici (1,4 infermieri per medico, è uno dei rapporti più bassi nell’Ocse). Tra gli interventi elaborati per migliorare la situazione si segnalano i cambiamenti nell’iter formativo e nei requisiti d’ingresso per incentivare l’iscrizione, sia di studenti che si iscriverebbero altrimenti a percorsi formativi per medici, sia dei numerosi operatori per l’assistenza domiciliare agli anziani senza educazione formale (badanti), anche per regolarizzare il mercato.

I giovani sono l’altra fascia della popolazione che necessita di maggiori attenzioni, soprattutto rispetto agli stili di vita, quindi relativamente a fumo, consumo di alcolici, sovrappeso e obesità, consumo giornaliero di frutta e verdura e attività fisica. Infatti, mentre gli adulti conducono una vita piuttosto sana (fumo e consumo di alcolici simili alla media europea, tasso di obesità tra i più bassi, elevato consumo giornaliero di frutta e verdura, mentre per l’attività fisica sono penultimi), la salute dei giovani rischia di essere seriamente compromessa dall’aumento dei fattori di rischio: i giovani italiani hanno il primato per la più alta percentuale di fumatori, al 21% (contro una media Ocse dell’11,7%); il tasso di adolescenti in sovrappeso e obesi è elevato (15,5%); il consumo giornaliero di verdura è scarso (29% rispetto alla media Ocse del 32,4%); i livelli di attività fisica sono agli ultimi posti (8%, il secondo tasso più basso nell’area Ocse). Bene invece il consumo giornaliero di frutta, sopra la media Ocse, e accettabile il consumo di alcolici (16,5%, a fronte di una media Ocse del 22,3%). La salute dei giovani è poi ancora più a rischio se si considera che l’esposizione della popolazione all’inquinamento (Pm 2,5) è in aumento e l’Italia è tra i pochi Paesi dell’Ocse a presentare un tasso maggiore nel 2015 rispetto al 1990.

Infine, i poveri. Le disparità regionali dell’Italia rimangono preoccupanti, con servizi di cura meno adeguati nel Sud, e questo si traduce in un aumento delle disparità fra i gruppi ad alto e basso reddito per quanto riguarda il fabbisogno sanitario insoddisfatto.

Per concludere si segnalano due importanti questioni per l’Italia: la prima è la tendenza negativa sulla copertura vaccinale che ha portato l’Italia all’ultimo posto per la percentuale di bambini di un anno vaccinati contro difterite, tetano, pertosse e morbillo nel 2015, in particolare l’85% dei bambini di un anno non era coperto contro il morbillo, e questo ha causato una preoccupante epidemia della malattia nel 2016, con oltre 4.500 casi riportati fra gennaio e settembre 2017. La seconda riguarda i farmaci: l’Italia rimane uno dei Paesi con i peggiori risultati rispetto alla percentuale di farmaci generici nel mercato, con solo l’8% in valore e il 19% in volume, e registra il quarto tasso più alto nell’Ocse per prescrizione di antibiotici. Invertire queste tendenze rispetto ai farmaci potrebbe contribuire a ridurre gli sprechi in sanità.

di Flavia Belladonna

Scarica il Rapporto “Health at a Glance 2017”

Scarica l’analisi dei principali dati sull’Italia

 

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