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“Circular Economy for Food. Materia, energia e conoscenza, in circolo”: intervista a Franco Fassio

di Claudia Tizzoni, Segretariato ASviS
Saggistica

“Circular Economy for Food”, di Franco Fassio e Nadia Tecco, edito da Edizioni Ambiente, é il primo libro a fare il punto sull’economia circolare applicata al cibo attraverso quaranta casi studio appositamente selezionati per raccontare la trasformazione oggi in atto all’interno del food system.

In questa intervista Franco Fassio presenta il testo, risultato di un pluriennale lavoro di ricerca.

Franco Fassio, per chi non la conosce, può presentarsi?

"Nasco come Systemic Designer e ciò che mi appassiona maggiormente é progettare nuove relazioni per la sostenibilità. Sono un ricercatore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG) dove tengo molti corsi su tematiche legate alla progettazione sostenibile del food system. Sono anche consigliere nazionale di Slow Food Italia all’interno di cui opero dal 2006 in particolar modo come progettista e responsabile scientifico di S.Ee.D. (Systemic Event Design), una ricerca applicata innovativa sull’approccio sistemico applicato agli eventi culturali. In collaborazione con il Systemic Food Design LAB, di cui sono direttore, sviluppo poi molte attività legate al Design Sistemico come il sito web www.systemicfooddesign.it, un “gioco educativo” che consente di riflettere su come produrre cibo di qualità, in un’ottica di economia circolare, mettendosi nei panni di un imprenditore del settore.

Sono infine membro dell’Osservatorio permanente dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) per la quale collaboro a livello nazionale nella definizione del concetto di food design".

Da dove nasce l’esigenza di scrivere questo libro?

"Questo libro é un mix di teoria e pratica che nasce dalla necessità di contribuire in maniera positiva allo sviluppo dell’economia circolare e di un volontario cambio di paradigma nella produzione e nel consumo di cibo. Circa sette anni fa il concetto di economia circolare iniziava a diffondersi in Europa e mi sono reso conto che si parlava di linee guida uguali per ogni settore quando invece esistono scenari e leve diverse a caratterizzare i diversi campi. Da qui è nata l’idea di creare una specifica dedicata all’ambito del cibo e di conseguenza il libro “Circular Economy for Food”. Ho combattuto per il “for” all’interno del titolo poiché secondo me l’economia circolare si deve arricchire delle dinamiche caratterizzanti il food system che, a loro volta, sono interrelazionate ad un modello economico che deve diventare sostenibile. Infine, come spiegato nei primi capitoli del libro, cercare di comprendere l’economia circolare a partire dal cibo è la cosa più naturale che ci sia. In natura infatti, esistono dinamiche circolari inserite in sistemi aperti come il processo circolare di metabolizzazione del cibo".

A chi si rivolge il libro?

"Il target vuole essere “divulgativo consapevole”. Non si può, a mio parere, prescindere dall’essere consapevoli dello scenario globale in cui stiamo vivendo e, per esserlo in maniera piena, é necessario condividere dei dati e dei numeri sui quali riflettere e sui quali poi elaborare interpretazioni. Con questo libro, e con i quaranta casi studio, vogliamo stimolare il tessuto imprenditoriale ad andare verso la generazione di idee di questo genere che altrimenti troverebbero difficoltà a circolare. Nel libro sono descritti casi di piccole aziende come La Fattoria della Piana e grandi realtà come Lavazza: questa coesistenza micro-macro aiuta le piccole aziende a farsi conoscere attraverso l’esperienza delle grandi. Anche questa é conoscenza in circolo”.

All’inizio del libro si parla del concetto di feedback e di metabolizzazione dell’output come origine del modello circolare. Può spiegare questa analisi?

"In Natura esistono sistemi che si pongono in relazione con altri sistemi, reti annidate dentro altre reti, i cui attori sono gli organismi che si scambiano alimenti, in una relazione dove sono determinanti i contenuti degli scambi tra unità ecologiche micro e macro. Gli organismi viventi sono dunque sistemi aperti con dinamiche circolari al proprio interno poiché per sopravvivere hanno bisogno di alimentarsi attraverso un continuo flusso di materia ed energia dal loro ambiente. Ogni essere vivente è infatti, il frutto d’interrelazioni, soggette all’influenza del contesto e, a loro volta, capaci di influire sull’ambiente naturale e sociale. In questo scenario, gli “anelli di retroazione” o “feedback loop” sono una struttura circolare per la trasmissione dell’informazione volta all’autoregolazione di un sistema.

Un sistema in cui il cibo è il tramite attraverso cui inizia il processo circolare di metabolizzazione della materia e la sua consequenziale trasformazione in energia per la vita. E’ così che una corretta alimentazione, come la qualità del cibo che ingeriamo, se ragioniamo in ottica sistemica, è collegata alla salute dell’ambiente e della società.

Nel libro proponiamo la circolarità come una giusta “dieta” intesa nelle sue accezioni originarie: dal greco diaita (modo di vivere), dal latino dies (giorno) e diaeta (spazio della casa destinato all’accoglienza e alle relazioni), in quanto proprio nell’economia domestica, intesa come insieme di norme per la gestione della casa, la circolarità ha trovato il suo spazio come atto di valorizzazione di ogni parte di un prodotto edibile per ricombinarlo in maniera creativa nel pasto del giorno dopo. Una saggezza circolare, in chiave rigenerativa, contadina, che necessariamente deve essere estesa alla casa in senso allargato rappresentata dall’ambiente e dalla gestione delle risorse naturali.

