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Science and the future of sustainability: l’Agenda 2030 si gioca nelle città

07/01/2019

Un panel di esperti internazionali chiede un approccio coeso all’urbanizzazione, unendo entità scientifiche, sociali e politiche per una “scienza urbana globale”. Con cinque raccomandazioni. 7/1/2019

“Le città sono centrali per la vita sul nostro pianeta”. Così si apre il report “Science and the Future of Cities”, elaborato dal Panel di esperti Internazionali sostenuto dalla rivista scientifica Nature Sustainability.  “Le aree urbane”, prosegue il documento, “generano più del 75% del Pil globale, contribuiscono al 75% delle emissioni di carbonio e ospitano la maggioranza della popolazione mondiale, compresi oltre 863 milioni di abitanti delle città che vivono in baraccopoli e insediamenti”.

Ma le previsioni, alquanto preoccupanti, non finiscono qui. Tra poco più di un decennio, entro il 2030, ci saranno 41 megalopoli di 10 milioni di abitanti, rispetto alle 28 di oggi, e i cittadini genereranno oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti ogni anno, riversati in gran parte negli oceani e siti fuori del limite urbano. “Capire come funzionano le città, quali opportunità e sfide possono offrire all'umanità e come possiamo sfruttarle per un futuro sostenibile è diventato quindi indispensabile”, affermano in una nota introduttiva Michele Acuto, Susan Parnell, Karen C. Seto e Monica Contestabile, rappresentanti del Panel.

L'importanza di pensare alla dimensione urbana delle sfide globali è un argomento già trattato più volte, come nell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che include un obiettivo di sviluppo (11) che si concentra esplicitamente sulle aree urbane, così come in altri quadri multilaterali come la New Urban Agenda delle Nazioni Unite o il Framework di Sendai sulla riduzione del rischio delle catastrofi. Ma le città, fortunatamente, stanno recependo l’importanza delle sfide globali, e sindaci e altri leader locali stanno partecipando regolarmente a sforzi internazionali per un futuro sostenibile.

Ma questo ancora non basta. “Le città hanno bisogno di migliori collegamenti tra scienza e politica”, chiedono a gran voce i membri del Panel. Questo Panel nasce nel 2017 proprio dalla necessità di collaborazione tra diverse entità scientifiche, sociali e politiche, riunendo 29 tra le principali voci della cultura urbana contemporanea di tutto lo spettro accademico, che hanno avuto il compito di esaminare la sfida delle interazioni tra scienza e politica e la questione dello sviluppo di una "scienza urbana globale".

Gli studiosi hanno infatti ripetutamente sostenuto quanto una maggiore connessione tra metodi scientifici di comprendere le città e modalità pratiche di stabilire politiche potrebbe giovare al percorso di sviluppo sostenibile mondiale.

“Per sfruttare gli sforzi globali attorno a questi programmi, dobbiamo urgentemente affrontare due questioni chiave”, affermano gli studiosi: “creare nuove conoscenze che rispondano a complesse sfide urbane e accelerare l'adozione di informazioni scientifiche urbane da parte del mondo accademico e politico”. Raggiungere il primo obiettivo richiederà di riunire studiosi provenienti da diversi settori e riorganizzare le conoscenze acquisite fino a oggi. Il secondo traguardo richiederà invece la trasformazione delle attuali interfacce di ricerca scientifica, intesa come crocevia tra diverse discipline urbane.

Le città, sostiene questa relazione del gruppo, devono essere dotate di una "scienza urbana globale" più efficace. Sullo sfondo delle crescenti sfide e delle loro complessità, un rinnovato programma di ricerca si baserà quindi su un legame più forte tra tutte le scienze tradizionali, le scienze umane, la politica e la pratica. Questo gruppo di esperti ha dunque fornito cinque raccomandazioni chiave, ciascuna comprendente una serie di azioni pratiche che potrebbero essere adottate sia nel mondo accademico che nei circoli politici per incoraggiare un ruolo più efficace per la scienza nel futuro delle città.

  1. Le sfide urbane contemporanee hanno bisogno di una scienza urbana globale che si estenda a tutte le discipline.
     
  2. Le revisioni e il riesame del ruolo delle città all'interno del sistema multilaterale sono attese da tempo e devono essere accompagnate dall'attuazione dell'agenda 2030.
     
  3. Il ruolo del settore privato deve essere riequilibrato verso la creazione di competenze e il contributo responsabile incanalato verso le sfide più pressanti.
     
  4. I governi nazionali e gli attori regionali devono diventare sostenitori proattivi dell'innovazione urbana per la sostenibilità.
     
  5. 5. Gli esperimenti nella collaborazione tra scienza e politica a livello locale sono fondamentali. Le università e gli enti locali dovrebbero compiere passi concreti verso investimenti congiunti per la collaborazione tra scienza e politica.

“È importante notare”, sottolinea il Rapporto, “che non c’è stato sempre consenso nelle opinioni nel gruppo”. I capitoli si avvalgono quindi di un approccio discorsivo, per sottolineare le differenze di visione e i punti di discussione. L'input della scienza nel futuro delle città fuoriesce, dunque, come dichiara uno dei membri del panel, come un "concerto" di voci e posizioni diverse, più che un singolo coro con le stesse opinioni. Una cosa è però certa. “La conoscenza del nostro pianeta da una prospettiva urbana è diventata centrale nella comprensione del presente e del possibile futuro delle nostre condizioni di vita”.



di Flavio Natale

 

 

lunedì 07 gennaio 2019

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