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Recensioni

“Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo”, di Benedicte Manier

di Claudia Tizzoni, Segretariato ASviS
Opera letteraria

“Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo” é stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 2012 dove ha vinto l’edizione 2013 del Prix du Livre de l'Environnement, premio dedicato alla letteratura di sensibilizzazione sulle grandi sfide del nostro pianeta. In seguito al successo riscosso in questa prima uscita, l’autrice Benedicte Manier ha deciso di arricchire il testo con nuove storie che hanno portato alla pubblicazione di un volume aggiornato e disponibile da pochi mesi anche in italiano nell’edizione di Nutrimenti.

Il carattere ossimorico del titolo basterebbe da solo per “indovinare” l’intenzione dell’autrice, giornalista francese specializzata in reportage su questioni sociali e di sviluppo nonché accanita viaggiatrice. Ci pensa poi il pugno chiuso nell’atto di stringere una carota - in copertina nella pubblicazione italiana - a disegnare ancora di più i contorni di questo libro.

Il lavoro nasce dall’esigenza di raccontare un “come”, il “come” i cittadini di ogni angolo del mondo stiano rispondendo alle sfide sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. L’urgenza del racconto é la stessa che troviamo nel bellissimo film- documentario “Demain” di Cyril Dion e Melanie Laurent, ispirato proprio dalla prima edizione di questo testo, un viaggio alla scoperta di numerose soluzioni sostenibili, “tranquille” e potenti che stanno dando vita ad una vera rivoluzione.

Una rivoluzione poco rumorosa e perciò difficilmente intercettata e intercettabile ma che esiste, da risposte, va spesso piu veloce delle decisioni dei poteri centrali dei Paesi e manda non solo un messaggio di speranza ma indirizza un chiaro invito all’azione.

La geografia del libro é varia quanto le storie ad essa collegate: non solo continenti diversi ma anche taglie e dimensioni differenti che vestono piccoli villaggi rurali dell’India e grandi città come la “nuova” vecchia Detroit. I luoghi cambiano ma i protagonisti no,  tutti comuni cittadini dal non comune approccio al cambiamento.

Il libro é strutturato in dieci capitoli principali che rappresentano il cuore del volume e da una pre e postfazione che corniciano l’elaborato. Il capitolo conclusivo, che precede la postfazione, ha un titolo tanto semplice quanto schietto: “Conclusioni. Una riappropriazione del mondo”. Questa riappropriazione viene dettagliata nei capitoli principali che sviluppano ciascuno un macro argomento differente: l’accesso all’acqua, l’agricoltura urbana, il nuovo approccio al consumo, l’agricoltura contro la fame nel mondo, l’accesso al denaro, l’energia, il modello cooperativo e le cooperative abitative, la democrazia partecipativa e la sanità.

A titolo di esempio citiamo la prima tappa di questo viaggio contro la rinuncia all’ottimismo, l’India: l’autrice racconta dell’accesso all’acqua nello stato del Rajasthan, epicentro di un fenomeno di desertificazione  avanzata. Rajendra Singh, protagonista di questa storia, arriva nella zona come funzionario sanitario ma da subito intercetta il grave problema della malnutrizione legato alla scarsità d’acqua. In cerca di una soluzione al problema Rajendra raccoglie la testimonianza di un anziano della zona che gli parla dei johads, bacini di terra concepiti  nel tredicesimo secolo per raccogliere l’acqua piovana e successivamente abbandonati nel periodo della colonizzazione perchè considerati insalubri. L’idea di riportare in uso i johads risulterà chiave per ridare vita a questa comunità e, non senza difficoltà, ottenere una nuova speranza per giovani e donne della zona.

Questa é solo una delle storie di innovazione riguardanti l’accesso all’acqua presentate nel testo: il lettore potrà infatti conoscere anche l’esperienza degli agronomi scalzi del Burkina Faso, le lotte in Bolivia per la restituzione ai cittadini della rete idrica e il racconto  sulla gestione collettiva dei corsi d’acqua per l’irrigazione in America Latina.

Altre “milioni” di innovazioni vengono visitate e percorse come paesi in un viaggio, lasciamo che sia il lettore a scoprirle una ad una.

L’Italia é una delle protagoniste del libro e, come precisato dalla stessa autrice in una recente intervista: “L'Italia ha uno dei più grandi movimenti cooperativi in Europa e un settore economico solidale strutturato. È anche il luogo in cui Carlo Petrini ha creato il movimento Slow Food, che è diventato globale e diffuso... E come in altre parti del mondo, i giovani sono coinvolti in nuovi stili di vita, più solidali e più ecologici. Si sentono preoccupati dagli alimenti biologici locali (I Gas, Gruppi di acquisto solidale, per esempio), dalle energie rinnovabili, dalle finanze etiche (Banca Etica), dagli alloggi di coworking. Gli italiani sono certamente impegnati in questo cambiamento globale di stato d'animo.”   Il nostro paese é un laboratorio di idee  dove i banchi di lavoro di questa vivacità creativa si trovano nelle province, nei comuni, sparsi sul territorio e strettamente legati ad esso e la Manier non manca di sottolinearlo.

La lettura del testo procede scorrevole e la struttura dei capitoli per temi consente al lettore di poter approcciare gli argomenti in modo separato e approfondirli a piu riprese magari alternando la lettura a ricerche parallele sugli stessi temi.

L’11 Aprile in Francia uscirà l’edizione pocket del libro: quale miglior formato per il racconto di un viaggio di ottimismo, per un libro che invita all’azione, una piccola o grande azione misurata e dimensionata alle competenze, disponibilità, reazioni di ciascuno perché, come conclude l’autrice, “quelle che oggi stanno emergendo e si stanno organizzando sono forse le premesse del futuro”. Noi toglieremmo il “forse”.

 

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