Di fatto l’uomo é un sistema aperto immerso in dinamiche circolari reali e virtuali. Prendere in prestito questa prospettiva circoalre dalla natura e dire che il nostro modello economico deve emulare tali accorgimenti, rappresenta un passaggio fondamentale per il genere umano”.

Come la società ha “sporcato” il concetto di economia circolare e quali sono i rischi associati?

"La società oggi tende a spostare il problema a valle quando invece la vera questione non deve essere il non sprecare cibo ma agire su una produzione diversa a livello di qualità e quantità. Il vero rischio dell’economia circolare é che diventi “un’economia del rifiuto” in cui ci sia addirittura un’accelerazione dell’obsolescenza programmata degli oggetti per recuperare la materia prima, attivando in questa maniera un meccanismo schizofrenico e non rigenerativo. L’economia circolare é un nuovo modello di produzione e di consumo basato sulle interconnessioni che deve avere come priorità quella di preservare il capitale naturale, ottimizzando la gestione delle materie finite e i flussi rigenerativi di quelle rinnovabili, insieme al prendersi cura del capitale sociale e culturale ovvero di quella conoscenza connessa allo scenario in cui si applica il nuovo approccio.

Non si tratta solamente di gestire un output che deve diventare input per un altro sistema: se l’economia circolare si fermasse a questo tipo di applicazione non staremmo davvero tentando di cambiare il paradigma economico. L’economia circolare non parla infatti solo della gestione dello scarto ma guarda ben oltre: in primis ci invita a tutelare la biosfera, gli ecosistemi connessi, dunque ci porta a ragionare su come generare un benessere diffuso a livello sociale ed infine, adottando un’economia collaborativa, a sviluppare il tessuto economico in base alle peculiarità di un territorio e della collettività (come suggerito dalla torta di Rockström a pag.73).

In secondo luogo, ci suggerisce di preservare la catena del valore delle risorse in un’ottica ciclica, di eco-efficacia ed efficienza.

Infine ci dice che il “system thinking” ovvero il pensare per sistemi, è lo strumento per comprendere l’inscindibilità delle tre sostenibilità, quella economica, sociale ed ambientale. Il system thinking lo si ritrova anche negli SDGs, ovvero una rappresentazione semplificata di una serie di messaggi estremamente complessi. All’interno del libro allochiamo a ciascun caso studio degli SDGs allo scopo di valutare l’intervento in ottica sistemica; prima di descrivere l’azione, illustriamo poi lo scenario per fornire al lettore il contesto nel quale si colloca l’intervento e capirne la possibile portata a livello di impatto”.

Quali sono le parole chiave di questo libro?

“Senza dubbio: capitale naturale, sociale e culturale, ciclicità e sistema ma aggiungerei anche due importanti definizioni che abbiamo voluto dare nel cap.3 e che a nostro parere saranno elementi fondamentali dell’economia circolare: il concetto di qualità di sistema e di comunicazione valoriale di sistema, entrambi strumenti che nascono osservando i processi simbiotici in natura e declinandoli, oltre che a livello industriale anche a livello di simbiosi comunicativa”.

La qualità di sistema e la comunicazione valoriale di sistema sono dunque uno sguardo al futuro?

“Certamente, l’economia circolare é un passaggio verso un’economia di sistema.  Abbiamo voluto fortemente introdurre queste definizioni all’interno del libro poiché, considerando ad esempio che l’ouput di un soggetto nell’economia circolare diventa l’input di un altro, la qualità del prodotto relazionale risulta fondamentale.

L’interdipendenza tra gli attori del sistema si dovrebbe poi tradurre in “simbiosi comunicative” in cui la qualità espressa da un attore influenza la qualità del prodotto di un altro e confluisce in una serie di valori sostenibili che permeano tutta la filiera”.

Come si posiziona l’Italia a livello internazionale sul tema dell’economia circolare?

"Assistiamo a un’esplosione di iniziative. L’economia circolare ha una vicinanza con le dinamiche della natura e con i modi di vivere contadini;  questo é un aspetto che l’Italia ancora sente molto vicino per la forte connotazione e tradizione che ha l’agricoltura nel nostro Paese.

Il nostro contributo a livello internazionale può essere poi davvero rilevante a patto di creare non una competizione tra le parti ma una vera e propria collaborazione”

Per concludere:  la raccolta di casi studio avrà un seguito? Può anticiparci qualche dettaglio?

“L’esperienza del libro non rimarrà fine a se stessa: stiamo infatti lavorando alla creazione di un sito internet su cui far convergere tutte le attività e le realtà che stiamo continuando a monitorare (www.circulareconomyforfood.it).

L’obiettivo é quello di continuare l’indagine per spingere sempre più aziende a diventare protagonisti, per citare le parole di Carlo Petrini  nella prefazione, di quella transizione verso il futuro di cui abbiamo un disperato quanto urgente bisogno”.

 

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