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Si lavora in tutto il mondo per uno sviluppo sostenibile dell’acquacoltura

12/12/2017

Secondo il nuovo rapporto sulla pesca dell’Ocse, aumenta la produzione ittica d’allevamento a discapito della pesca in natura a causa anche del calo di stock delle risorse marine.

Il settore della pesca in acque libere nei Paesi dell’Ocse è in calo del 40% rispetto agli anni ’80 e continua a diminuire. D’altra parte, invece, la produzione ittica proveniente da acquacoltura è aumentata a un tasso annuale del 2,1% dal 2011, secondo quanto analizzato dai dati del nuovo rapporto dell'Ocse sulla pesca 2017.  La diminuzione della quantità di pesce catturato in natura nei paesi dell'Ocse è il risultato del calo degli stock ittici e dell'introduzione di politiche sulla pesca più restrittive che dovrebbero mirare a garantire uno sfruttamento sostenibile delle risorse marine.

Il documento comprende un’analisi del settore ittico di 28 paesi Ocse, oltre ad Argentina, Repubblica popolare cinese, Colombia, Indonesia, Lituania e Tailandia, che insieme rappresentano quasi la metà della produzione ittica globale.

La maggior parte di questi Paesi sta rivedendo le procedure per l'assegnazione e la gestione dei diritti di pesca lavorando attivamente per promuovere lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura, riconosciuta dal Rapporto come il principale sostegno per un futuro incremento della produzione ittica.

Il documento fornisce, inoltre, dati approfonditi sul sostegno economico fornito a questo settore da 26 paesi membri dell'Ocse, insieme a Colombia, Costa Rica, Lituania, Cina, Indonesia, Argentina e Taiwan. Nel complesso, i governi di questi Paesi hanno fornito 13 miliardi di dollari ai pescatori nel 2015, equivalenti a un sesto del valore totale del loro pescato. Nello specifico, i paesi Ocse presi in considerazione hanno percepito 7 miliardi di dollari di questa somma, mentre il settore della pesca cinese, il più grande del mondo, ne ha ricevuti 5,7. I dati del rapporto mostrano, però, che il supporto economico nel settore ittico può risultare dannoso nel misura in cui incentivi il sovrasfruttamento della pesca. È necessario che questo venga reindirizzato in modo da sostenere i pescatori senza danneggiare la sostenibilità a lungo termine delle risorse ittiche.

Secondo il responsabile dell’Ocse per il commercio e l’agricoltura, Ken Ash, ancora molti Paesi non hanno raggiunto gli obiettivi di gestione sostenibile del proprio settore di produzione ittica. Inoltre, esiste ancora una forte carenza di dati per il monitoraggio di molti stock di risorse marine. La persistenza di questa condizione, ha sottolineato Ash, contribuisce ad aumentare il rischio del sovrasfruttamento di queste risorse.

Leggi il rapporto completo

di Giulia D’Agata

martedì 12 dicembre 2017

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