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Le Regioni scendono in campo: contributi Programma Nazionale di Riforma 2017

20/12/2017

Tra autonomia d’azione e connessione al tessuto nazionale, le Regioni elaborano un piano di riforme di sviluppo sostenibile, con un occhio al Pnr e l’altro a Europa 2020 e SDGs.

“L’apporto delle Regioni e delle Province autonome è indispensabile per rendere il Programma Nazionale di Riforma (Pnr) uno strumento di governance multilivello, come richiesto dagli standard europei. Il ruolo delle Regioni è essenziale, in quanto canale di implementazione, adeguamento e completamento del Pnr, affinché lo stesso costituisca un effettivo strumento di sviluppo strategico regionale, nazionale ed europeo”. Queste le parole d’apertura del “Contributo delle Regioni e Province autonome al Programma Nazionale di Riforma 2017”, elaborato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Il Pnr 2017 è il documento mediante il quale “ogni Stato membro presenta le specifiche politiche che intende realizzare per conseguire finalità comuni, sostenibilità delle finanze pubbliche e riforme strutturali, nonché i propositi per realizzare gli obiettivi di crescita e occupazione, in osservanza delle Raccomandazioni europee specifiche per Paese (Country Specific Recommendations - Csr), del Semestre europeo e dei decennali obiettivi (target) della Strategia Europa 2020”. Proprio su questo documento la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome si è basata per perseguire un piano autonomo e sostenibile a livello territoriale, prevedendo che le misure su larga scala e i risultati attesi saranno d’aiuto tanto allo sviluppo del Pnr 2017 quanto al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Il testo è di fatto un primo embrione di “bilancio di sostenibilità” regionale, ed è considerato dall’Unione Europea una cosiddetta best practice, ovvero una riforma o iniziativa di qualità, testata nella sua efficacia, con rilevanti risultati gestionali e un riconoscimento di eccellenza chiamato label.

Questo approccio regionale alle pratiche di sostenibilità, oggetto di ampie critiche da parte della stessa Unione Europea nel passato (per la sua apparente separazione dai piani nazionali), risulta invece un documento solido e ben strutturato, indipendente e connesso al tempo stesso con i piani di riforma statali. I riferimenti normativi regionali sono stati articolati, come nel caso nazionale, sia sulla base dei singoli SDGs, che sul modello delle raccomandazioni Ue e sugli otto target della strategia Europa 2020 (somma di linee guida nate per favorire la crescita economica e occupazionale dell’intera area europea, senza tralasciare l’importanza dell’eco-sostenibilità).

“Il Contributo delle Regioni e delle Province autonome al Pnr 2017 intende sostenere l’azione, promossa dall’Unione Europea, di fare da apripista nell’ambito della strategia di sviluppo sostenibile universale”, recita il documento. In questo modo, i piani di riforma regionali per la crescita e lo sviluppo di settori, comunità e benessere dei cittadini non sono da intendersi concentrati solo sulla questione ambientale, ma su ogni tema inerente allo sviluppo sostenibile, comprendendo quindi anche le componenti economica, sociale ed in particolare quella istituzionale: “questo perché gli SDGs non possono essere realizzati senza il contributo delle amministrazioni pubbliche”.

Le Regioni intendono concentrare gli interventi di riforma secondo precisi e pertinenti priorità di azione, o temi strategici, come: politiche di bilancio e fiscali, centralità delle politiche del lavoro (con un particolare focus su povertà, accesso al mondo del lavoro e sul loro rapporto intrinseco con l’educazione); perseguimento dei target ambientali tramite risparmio energetico e costruzione di smart cities; finanziamento all’innovazione; interventi strutturati per favorire l’accesso al credito per le piccole e medie imprese; ampie strategie digitali per una modernizzazione dell’apparato della pubblica amministrazione; maggiore apertura al mercato libero.

Sulla base di questi contributi, la Re.Te. PNR (Regional Team PNR), struttura tecnica costituita nell’ambito della collaborazione tra Cinsedo e Tecnostruttura delle Regioni a supporto del network di referenti regionali, ha predisposto modelli standard e linee guida per valutare i contributi delle singole Regioni. “Il processo di redazione del Contributo si articola attraverso una fase di monitoraggio dei processi di riforma regionali, fondata su un’analisi comparata delle informazioni degli enti in questione”, specifica il documento, che prosegue: “gli interventi regionali sono a tal fine descritti e raccolti per restituire quadri sinottici composti da macro-misure, sotto le quali riportare gli interventi di riforma regionale per Csr e target”. Ogni misura di intervento di riforma è quindi riconducibile a una Regione singola (o un gruppo di Regioni), che si ricollega a sua volta ad una macro-tipologia di programmi, identificabili con la lettera M e un numero in ordine crescente (elencati nelle griglie dei provvedimenti).

“Quest’anno, inoltre, nella logica di coerente inserimento della programmazione regionale nel più ampio contesto globale, sono stati anche introdotti alcuni specifici obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, identificati con la sigla SDGs e ricondotti a specifiche macro-misure”, afferma il documento, e leggibili altresì in raccordo con la programmazione 2014-2020 dei Fondi SIE, perché ricondotti anche ai Risultati Attesi (RA) previsti dall’Accordo di Partenariato 2014-2020.

I contributi previsti da ogni singola Regione vengono poi accompagnati da un “Elenco delle best practices regionali”, per rendere possibile “una narrazione informativa di progetti esemplificativi con caratteristiche di innovazione, di sviluppo sostenibile o di valore aggiunto di coesione territoriale”.

Una possibile evoluzione del Contributo per il 2018 prevede di affiancare, accanto alle normative regionali, i relativi stanziamenti, in modo da monitorare in che misura ogni regione contribuisca all’avanzamento dei singoli goal. “Senza ombra di dubbio si tratta di una metodologia da affinare nel futuro”, si legge nel documento, “sia per quanto riguarda l’attribuzione degli investimenti ai diversi SDGs, sia per quanto concerne l’omogeneità e la comparabilità dei dati”. E’ anche vero che questo notevole lavoro, oltre a costituire un punto nevralgico dei rapporti stato-regione-Agenda 2030, potrebbe apportare un sostanziale contributo all’elaborazione e quantificazione degli indicatori in corso per la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile.

di Flavio Natale

mercoledì 20 dicembre 2017

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