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EDITORIALE: L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: bilancio dopo un anno

06/10/2016

Con il Rapporto dell’ASviS per la prima volta una vastissima rappresentanza della società civile ha elaborato non solo un’analisi condivisa, ma soprattutto proposte comuni. Le iniziative dell’Alleanza delineano una piattaforma programmatica a disposizione di tutte le forze politiche.

L’Italia dimostra di essere ancora molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni sottoscritti all’ONU un anno fa. E’ quanto emerge dal Rapporto dell’ASviS, presentato alla Camera dei Deputati il 28 settembre, il quale contiene la prima analisi approfondita della situazione del Paese rispetto ai 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals, SDGs nell’acronimo inglese) e 169 Target dell’Agenda 2030.

La preparazione del Rapporto è stato un grande impegno per tutta l’Alleanza: il Segretariato, i Gruppi di lavoro, i 126 aderenti all’ASviS che in molti casi sono a loro volta “organizzazioni di secondo grado”, rappresentando complessivamente oltre 2000 soggetti collettivi. Si è cercato di coinvolgere tutti. Il metodo di lavoro può ancora essere affinato (ricordiamo che sono passati poco più di sei mesi dalla nascita dell’Alleanza), ma il risultato è  importante e senza precedenti in Europa. Lo diciamo senza presunzione ma con orgoglio: per la prima volta una vastissima rappresentanza della società civile ha elaborato, non solo un’analisi condivisa, ma soprattutto proposte comuni per mettere l’Italia sulla strada della sostenibilità, a partire dalla modifica della prima parte della Costituzione.
Abbiamo lavorato in tempi stretti, perché avevamo di fronte un duplice appuntamento. Innanzitutto, volevamo presentare al Governo le nostre proposte alla vigilia della elaborazione della nuova Legge di Bilancio, che già dovrebbe incorporare primi interventi rispetto agli impegni assunti un anno fa.. Inoltre, volevamo contribuire alla predisposizione della Strategia italiana di sviluppo sostenibile prevista dalla legge, che speriamo sia pronta entro la fine dell’anno.

Se va riconosciuto l’impegno del Ministero dell’Ambiente (che coordina il lavoro per l’intero esecutivo) per la predisposizione della Strategia, con il nostro Rapporto segnaliamo l’urgenza di un cambio di passo. Com’è scritto nell’Executive Summary, “se riorientare la gestione del nostro mondo verso la sostenibilità è una sfida epocale e senza precedenti, la nuova Strategia dovrà rappresentare il quadro di riferimento per costruire l’Italia del futuro, in grado di far sì che gli SDGs divengano un impegno cogente, pluriennale e persistente di tutti i soggetti economici e sociali, verificato nel tempo mediante indicatori statistici appropriati, dettagliati e tempestivi. I tempi sono strettissimi: un anno dei 15 fissati per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 è già passato. Bisogna prendere da subito decisioni importanti”.
Potete scaricare il Rapporto dal sito dell’ASviS, con tutto il materiale relativo alla presentazione del 28 settembre. Tra le proposte qualificanti in esso contenute vanno sottolineate quelle relative all’assetto istituzionale necessario per affrontare le sfide della sostenibilità:

  1. Se lo sviluppo sostenibile deve divenire il paradigma di riferimento per l’Italia, riteniamo opportuno l’inserimento di tale principio nella Costituzione, operando sugli articoli 2, 3 e 9.
  2. Ferma restando la responsabilità attribuita dalla legge 221/2015 al Ministro dell’Ambiente di predisporre la Strategia di sviluppo sostenibile (che suggeriamo venga formalmente approvata dal Consiglio dei Ministri), la complessità e le implicazioni pluriennali delle scelte politiche necessarie per raggiungere gli SDGs pongono in capo all’organo politico cui è affidato l’indirizzo e il coordinamento dell’azione di Governo la responsabilità primaria dell’attuazione dell’Agenda 2030.
  3. Proponiamo di trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile”, presieduto dal Presidente del Consiglio, e di rivederne la composizione alla luce delle responsabilità dei singoli ministeri nell’attuazione dell’Agenda 2030. D’altra parte, poiché quest’ultima non chiama in causa unicamente le istituzioni politiche, proponiamo la creazione di un Comitato consultivo sull’Agenda 2030 e le politiche per lo sviluppo sostenibile, cui partecipino esperti nelle varie materie rilevanti per gli SDGs e rappresentanti delle parti sociali e della società civile.
  4. Il Governo dovrebbe predisporre annualmente un “Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia” che valuti il percorso del nostro Paese verso gli SDGs.
  5. Proponiamo di condurre un’analisi dettagliata dell’attuale distribuzione delle responsabilità attribuite ai comitati interministeriali esistenti rispetto alle materie dell’Agenda 2030. Analoga analisi riferita ai diversi livelli di governo dovrebbe essere svolta dalla Conferenza Unificata, per poi definire le azioni più opportune al fine di assicurare l’allineamento tra politiche nazionali e territoriali.
  6. Suggeriamo che il Parlamento, al quale spetta un ruolo centrale nel processo che deve condurre l’Italia sul sentiero della sostenibilità,dedichi attenzione all’Agenda 2030 in modo sistematico, tenendo conto anche della funzione di valutazione delle politiche pubbliche attribuite al Senato dalla legge costituzionale che sarà sottoposta a referendum popolare in autunno.
  7. Riteniamo indispensabile il disegno e la realizzazione di una campagna informativa estesa e persistente nel tempo sui temi dello svilupposostenibile, che diffonda in modo capillare e in forma facilmente comprensibile i contenuti del Rapporto annuale di cui sopra. Fondamentale è anche l’avvio di un programma nazionale di educazione allo sviluppo sostenibile, finalizzato a formare le nuove generazioni.
  8. Infine, poiché a un anno dalla firma dell’Agenda 2030 il Paese non dispone ancora di una base dati “ufficiale” con gli indicatori esistenti per l’Italia tra gli oltre 230 selezionati dalle Nazioni Unite rilevanti per l'Italia, reiteriamo la richiesta all’Istituto nazionale di statistica di realizzare quanto prima tale strumento , con dati riferiti non solo alle medie nazionali, con disaggregazioni territoriali (in particolare per le città), per gruppi socio-economici rilevanti e per genere. Invitiamo il Governo ad assicurare che il Sistema statistico nazionale disponga delle risorse umane e strumentali per elaborare tutti gli indicatori definiti dalle Nazioni Unite , assicurarne la tempestività e il dettaglio, così da massimizzarne l’utilità per tutte le componenti della società.

Sul piano delle politiche, il Rapporto avanza numerose proposte utili per il disegno della Strategia in una logica “sistemica”, articolate intorno a sette temi: cambiamento climatico e energia; povertà e disuguaglianze;economia circolare, innovazione e lavoro; capitale umano, salute ed educazione; capitale naturale e qualità dell’ambiente; città, infrastrutture  capitale sociale; cooperazione internazionale.

Molte raccomandazioni riguardano la ratifica urgente di importanti convenzioni ed accordi internazionali, come l’Accordo di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici, e soprattutto l’attuazione di normative già esistenti, il che renderebbe possibile il conseguimento di numerosi SDGs. Nuove strategie a medio termine andrebbero elaborate in specifici settori o su aspetti di natura trasversale. Ad esempio, si propone l’elaborazione di una Strategia per le aree urbane, in analogia a quanto già fatto per le aree interne, sostenuta da investimenti pluriennali orientati alla mitigazione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico, dal dissesto idrogeologico e dairischi naturali, come quello sismico. Una tale impostazione, unita a politiche orientate allo sviluppo della cosiddetta “economia circolare”, estesa anche agli aspetti sociali, riuscirebbe non solo a ridurre l’impatto delle attività umane sull’ambiente, e quindi a migliorare le condizioni di vita delle persone, ma anche a offrire nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionali.

Il tema delle disuguaglianze economiche, sociali, di genere, generazionali e territoriali va posto al centro di tutte le politiche, pena l’insostenibilità dello sviluppo e degli assetti istituzionali: su questo tema si avanzano alcune proposte specifiche, da leggere insieme a quelle riguardanti l’educazione e lo sviluppo della cultura, elementi fondamentali per sostenere e potenziare il capitale sociale. Infine, ma non per questo meno importante, in tema di cooperazione internazionale si sottolinea la necessità di dare piena attuazione alle azioni avviate negli ultimi anni, utilizzando il quadro concettuale dello sviluppo sostenibile come orientamento degli interventi da realizzare nei paesi terzi.

Qualcuno ha osservato che le indicazioni contenute nel nostro Rapporto configurano un programma politico. Non abbiamo nessuna reticenza ad ammetterlo: si tratta di una piattaforma di proposte a disposizione di tutte le formazioni che si confronteranno quando gli italiani saranno chiamati alle urne. Infatti, poiché la prossima legislatura coprirà una parte rilevante del quindicennio delineato dall’Agenda 2030, sarà durante tale periodo che l’Italia dovrà operare in profondità per cambiare il proprio modello di sviluppo, salvaguardare la sostenibilità economica, sociale ed ambientale e intensificare la cooperazione internazionale. Solo così possiamo sperare di costruire, per noi stessi e per i nostri figli e nipoti, un mondo di progresso e di speranza.
 

di Enrico Giovannini, Portavoce ASviS, e Donato Speroni, Responsabile redazione web ASviS

giovedì 06 ottobre 2016

Aderenti

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